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3 giorni all’Abisko National Park, uno dei migliori posti al mondo per osservare l’Aurora boreale

La Lapponia Svedese è vasta, enorme, piatta, una landa che sembra non avere mai fine. L’ho tagliata tutta a bordo del vecchio treno artico fino a raggiungere le montagne al confine con la Norvegia e sono stato tre giorni all’Abisko National Park. Ho camminato tanto da farmi male ai piedi, di giorno e di notte. Mi sono riempito gli occhi di bellezza e mi sono commosso vivendo la gioia primordiale di camminare solo in mezzo alla natura.

Abisko National Park

L’area intorno ad Abisko è stata dichiarata parco nazionale nei primi del novecento, cosa che fa di questo parco uno dei più vecchi della Svezia. Il parco è tagliato in due dal fiume Abiskojakka, che scorre fino a raggiungere le pareti dal famoso Canyon, uno dei simboli del parco, e sfocia nel lago più grosso di tutta la penisola scandinava, il lago Tornetrask. Abisko è considerato, se non il migliore, uno dei migliori posti al mondo per osservare l’Aurora boreale, ed il motivo, oltre alla latitudine ovviamente, è il suo clima. Qui piove molto raramente e la percentuale delle precipitazioni è una delle più basse di tutta la Svezia, le montagne che circondano la valle creano una sorta di barriera che impedisce alle nuvole di passare e il clima, pur essendo artico, è mitigato dalla vicinanza del mare. Per questo motivo le temperature estive non sono mai troppo calde, così come in inverno non si scende mai sotto i -15°, se non nelle settimane più fredde tra gennaio e febbraio. Il cielo spesso limpido e senza nuvole e altri fattori (un po’ più tecnici) rendono Abisko una delle zone della terra con la più alta probabilità di vedere l’aurora.  A riprova di tutto questo sta il fatto che quest’anno (2018) le nevicate sulle montagne sono state eccezionali, tanto da far esondare il fiume Kalix portandolo molto vicino al suo record storico (ve ne parlo qui), ma ad Abisko, al contrario, le nevicate sono state scarse e la stagione sciistica ne ha risentito.

Uno scorcio delle montagne intorno al parco

Se in inverno l’Aurora è la protagonista indiscussa, in estate il parco diventa un punto di partenza molto popolare per amanti del trekking e dell’avifauna. Il King’s Trail, trekking più lungo e famoso della Svezia (400 Km circa), passa proprio in mezzo al parco, ma senza voler esagerare ci sono parecchi trekking fattibili in giornata che non sono niente male. Oltre a tutto questo l’anello intorno al Canyon, grazie a dei camminamenti in legno, è percorribile anche su sedia a rotelle!

Sui percorsi più brevi. nelle zone paludose sono posizionate delle passerelle per facilitare la camminata.

Pur non sapendone molto di piante mi sono documentato un pochino, scoprendo che la flora presente nel parco è molto interessante ed è possibile trovare piante rare sulle montagne e lungo il fiume. La fauna è altrettanto ricca, per il parco scorrazzano liberi grandi predatori come orsi e linci (difficilissimi se non impossibili da vedere senza piani precisi e appostamenti mirati), ma anche alci, renne, lepri e volpi artiche, ermellini, serpenti e lemming. Non mancano rapaci come aquile reali e grigie, poiane, girifalchi, ma anche pivieri, il piccolo pettazzurro e tutta un’altra miriade di uccelli e uccellini!

Come arrivare all’Abisko National Park

Il parco si trova ovviamente nella Lapponia Svedese, ma è a due passi dal confine norvegese, che dista pochi chilometri in direzione nord. Ovviamente è possibile venirci in macchina o con qualsiasi altro mezzo a motore, ma grazie alla ferrovia costruita per collegare la miniera di Kiruna con il porto di Narvik (in Norvegia), il parco è il più accessibile della Lapponia, e il treno vi porta direttamente ad Abisko. Io per venire qui ho preso un bus da Överkalix (dove vivo al momento in cui scrivo questo post) fino a Gällivare, da dove sono poi saltato sull’Artic circle train. L’artic circle train è un treno che parte da Stoccolma e taglia tutta la Svezia fino a Luleå, per poi proseguire ancora fino a oltrepassare il circolo polare artico, raggiungere Kiruna, passare per Abisko ed arrivare alla fine a Narvik. Su questo treno è possibile prenotare cuccette per dormire ed è presente ovviamente un vagone ristorante. Decisamente un bel modo per spostarsi alternativo al noiosissimo aereo!

A bordo dell’artic circe train

Dove dormire all’Abisko National Park

Le due opzioni più economiche per soggiornare ad Abisko sono l’ Abisko Guest house o l’ostello all’interno del mountain lodge, situato un paio di Km fuori dal paese ma all’interno del parco. Io sono stato alla Guest house, che offre camere singole senza finestre (che non è male visto che è sempre giorno in estate!) ad un prezzo ragionevole, considerando che siamo nel parco più famoso e accessibile di Svezia. Io ho pagato circa 35 euro a notte per una piccola cameretta privata con letto a castello. La struttura offre una cucina piccola ma funzionale, un’area comune con un piccolo divanetto, dei tavoli per mangiare e dei bagni in comune. Ho soggiornato verso la fine di maggio, nella stagione di transizione tra quella invernale e quella estiva, e nella Guest house eravamo praticamente in 4. E’ stato un soggiorno davvero piacevole, ma immagino che se la struttura dovesse essere al completo, potrebbe esserci un po’ di coda per l’utilizzo dei bagni e della piccola cucina, ma è solo una mia supposizione. Dalla Guest House bisogna poi camminare per una ventina di minuti per raggiungere il parco, ma in compenso il supermercato è a due passi. Durante la stagione sia estiva che invernale dovrebbe essere attivo un servizio navetta.

La mia minuscola stanza alla Guest House

La mia esperienza all’Abisko National Park

Come vi dicevo sopra, qui le precipitazioni sono scarsissime, ma ogni tanto piove, e durante la mia permanenza sono stato accompagnato da una pioggerella leggera che ad intermittenza mi ha inumidito per bene, e non è mancata anche la grandine. Probabilmente questo inusuale maltempo è attribuibile principalmente alla sfiga. Avendolo visitato durante questa stagione di transizione tra inverno e estate il parco era praticamente tutto per me, saremo stati in 15 persone in tutto e non ci siamo mai incontrati se non al supermercato. A parte lo svantaggio di aver trovato il centro informazioni chiuso, per il resto sono riuscito a vedere questo parco come piace a me, da solo. Il treno mi ha scaricato alla stazione di Abisko verso le 11 del mattino, ho fatto check in nella mia stanza, fatto la spesa, testato la cucina della guesthouse cucinando dei ravioli pomodoro e basilico niente male, digerito, preparato lo zaino e incamminato verso il parco. Il centro informazioni come detto era chiuso, ma sono fortunatamente riuscito a procurami una mappa al mountain lodge. Per prima cosa ho visitato il canyon, che si trova a pochi passi dal centro informazioni. Francamente non è niente di spettacolare, interessante la storia della galleria scavata artificialmente nella roccia per far passare l’acqua, eliminando la cascata dove scorreva precedentemente per entrare nel canyon, evitando così la costruzione di un ponte per il passaggio della ferrovia.

Questo galleria attraverso la quale passa l’acqua è stata scavata nei primi dei 900. Prima l’acqua scendeva nel canyon creando una cascata che era sicuramente più scenica, ma la galleria ha permesso alla ferrovia di passare dove prima si trovala la cascata.

L’idea era poi quella di seguire il sentiero che costeggia il fiume Abiskojakka e proseguire poi lungo il lago Abeskojavri ma la pioggia ha cambiato i miei piani e ho deciso di non allontanarmi troppo. Ho comunque raggiunto il lago attraverso un sentiero che taglia un bosco di betulle e sono poi tornato indietro fino al piccolo laghetto Njakajaure ancora ghiacciato, dopodiché ho vagato per la foresta, scattando qualche foto qua e là. Quando mi sono reso conto che la pioggia non era intenzionata a smettere sono tornato alla guesthouse.

Il lago Njakajaure

Mt. Njulla

Avevo calcolato che la salita al monte Njulla mi avrebbe portato via non più di 3 ore, considerando un paio di tappe per scattare delle foto ai rapaci che immaginavo di poter incontrare lungo la salita. In realtà per via del fortissimo vento che ho incontrato una volta raggiunta la Sky station a circa 900 metri di altezza, ci ho messo molto di più. Il vento ad un certo punto era così forte da rendermi difficoltoso lo stare in piedi, e sinceramente ho pensato un paio di volte di rinunciare, ma ho continuato fino alla cima. Anche se stiamo parlando di un monte che non raggiunge neanche i 1.200 mt (1.169 per l’esattezza) la mia scalata alla cima ha assunto nella mia testa lo status di grande impresa.

Abisko Sky Station. Molto popolare d’inverno per vedere l’aurora boreale

Va detto che salire oltre i 1.000 mt a queste latitudini significa, per via del clima artico, ritrovarsi davanti ad un paesaggio che nelle alpi troveremmo ad altezze ben maggiori. Sembra di stare a 3.000 mt! La vegetazione scompare completamente, la temperature si abbassano e si finisce a camminare su pietraie brulle coperte da licheni e erba gialla bruciata dal sole. Durante la salita sopra la mia testa volava senza sosta una curiosissima coppia di poiane calzate, ed è stata un esperienza unica essere scortato da questi splendidi animali fino alla cima. Stavano li, a giocare con il forte vento e le sue correnti, si allontanavano e dopo poco tornavano curiose, guardandomi ,allungando il collo senza nessuna vergogna ne ritegno.

Poiana calzata

Più volte mi sono sdraiato a terra o dietro qualche roccia per ripararmi dalle raffiche di vento che soffiava senza pietà. Il vento in montagna, quando è davvero forte è come una campana di vetro, ti isola, non ci sono più suoni, nessun rumore, solo il ruggito del vento. Dalla cima del monte Njulla si gode di una vista eccezionale sul lago Tornetrask e su tutto il parco. In piena stagione turistica è possibile raggiungere la stazione a 900 mt con la seggiovia e percorrere soltanto gli ultimi 300 mt circa di dislivello, ma che gusto c’è?

In cima al monte Njulla
I sentieri nel parco sono molto ben segnalati
Il Canyon
Sky station. Ve la immaginate l’Aurora boreale vista da qui?!?
Scorcio dal fiume
Arcobaleno durante la discesa dal monte Nulla, dopo la grandine.
I lunghi sentieri attraverso i silenziosi boschi di betulle
La seggiovia che porta alla Sky station
Claudio
Fotografo, VideoMaker e batterista fallito. Vivo in costante movimento spostandomi da un posto all’altro senza avere ancora mai trovato il mio di posto. Ho vissuto e lavorato in Australia, Nuova Zelanda, Slovacchia, Italia e Islanda.  Amo viaggiare in moto nel sud-est asiatico, il caffè con la grappa e le lunghe passeggiate in montagna.

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