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Da solo ad Angkor Wat all’alba, uno di quei momenti per cui vale la pena vivere

 

Sono le 5 del mattino, sto pedalando tra le strade di una Siem Reap sonnachiosa e priva del suo consueto e folle traffico impazzito. L’aria è fresca.

Imbocco la strada che conduce ai templi di Angkor. Sul ciglio della strada poco illuminata si lavora per allestire le tristi bancarelle tutte uguali che venderanno per tutto il giorno bibite fresche e frutta.

L’idea è quella di andare a vedere lo splendore del sole che spunta dalle spalle di Angkor Wat, uno spettacolo notevole.
Sulla strada per il tempio vengo sorpassato da una infinità di Tuk Tuk carichi di turisti assonnati e quando finalmente inizio a fiancheggiare l’imponente fossato che circonda l’Angkor wat mi rendo conto che dovrò cambiare programma.
Sapevo che ci sarebbe stata un pò di gente, ma mai avrei immaginato una cosa del genere. L’entrata è imballata che nenache in barriera a milano alle sette di mattina, il vociare è altissimo, Tuk Tuk rombanti ovunque, i soliti gruppi organizzati di giapponesi si raggruppano chiamandosi a gran voce e per me la decisione è scontata. Tiro dritto. Via di qui. Subito.

Ho già provato questa esperienza da altre parti e mi sono ripromesso di non ripeterla mai più.
Ho visto per esempio un gigantesco sole tramontare dietro i dodici apostoli in australia, spettacolo da mozzare il fiato, ma che ho dovuto condividere con 300 persone, vocianti, maleducate, invasate, pronte a passarti sopra la testa per uno scatto al momento giusto.
Cosa mi ha lasciato la cosa? Delle belle foto. Un pò di nervoso. Niente di più.
Sembra assurdo ma è quasi meglio vederlo in foto.
Guardare il sole sorgere o tramontare è sempre uno spettacolo. Lo è sempre stato. Il sole è vita, per tutti i popoli, in ogni cultura, dai tempi dei tempi il sole è sempre stato venerato perchè senza il sole nulla sarebbe possibile. Se si spegnesse anche solo per qualche ora saremmo tutti morti. Vederlo nascere, grosso e rosso, in posti magici e carichi di energia come questo è impagabile.
Ma ci vuole silenzio per ascoltare.
Bisogna essere soli.
Altrimenti si vede, ma non si sente niente.

Appena supero Angkor Wat mi ritrovo solo e al buio. Faccio per accendere la torcia frontale e mi rimane il tastino dell’accensione in mano. Procedo in solitaria e completamente avvolto dalle tenebre. Dopo poco gli occhi si abituano al buio ed io inizio a vedere quello che con la luce della torcia non vedevo.
Sopra di me il cielo è colmo di stelle, la mezza luna è ancora alta nel cielo e illumina debolmente la strada circondata dalla foresta. Al buio i suoni si amplificano, ci si fà più caso, si smette di sentire e si inizia ad ascoltare.
L’immensa porta Sud della città fortificata di Angkor Thom mi compare davanti cogliendomi di sorpresa. Nel buio della notte sembra ancora più grande, gigantesca, imponente.
La attraverso con un pò di timore osservato dalla enorme faccia di buddha che dall’alto, sorridente, mi guarda senza dire una parola.

Pedalo con calma, il tempo non esiste più, sono da solo nel centro dell’antico regno di Angkor, sono tornato indietro nel tempo, sono in una sorta di trance e mi muovo al rallentatore.
Appoggio la bici ad un albero, davanti a me si staglia la torre di Bayon ancora avvolta nel nero mantello della notte e io mi dirigo come ipnotizzato verso di lei. Avvicinandomi all’entrata vedo all’interno, nella penombra, la figura di un uomo seduto nella posizione del loto. Sembra assorto nella meditazione, mi avvicino sempre più e solo a pochi passi da lui mi rendo conto essere in realtà una statua del buddha.
Congiungo le mani e appoggio i pollici alla fronte in segno di saluto e rispetto, è la prima volta che lo faccio e mi viene assolutamente naturale.
Chiedo il permesso ad entrare. Sto un pò così e sento un brivido risalirmi la spina dorsale.
Come guidato da una forza esterna mi dirigo in cima alla struttura che sta alla sinistra del cortile entrando da nord, mi siedo sulle pietre ancora fresche e guardo il cielo che inizia a schiarirsi.

E’ quel momento magico in cui il giorno incontra la notte, quando la luna è ancora alta nel cielo, si vedono ancora le stelle ed il sole inizia timidamente a rischiarare il cielo. Per gli indiani questo è il momento migliore per la meditazione, una terra di nessuno tra il giorno e la notte.
Sono completamente solo in questo posto magico, Bayon, la torre un tempo completamente ricoperta d’oro al centro di Angkor Thom, ed è tutto mio, solo mio. Questo momento è solo mio ed è uno di quei momenti per cui vale la pena vivere.
Penso a me, a quello che sono, penso che sono felice. Poi i pensieri mi si sciolgono nella testa e non rimane più nulla.

E sono felice.
Ora. Adesso.
Felice.

 

QUALCHE FOTO DEI TEMPLI

 

Claudio
Fotografo, VideoMaker e batterista fallito. Vivo in costante movimento spostandomi da un posto all’altro senza avere ancora mai trovato il mio di posto. Ho vissuto e lavorato in Australia, Nuova Zelanda, Slovacchia, Italia e Islanda.  Amo viaggiare in moto nel sud-est asiatico, il caffè con la grappa e le lunghe passeggiate in montagna.

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