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Figli della libertà – una fuga dal sistema è possibile?

Dal diario di Claudio del 15/5/2015

Gli strascichi dell’educazione, gli schemi mentali acquisiti in 25 anni di vita non sono facili da eliminare.
Quello che servirebbe è un tasto reset messo da qualche parte sul cranio, lo cerco ma non lo trovo.

La vita è un foglio bianco, se si ha la fortuna di nascere dalla parte “giusta” del mondo allora la vita è davvero potenzialmente un foglio bianco ma l’educazione che riceviamo è deviata e ci istruisce fin da piccoli ad un sistema di vita innaturale fatto di obblighi, tanto che quel sistema ci risulta poi naturale, l’unica via possibile.

Mi rendo sempre più conto di quanto sia difficile liberarmi delle paure, delle insicurezze e degli schemi di pensiero ormai automatici. Mi risulta fondamentalmente difficile seguire il mio istinto.
Ripenso al passaggio tra le scuole medie e quelle superiori, i primi esami e le prime classifiche, l’orientamento scolastico e i suoi criteri con i quali si viene spinti verso il liceo o gli istituti tecnici.

“Tu non sei adatto al liceo, meglio se ti scegli un istituto tecnico che ti indirizzi verso una professione, che lavoro vorresti fare?” Più o meno questo mi era stato detto dalla mia professoressa di italiano di cui non ricordo nome e faccia ma di cui ricordo le parole.

Ma che cazzo ne so che lavoro voglio fare? Davvero è tutto qui? Questa è la scuola? Tutto ridotto all’inserimento nel mondo lavorativo?
Apparentemente si, del resto viene giustamente definita istruzione, si viene ISTRUITI, al lavoro fin da piccoli.

Non c’è spazio per i sogni e se quello che si vorrebbe fare và al di fuori delle figure professionali disponibili allora si tenta di rimettere il soggetto in carreggiata spiegandogli che così non si guadagna, che bisogna crearsi un futuro, guadagni sicuri, tutto inizia a ridursi ad un discorso prettamente economico.

Come può un ragazzo di 13 anni sentirsi ispirato davanti a queste prospettive? Motivato?
Non ci sono ideali, non c’è fantasia, molti iniziano addirittura a convincersi di voler davvero fare l’avvocato o il ragioniere.

Io personalmente tra i possibili e limitatissimi scenari che mi sono stati messi davanti dalla scuola non ho mai saputo francamente quale cazzo scegliere, tutti mi sono sempre sembrati fondamentalmente uguali, tristi, in nessuno mi ci sono mai ritrovato. Così ho brancolato al buio per anni, facendo lavori a caso che mi dessero un guadagno con cui mi sono sempre pagato i vizi e le cazzate che tappavano il buco nero che avevo dentro.

I ritmi della scuola analizzati adesso mi appaiono tremendi, disumani e poco adatti ad un bambino, utili anche loro all’istruzione, all’avviamento al sistema. Tutti i giorni dal lunedì al venerdì, alcune volte di pomeriggio fino alle 4 e con i tremendi compiti a casa. Ma perchè i compiti a casa? Quanto sono inutili, tristi, standardizzati i compiti a casa? Ma davvero io bambino che passo la maggior parte della mia giornata a scuola devo poi anche fare i compiti a casa? Dei fottuti esercizi di matematica

Ci educano già a non avere tempo, ci abituano ai doveri così che poi ci sembri assolutamente normale non avere spazio per noi stessi.
Dovremmo togliere i bambini da queste scuole di merda dove professori frustrati e mediocri insegnano senza voglia e passione.

Tutto, davvero tutto, mi appare sbagliato, mirato ad educare, abituare a vivere in una gabbia senza vederla, sentirsi liberi senza esserlo, vivere in una dittatura mentale nella quale i dittatori siamo noi stessi, dove siamo noi ad imporci una vita che non ci piace per il semplice fatto che siamo stati educati in modo da non vedere altre vie. Educati in modo da credere di essere felici in un sistema di obblighi.

 

FIGLI DELLA LIBERTA’

è un film documentario che racconta la storia di Anna, Lucio e Gaia, una famiglia che si pone delle domande sull’odierna educazione che viene data ai bambini e cerca strade alternative.

Io credo che sia giusto che ci sia una guida, deve esserci qualcuno ad accompagnare il bambino nel suo percorso di apprendimento, ma credo che sia fondamentale che quel percorso sia il bambino stesso a sceglierlo, come individuo. Lui e solo lui deve stare al timone con la possibilità di andare in qualsiasi direzione, con la possibilità di perdersi e di sbagliare. Ogni individuo ha dentro di se una passione e una volta trovata sarà naturale incanalare tutte le energie verso di essa, senza bisogno che nessuno glielo imponga.

Ma per trovare le proprie passioni serve avere una coscienza di se stessi. E come la si trova?

Il sistema scuola ad oggi è fondato su obblighi e voti. Ma è corretto obbligare un bambino a fare un qualcosa? E’ corretto dare dei voti ad un individuo che per sua natura deve sbagliare per poter crescere? E’ corretto pretendere di sapere cosa è giusto e sbagliato per un bambino?  E se lo obblighiamo ad un percorso scolastico uguale per tutti, rubandogli il tempo che dovrebbe naturalmente spendere giocando ed imparando dalla vita stessa, come potrà sviluppare una coscienza di se?

Il discorso è sicuramente complesso, ma per esperienza personale mi sembra che l’obbligo non porti mai a risultati soddisfacenti. A logica è assolutamente chiaro che un programma scolastico, per quanto buono, non potrà mai essere giusto per tutti. Siamo individui diversi con interessi diversi. La chiave di volta è far uscire questi interessi, farli venire a galla, favorire un percorso introspettivo che porti a fare delle proprie passioni la propria vita.

Il tempo passa ed è un bene prezioso. Irrecuperabile. Ed è fondamentale spendere il proprio facendo un qualcosa in cui si crede, di utile a noi stessi o agli altri, qualcosa che ci renda felici. E l’educazione che riceviamo dovrebbe spingerci solo ed esclusivamente verso la realizzazione dei nostri sogni, aiutarci a trovarli e spronarci a seguirli.

Altrimenti ci ritroveremo su di un sentiero sbagliato in età avanzata e sarà molto più difficile cambiare direzione. Io ho rivoluzionato la mia vita a 25 anni iniziando un percorso di ricerca su me stesso che non è ancora chiaro dove mi porterà. L’unica cosa chiara è che se potessi tornare indietro inizierei questo percorso molto prima.

 

Claudio
Fotografo, VideoMaker e batterista fallito. Vivo in costante movimento spostandomi da un posto all’altro senza avere ancora mai trovato il mio di posto. Ho vissuto e lavorato in Australia, Nuova Zelanda, Slovacchia, Italia e Islanda.  Amo viaggiare in moto nel sud-est asiatico, il caffè con la grappa e le lunghe passeggiate in montagna.

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