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Dall’Islanda all’Italia via terra – Un viaggio lento

Viaggiare dall’Islanda alI’Italia via terra senza prendere aerei non è una cosa che avevamo programmato, è semplicemente capitata.
Prendere gli aerei è comodo e spesso più economico, ma viaggiare lentamente su ruote o in nave è sicuramente un modo più naturale e meno traumatico di spostarsi.
I tempi di viaggio si dilatano, la gente, i panorami e il clima cambiano lentamente, lasciandoci il tempo di metabolizzare ed elaborare i cambiamenti.

Dall’Islanda alle isole Faroe

Il fatto di aver passato l’inverno a Seydisfjordur, porto islandese in cui arriva e parte la nave che collega l’Islanda all’Europa, ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale in questa storia.
Vederla li ormeggiata ogni settimana per un paio di giorni ha fatto si che per noi fosse molto più semplice ed economico saltarci su e navigare fino alle Isole Faroe piuttosto che raggiungere il vicino aeroporto di Egilsstadir per prendere uno dei carissimi voli interni che la collegano alla capitale Reykjavik.

La Nörrona ormeggiata a Seydisfjordur

Il mio rapporto con il mare è contrastante. Vista dalla riva, questa enorme distesa di acqua salata mi rilassa, mi mette di buon umore e mi stimola i pensieri, ma starci nel mezzo su una enorme vasca da bagno di metallo galleggiante non mi lascia troppo tranquillo. Oltre a questo il mare del nord non è esattamente uno dei più calmi, la nave si muove così tanto che a bordo è difficile camminare dritti e nel caso si soffra di mal di mare l’esperienza potrebbe non essere molto piacevole..
Una volta preso il ritmo comunque il dondolio della barca diventa ipnotico e rilassante.
A causa di una tempesta prevista per il giorno dopo, l’orario di partenza della barca è stato anticipato di parecchie ore, ed è stato un vero e propio colpo di fortuna che mi ha permesso di godermi un rarissimo pomeriggio di sole invernale dal ponte superiore, guardando scorrere via il fiordo dove abbiamo vissuto per mesi, e poi l’Islanda, che lentamente è scomparsa all’orizzonte.
La notte è passata via veloce fino a quando una voce metallica che mi comunicava di essere arrivato a Torshavn, la capitale delle isole Faroe, mi ha svegliato.
(Se volete saperne di più, raccontiamo dettagliatamente il nostro viaggio in barca dall’Islanda alla Danimarca in questo post, dove trovate anche prezzi e tutto il resto)

La scia della Nörrona e l’Islanda che si allontana solo sfondo

Isole Faroe

Alle Isole Faroe sono arrivato prima dell’alba, in una bella ma fredda giornata invernale. Dalla barca sono sceso da solo, in quanto unico dei pochi passeggeri a fare tappa lì, e camminando per le strade ancora addormentate di Torshavn la prima cosa che ho notato è stata la mancanza di quel ghiaccio perenne e insidioso che ricopre praticamente ogni cosa a Seydisfjordur in inverno. Con grande piacere ho constatato che i Faroesi utilizzano il sale, lo buttano sui marciapiedi e sulle strade, il che rende il camminare decisamente più facile rispetto all’Islanda. Non è che gli Islandesi non lo sanno che esiste il sale, ma probabilmente ad un certo punto hanno capito che quella contro il ghiaccio era una guerra che non avrebbero mai potuto vincere, e si sono quindi serenamente rassegnati. Molto più facile montare gomme chiodate e comprare scarpe adatte che passare la vita a togliere neve e ghiaccio.
La Vale, che era dovuta tornare a casa per problemi personali mi ha raggiunto in aereo e su queste isole dalla bellezza irreale siamo stati due settimane, abbiamo vissuto da una famiglia del posto e le abbiamo girate con calma. Vi raccontiamo questa esperienza qui.

Isole faroe, Vestmanna. Il nostro primo giorno

Dalle Isole Faroe alla Danimarca

Per andare in Danimarca abbiamo preso la stessa barca che avevo preso dall’Islanda.
Il mare per le prime 12 delle 36 ore totali del viaggio è stato veramente turbolento e sia io che la Vale abbiamo avuto momenti complicati, soprattutto le prime ore di viaggio, quando corpo e mente si devono ancora abituare all’incessante dondolio della barca, ma grazie a differenti tecniche (io mangiando insensate dosi di noccioline salatissime e la Vale perdendosi con sguardo catatonico in una sorta di meditazione trascendentale) abbiamo entrambi superato i momenti di debolezza.
Fuori dai finestrini il mare che circonda la nave è di un blu scuro, profondo, e sembra non finire mai, lo sguardo si perde nel flusso incessante delle onde, i pensieri scorrono nella testa senza sosta. Ogni tanto dal mezzo del mare spuntano strutture metalliche spettrali, che presumo essere stazioni di estrazione, luoghi strani e misteriosi.

Le strutture spettrali che si ergono dal mezzo del mare

Le ore scorrono lente e questi due giorni in barca sono un prezioso momento di stacco da tutto, rovinati purtroppo dalla massa di ragazzini ubriachi che scorrazzano per la nave a causa di una crociera maledetta che si tiene una volta all’anno e che abbiamo avuto l’incredibile sfortuna coincidesse con il nostro viaggio.
Normalmente in inverno questa è più che altro una nave cargo, basti pensare che nel tratto tra Islanda e Faroe eravamo in meno di 50 su una nave con una capienza di circa 1400 posti.

Il mare, immenso, fuori dalla finestra del ristorante principale.

Danimarca

Hirtshals è il porto dove attracca la Nörrona nell’estremo nord della Danimarca.
E’ un porto commerciale, non ha niente di turistico, è in espansione, ci sono mezzi pesanti sparsi qua e la, transenne, cemento grigio sferzato da un vento gelato e sabbia. Si percepisce il fatto che quello è uno spazio che è stato rubato al mare e si percepisce di aver cambiato completamente situazione, dalle tranquille distese di ghiaccio dell’Islanda, alle verdi montagne spruzzate di neve delle Faroe, ci si ritrova sbalzati in un grigio e freddo porto della Danimarca. I camion ci passano di fianco mentre camminiamo zaino in spalla verso la stazione dei treni che dista un paio di chilometri e come ogni volta che entro in un nuovo paese sono felice, ma anche triste perché il nord mi ha folgorato, è stato un colpo di fulmine e mi spiace lasciarlo.
Il treno è il mezzo più comodo per spostarsi in Danimarca, il servizio è impeccabile, i treni sempre in orario, puliti, e prese di corrente ad ogni sedile. Le stazioni sono completamente automatizzate e senza personale, il biglietto va fatto alle macchinette e ci abbiamo messo qualche minuto a capire cosa diavolo dovessimo fare e quale biglietto prendere. Solo nelle grandi stazioni è possibile a volte acquistare i biglietti anche dai 7eleven (piccoli supermercati).
Una cosa da considerare e che non sapevamo dei treni in Danimarca è che i prezzi dei biglietti variano in modo del tutto simili a quelli degli aerei, aumentando esponenzialmente più ci si avvicina alle date del viaggio e quindi prendendoli il giorno stesso abbiamo speso molto di più che se li avessimo prenotati prima.
Dopo i mesi passati in due dei paesi più scenicamente spettacolari dell’europa, il panorama che scorre dai finestrini del treno che ci sta portando all’estremo sud del paese, tagliandolo tutto per lungo, è miserabile. Piatto, un orizzonte piatto, campi e alberi addormentati nel loro triste letargo invernale, qualche casa qua e la e niente più.
Dopo un po ci rendiamo conto che gli alberi era un bel po che non li vedevamo, perché sia Islanda che isole Faroe ne sono praticamente sprovvisti.
In Danimarca abbiamo passato un mese, stando prima in una farm gestita da una coppia di gentilissimi danesi che abbiamo aiutato con qualche lavoretto e un servizio fotografico in cambio di vitto e alloggio. Poi ci siamo spostati a Lolland, isola sempre nel sud della Danimarca dove siamo stati una decina di giorni (troppo pochi!) a Lolland Happylife, una casa che è molto più di una casa, gestita da una fantastica coppia di anime Norvegesi trasferitesi in Danimarca da poco.
Due persone speciali, che ci hanno accolti nel modo migliore possibile, facendoci sentire subito a casa e a nostro agio.
Due persone che molti chiamerebbero sognatori, gente che crede davvero che sia possibile vivere in maniera più sostenibile e equa, dividendo risorse e energie in parti uguali al solo fine di migliorare la vita di tutti. Gente che tra gli schemi di questa nostra società odierna, basata quasi solo ed esclusivamente su interessi economici, non riesce proprio a starci, e cerca nuove vie.
Se volete saperne di più vi raccontiamo un po’ della nostra esperienza danese in questi due post 12

La Vale su uno dei tanti treni che abbiamo preso per girare la Danimarca

Dalla Danimarca alla Germania

Ad un certo punto della nostra permanenza danese ci siamo resi conto di non aver acquistato nessun biglietto per tornare a casa. In realtà solitamente i voli Milano-Copenaghen sono abbastanza economici (si aggirano sui 30 euro con bagaglio a mano) e non ci abbiamo badato troppo, così che quando abbiamo deciso di comprarli (2 gg prima della data in cui avremmo dovuto indicativamente essere a casa) i prezzi erano ormai lievitati.
Abbiamo valutato così altre opzioni più alla portata ed abbiamo trovato questo Flixbus che partiva da Amburgo e lo abbiamo prenotato. A questo punto non ci restava che andare ad Amburgo.
Un freddissimo giorno di metà marzo abbiamo così salutato gli amici di Lolland e siamo saliti su un treno diretto in Germania. Il treno, pur partendo da Rødbyhavn (Danimarca) è gestito da Deutsche Bahn, la compagnia che gestisce i treni in Germania, e lo abbiamo prenotato tramite il loro sito.
Quello che inizialmente ci ha lasciati interdetti è il fatto che a separare la Danimarca dalla Germania sia un tratto di mare, che per quanto stretto, non è comunque una cosa che ti aspetti un treno possa percorrere. Ed infatti alla stazione si sale sul treno che a sua volta sale su di un grosso battello. Una volta sul battello si viene fatti scendere dal treno e si sale al piano superiore della barca dove ci sono un paio di ristoranti, qualche negozietto, un piccolo ponte ed un area comune dove potersi sedere. Ovviamente il mare è terribilmente mosso e la barca decisamente meno stabilizzata della Nörrona. Questa volta ad aiutarmi non c’erano le mie fide noccioline salate ed ho così dovuto chiudermi anche io come la Vale in una sorta di meditazione catatonica per i primi dieci minuti di viaggio.
Poi siamo saliti di nuovo tutti sul treno e siamo arrivati ad Amburgo.
Amburgo è la seconda più grande città della Germania, e dopo tutti questi mesi passati tra piccoli paesini abitati da poche e schive persone il caos e la fretta della città ci hanno colpito. La gente di corsa nella metro, i tossici, i turisti ubriachi, le puttane, le macchine, l’aria sporca, tutte cose che non è che ti dimentichi, però ti disabitui. 
In ogni caso Amburgo è una bella città, viva, il quartiere di S.Pauli è una figata, e poi tornare a poter mangiare e bere con pochi euro è stata una gioia. Una vera gioia.
 Gioia rovinata da un freddo umido e penetrante accompagnato da un vento gelato che ti entra nelle ossa.
La nostra esperienza ad Amburgo ve la raccontiamo qui

Claudio, nei pressi del porto di Amburgo. Poco dopo ci siamo mangiati un panino con l’aringa che non dimenticheremo facilmente

Da Amburgo a Milano

La prima nostra esperienza con Flixbus è stata questa, da Amburgo a Milano, e dobbiamo dire che non è stata delle migliori.
Noi non siamo tipi abituati a grandi comodità però sinceramente ci aspettavamo che il bus fosse un pelo più attrezzato, ma in realtà era il classico bus scomodo e un po sfasciato tipo quelli da gita scolastica, neanche il bagno funzionava.
A nostro modo di vedere l’organizzazione poteva essere migliore, ad esempio, se possiamo dare un consiglio, il fatto che i posti non siano assegnati crea la classica confusione frenetica dove tutti si accalcano sgomitando verso le porte del bus nel disperato tentativo di accaparrarsi i posti migliori. La triste verità e che poi di posti davvero migliori non ce ne sono e il viaggio è stato scomodo per tutti. Venti ore col culo schiacciato sullo scomodo sedile di un bus non possono essere piacevoli, le gambe si atrofizzano in fretta, la testa cade a destra e sinistra ogni volta che ti addormenti e l’autista annuncia ogni fermata con la sua voce metallica che esce a volume francamente esagerato dagli altoparlanti. Il tutto aggravato dal fatto che la lingua parlata è il tedesco. Per qualche ragione non ci siamo fermati ad Hannover fino a che tutti quelli che dovevano scendere lì si sono resi conto che avevamo superato la città da un pezzo e siamo quindi dovuti tornare indietro a fare scendere i poveretti perdendo un ora. Poi ha iniziato a nevicare e questo ha rallentato ulteriormente la già lentissima corsa del bus, flagellata peraltro dalle continue fermate dovute alla mancanza del bagno a bordo. Unica nota positiva la connessione internet sul bus (limitata a 150 mb al giorno) e la presa di corrente sotto il sedile.

Una volta a Milano un treno ci ha portato a Novara, casa nostra, tappa finale di questo lungo e bellissimo viaggio attraverso l’Europa.

La Germania che scorre fuori dal finestrino. Il sud, con le sue foreste, è davvero bellissimo

I Costi del viaggio

Da Seydisfjordur (Islanda) a Torshavn (Isole Faroe) ho viaggiato solo e la nave mi è costata 11.457 ISK / 93,00 € circa.

Da Torshavn a Hirtshals (Danimarca) in due abbiamo speso 2.025 DDK / 272 € (prezzo per due persone con 1 cena a buffet compresa)

In Danimarca, avendo preso il primo treno in stazione sul momento, abbiamo pagato di più di quello che avremmo potuto, ovvero circa 140€ in due, per tagliare il paese da nord a sud, da Hirtshals a Døstrup. Il biglietto da Døstrup a Lolland, prenotandolo in anticipo ci è costato circa 50€
In totale abbiamo speso quindi circa 200€ di treni, ma prenotando con anticipo il viaggio da Hirtshals a Rødbyhavn può venire a costare tra i 60 e i 70€ a persona.

Il treno fino ad Amburgo ci è costato 60€ (in 2) mentre il Flixbus fino a Milano 80€ (sempre in 2)

In totale questo viaggio ci è costato circa 700€ di trasporti in 2 persone.
Per quanto riguarda il dormire e il mangiare non abbiamo pagato nulla in quanto siamo sempre stati ospitati in cambio di qualche ora di lavoro o di qualche servizio fotografico. Solo ad Amburgo ci siamo lasciati un po andare, abbiamo preso una stanza (50€) e mangiato fuori prendendoci un paio di giorni solo per noi.

Viaggiare e vivere spendendo poco è possibile. Condividere le cose, “pagare” attraverso le proprie capacità, interagire, fidarsi, muoversi in totale libertà e senza prenotare nulla, sono tutte cose possibili.
In questo mondo troppo spesso è sempre solo una questione di soldi, vendiamo il nostro tempo per i soldi, la nostra felicità per i soldi, la nostra salute psicofisica. Il vero valore sono le risorse, ognuno di noi ha delle capacità, e quelle capacità sono risorse che possono aiutare gli altri in qualche modo. Credo che queste risorse siano un metodo altrettanto valido di scambio, alternativo alla moneta, e più costruttivo.

Noi e la cupola di Novara. Siamo a casa
Claudio
Fotografo, VideoMaker e batterista fallito. Vivo in costante movimento spostandomi da un posto all’altro senza avere ancora mai trovato il mio di posto. Ho vissuto e lavorato in Australia, Nuova Zelanda, Slovacchia, Italia e Islanda.  Amo viaggiare in moto nel sud-est asiatico, il caffè con la grappa e le lunghe passeggiate in montagna.

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