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Come si viveva una volta in Lapponia – Una chiaccherata con Christina

Vivere in Lapponia

Sono quasi le 10 di sera, passeggio ai bordi della statale e mi godo i colori pastello del cielo di uno dei miei primi lunghi tramonti nordici.
E’ una delle prime sere che passo a Svartbyn, piccola frazione di Overkalix, nel cuore della lapponia svedese.
Passeggio senza fretta lungo la linea di demarcazione tra le 2 corsie, spostandomi a bordo strada solo quando da lontano compare qualche solitaria macchina in lontananza. Le temperature sono ancora vicine allo zero, ho addosso un paio di maglioni, un grosso pile nero con cappuccio e un cuffiettone di lana in testa.
Sto scattando qualche foto quando mi suona il telefono, dall’altra parte c’è Oskar, il ragazzo che mi ospita “Che cazzo fai in mezzo alla strada? Torna a casa che stai spaventando il vicinato!”
Una volta a casa scopro che la signora che vive da sola poco distante da casa nostra ha fatto un giro di chiamate, chiamando praticamente tutto il vicinato, chiedendo se qualcun altro avesse visto passare un tipo strano e sospetto in mezzo alla strada vestito di nero.
Dopo essere stata rassicurata da Oskar che le ha spiegato chi ero, che stavo da lui, e che quella nella mia mano era una camera e non un arma, ho rimediato un’invito per un caffè e dei biscotti a casa sua il giorno dopo.
Così ho conosciuto Christina, la simpatica signora con la quale in questo mese e mezzo a Svartbyn ho stretto una bella amicizia.
Ora l’estate è esplosa e la lapponia svedese è un trionfo di natura e colori. Io e Christina stiamo avendo del Fika (caffe e biscotti) sotto la bella veranda di casa sua, scaldati dal potentissimo sole delle 3 del pomeriggio.
Le chiedo di parlarmi un po della sua infanzia e di come fosse la vita qui una volta.

Överkalix – Lapponia Svedese

Infanzia

Io sono nata qui.
Mio padre, proprio come aveva fatto mio nonno, si occupava di casa nostra, della farm e degli animali.
In inverno stava nella foresta, tagliava gli alberi, aveva un cavallo con attaccato un carretto, e con quello portava i grossi tronchi degli alberi giù fino al fiume. Il fiume in pieno inverno ovviamente è ghiacciato, perciò si aspettava il disgelo e poi si buttavano gli alberi nel fiume. A quel tempo era il fiume ad occuparsi del trasporto e i tronchi galleggiavano fino giù a Kalix, dove c’era la segheria, questo era il sistema.
Non tutti avevano un cavallo, avere il cavallo era una piccola fortuna, quindi mio padre lavorava anche per altri, facendosi pagare ovviamente, trasportando i tronchi giù al fiume per altre persone. In estate mio padre lavorava nelle costruzioni, l’estate era il periodo buono per costruire (come oggi del resto). Mio padre era un bravo costruttore. E’ stato lui a costruire la vecchia chiesa di Overkalix, ma non quella che vedi oggi.
Poi c’era il lavoro con gli animali, mia madre lo aiutava molto con gli animali, perché spesso lui doveva dormire fuori per lavoro, in estate. Avevamo mucche, maiali, cavalli, cani e gatti
Mia madre lavorava, che era una cosa abbastanza speciale per l’epoca. Lei cucinava nella scuola, era la cuoca.
Io andavo a scuola, eravamo 225 bambini nella scuola, dalla 1 alla 6 classe.

Christina (Dx) con sua sorella davanti alla casa dove hanno passato la loro infanzia

Fin da bambina, con mia sorella che è più piccola di me, aiutavamo nella fattoria, mungendo le mucche, tagliando il prato e tutti i piccoli lavoretti che c’erano da fare in estate, che erano tanti. Guido i trattori da quando ho 12 anni!
Quando i miei amici si divertivano d’estate nel fiume io ero qui a curare gli animali!! Era proprio un sacco di lavoro!
Io passavo tanto tempo con mio padre, ero sempre con mio padre, mi ha insegnato un sacco di cose. E quando il trattore si rompeva io ero quella che gli passava gli attrezzi mentre lui lo aggiustava, conosco ancora il nome di ogni attrezzo, cacciavite, chiavi, sono come un meccanico!

Museo dei trattori di Överkalix. Christina sul trattore che tante volte ha riparato con suo padre.

Cibo

Abbiamo sempre avuto cibo sul tavolo. Avevamo carne, latte, burro, c’era sempre cibo.
Non per tutti era così, noi avevamo una buona situazione con la fattoria e mio padre guadagnava bene col cavallo in inverno.
Mia madre lavorava, quindi guadagnava, ma molte donne stavano a casa con i bambini, tanti bambini. Noi eravamo solo 2, io e mia sorella, quindi il cibo non era un problema per noi.
I miei genitori spesso davano il cibo ai vicini, carne o formaggio, cose così.

Inverno

In inverno sciavamo, facevamo delle rampe nella foresta o sulla discesa qui dietro casa mia. Venivamo giù veloci tra gli alberi! Spesso dovevo buttarmi a terra per non schiantarmi (ride)
Poi giocavamo, anche a calcio, nella neve non era un problema!
Noi avevamo un giardino così grande che molto spesso i miei amici venivano qui a giocare.
Avevamo buoni vestiti, mio padre era sempre spaventato che io morissi congelata!!
Quando andavo a vedere un film il venerdì sera in città mi diceva sempre di mettermi il cappello gigante di lana e tutti i vestiti pesanti, allora io uscivo così e poi appena non mi vedeva più mi levavo tutte quelle cose! Perché volevo essere carina, e mi ero fatta i capelli magari e non volevo tenere in testa il cuffione di lana!
Però si, qualche volta forse ho rischiato davvero di rimanere congelata!

Il camino/forno nella vecchia casa di famiglia. Questo era il fulcro delle vecchie case Svedesi, a Sx il forno a legna e a Dx il camino.

Vita Adulta

Come ti dicevo eravamo 225 bambini nella scuola, dalla 1 alla 6 classe. Dopo 6 anni sono andata alla scuola secondaria che però non era qui a Svaertbyn, era a Overkalix e c’era un bus che ci veniva a prendere tutti i giorni. Poi sono andata alle scuole superiori, 2 anni, seguendo un po le orme di mia madre. Volevo essere un’insegnante di cucina, sono andata a Stoccolma 2 anni a studiare e li sono rimasta.
Ho vissuto quasi tutta la mia vita a Stoccolma, da quando avevo 18 anni fino ad un paio di anni fa quando sono tornata qui. Ero a capo delle cucine di 47 scuole, un bel po di lavoro. Ero sposata con mio marito, 46 anni siamo stati assieme e poi lui è morto nel 2015 per via di un cancro.

Meglio Stoccolma o la Lapponia?

Qui l’aria è fresca, la neve è bianca, non nera. L’acqua… qui c’è un sacco di acqua, si scia d’inverno, d’estate la natura è così bella, non c è traffico! Io amo il nord della Svezia!
Molto svedesi non sono mai stati qui al nord. La gente della città è un po chiusa, qui il senso di comunità è molto più forte.
(guarda fuori la luce abbagliante delle 3 del pomeriggio) E poi tutta questa luce fa bene al cervello!

Nella foto al centro i genitori di Christina

Luce

Il cervello si adatta alla luce. Al mattino quando è estate non sono mai stanca, anche se mi sveglio alle 5 di mattina. A volte mi sveglio presto e sto nel letto, poi magari dormo ancora un oretta o magari no, ma sono sempre felice quando mi alzo e mai stanca, anche quando capita che vado a dormire tardi e mi sveglio presto. Penso che il cervello si aggiusti e si regoli su questa situazione di luce, in estate sento che ho meno bisogno di dormire, dormo meno ore, ma è un processo naturale e non una cosa forzata. In inverno posso dormire a lungo al mattino, mi sento più pigra. Però anche l’inverno è bello, si mettono candele un po dappertutto, luci calde, si crea un po l’atmosfera! In estate si lavora tanto, si taglia il prato, si sistemano tutte le cose, l’estate è un periodo molto produttivo e quando arriva l’inverno è bello, l’inverno è il tempo del riposo! Quando arriva l’autunno le giornate si accorciano, c’è il rumore della pioggia che batte sul tetto, è bello, rilassante. Poi arriva la neve, tutto si copre di un soffice velo bianco, è proprio bello!
In inverno scrivo, scrivo il mio libro. Sto scrivendo un libro sulla storia di Svartbyn, è un lavoro lungo, racconto la storia di tutti quelli che qui abitano, dei loro genitori, vado a casa della gente, predo appunti. Spero per dicembre di quest’anno di finirlo! Sai, durante il lungo inverno ti serve un hobby, per passare il tempo. E poi si vanno a trovare gli amici, si sta in casa a bere caffè e mangiare biscotti, vado a trovare i mie cugini a Lulea, sinceramente il lungo inverno a me nn dispiace affatto!

Rimaniamo così sulla veranda a chiacchierare ancora un po, il discorso si sposta su di me, le racconto dei miei viaggi, dell’Italia e della mia vita.
Sotto il sole caldo di un pomeriggio Svedese un ragazzo italiano ed una signora svedese si raccontano a vicenda delle storie.
Piccole storie di vita.
Il bello del viaggiare.

Claudio
Fotografo, VideoMaker e batterista fallito. Vivo in costante movimento spostandomi da un posto all’altro senza avere ancora mai trovato il mio di posto. Ho vissuto e lavorato in Australia, Nuova Zelanda, Slovacchia, Italia e Islanda.  Amo viaggiare in moto nel sud-est asiatico, il caffè con la grappa e le lunghe passeggiate in montagna.

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