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6 anni di viaggi – Ecco perché ne siamo dipendenti. 

Aveva appena iniziato a nevicare, fiocchi soffici e grossi cadevano nella notte e le orme già si formavano dietro di me a ogni passo che facevo verso la casa di Claudio. Era la notte prima della partenza ed eravamo entrambi agitati. Sarebbe stato il nostro primo vero lungo viaggio dall’altra parte del mondo, partivamo con l’idea di non tornare e l’emozione si faceva sentire. La mattina seguente una serie di voli ci avrebbero portati in poco meno di 24 ore in Australia, dopo la Nuova Zelanda, il posto più lontano dove potessimo andare. Sono passati 6 anni da quel giorno, ma me lo ricordo come se fosse ieri e non c’è giorno che io non pensi a come quel viaggio abbia completamente cambiato le nostre vite.

I due anni nella terra dei canguri sono volati via così velocemente che non me ne sono quasi neanche accorta. Eppure con malinconia ogni tanto riguardo le vecchie foto e mi viene in mente quella ragazza con i capelli un po’ più corti, insieme a quel ragazzo senza barba, che partivano, senza quasi neanche sapere il perché, verso un qualcosa che era più un idea diversa di vita che un luogo. Siamo partiti verso un altro pianeta che pareva cosi lontano e quasi irraggiungibile. La maggior parte delle persone non capiva perché volevamo andare in Australia, e probabilmente a quei tempi, non lo sapevamo neanche noi! Sentivamo solo quella sensazione di irrequietezza che non ci abbandonava mai, non ci piaceva stare dov’eravamo e la noia era scesa ormai come una nebbia perenne a coprire le vite che facevamo.

L’Australia è senza dubbio un altro mondo, un altro modo di vivere e di essere. Con i suoi pro e i suoi contro, ci ha affascinato e ci ha regalato il via per una nuova vita. Ci ha insegnato che tutto si può fare se lo si vuole e che le distanze non sono un problema se si decide come e con chi percorrerle. Il mondo non è poi così grande, ma allo stesso tempo ci sono così tante cose da fare e da scoprire che le possibilità sono virtualmente infinite. 
Alla fine sono passati due anni, due anni felici sotto l’enorme cielo blu australiano, due anni nei quali abbiamo deciso che volevamo viaggiare e che quel viaggio era appena l’inizio. 

Lo abbiamo capito il giorno in cui abbiamo chiesto lo sponsor al nostro capo (ottenere la sponsorship è il modo più comune per stare in Australia a vivere). All’emozione della domanda è subito seguita la paura della risposta, il timore che lui dicesse si. Il ritorno dal lavoro è stato un lunghissimo silenzio e non sono servite parole per rendersi conto che una risposta dentro di noi l’avevamo già. Non lo sapevamo, ma non eravamo partiti per andare dall’altra parte del mondo e fermarci.
E’ strano da dire, ma essere partiti quel 10 gennaio 2013 ci ha dato fondamentalmente la possibilità di cambiare drasticamente il nostro punto di vista, di vedere tutto da un angolazione diversa. Abbiamo realizzato che ci sono davvero molte più strade percorribili di quelle che ci vengono messe davanti ad un certo punto della vita. Detto così sembra la solita frasetta buttata giù un pò a caso, ma in realtà, incredibilmente, le strade sono diventate un pò più faticose da scegliere. 

Mi spiego meglio.
Quelli che per noi erano problemi importanti, ad un certo punto sono svaniti nel nulla.
I problemi di tutti i giorni hanno cessato di esistere, perché ne avevamo altri. Non so dire se migliori o peggiori, sicuramente diversi. Ad un certo punto ti rendi conto di aver visitato solamente una piccolissima porzione del pianeta, di aver una miriade di esperienze di vita che potresti fare e che potenzialmente potresti vivere un pò ovunque.
Beh, può quasi diventare un problema quando le scelte sono troppe…diventa difficile scegliere, no?

Il campo visivo che hai determina i tuoi problemi, così come li determinano quello che possiedi e come vivi. I problemi di una vita in movimento sono differenti dai problemi di una vita sedentaria, in viaggio si hanno problemi diversi da quelli che si hanno a casa, o forse sono sempre un pò li stessi ma cambia il modo di affrontarli. Certo è che lontano da un ambiente amico, dove hai molti agganci e connessioni, come può essere la città in cui sei nato, le cose te le devi sbrigare da solo.  Cambia l’approccio alla risoluzione dei problemi, anche piccoli, della vita di tutti i giorni. Il viaggio non è per forza uno spostamento fisico, ma il viaggio è lo sconosciuto, è la paura, è andarle incontro e affrontarla in una qualsiasi esperienza nuova di vita, non per forza in movimento. 
Questo è quello che mi hanno insegnato per ora questi 6 anni di viaggi. 

Affrontare le paure crea una sorta di dipendenza, andare incontro a ciò che non conosciamo nutre il nostro spirito, crea adrenalina, eccitazione, è un generatore di belle sensazioni. E anche se non dovremmo mai avere aspettative, nella realtà dei fatti le abbiamo sempre, e se le cose non vanno come si pensava allora bisogna provare a raddrizzarle, risolvendo i problemi. Il bello è che essendo tutto nuovo non sappiamo come fare, e tutto questo è il succo del viaggio inteso come esperienza. Il viaggio non è mai una vacanza, una vacanza è una vacanza, ma non è un viaggio. I problemi in viaggio sono diversi da quelli che si hanno in un posto conosciuto e sicuro che possiamo chiamare casa. I problemi in viaggio ti stimolano a metterti in gioco, a crescere, a pensare, a conoscerti, ad odiarti e ad amarti. 
Ecco perché ne siamo dipendenti. 

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In un mondo dove tutto è oscurato, dove ci insegnano solo quello che ci vogliono insegnare, noi viaggiamo per essere liberi, liberi di aprire gli occhi, liberi di usare la nostra mente, liberi di conoscere tutto ciò che è vero, tutto ciò che esiste.

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