Fiji

Fiji, dall’aereoporto a Nadi – Le prime impressioni

 

bula - fiji - spirit

Il primo impatto con le isole Fiji non è stato dei migliori, anzi, è forse più giusto dire che il welcome fijiano è stato pessimo (ve lo racconto qui). Per giunta, la navetta che doveva portarci dall’ostello all’aeroporto ci ha dato per dispersi non vedendoci arrivare ed è tornata a casa.

Altre due “disperse” si aggiungono a noi e insieme decidiamo di fare una telefonata per farci venire a prendere nuovamente. Prendere il taxi all’aeroporto è una di quelle cose che bisogna in qualunque modo sempre evitare.

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Un taxi Fijiano

Bula!

Se mi avessero detto che i fijiani erano così carini ci sarei venuta prima alle fiji, altroché!

Il primo incontro è stato con un bel ragazzone tutto sorriso e gentilezza che è arrivato a prenderci direttamente dall’ostello. E se non fosse stato per la sua bella presenza a offuscare un po la mente ci saremmo sentiti come un pacco postale, spediti dal freddo aeroporto all’ostello.

Una volta in ostello siamo stati avvicinati subito da tutti i vari intermediari pronti ad offrirci ogni possibile pacchetto turistico immaginabile. Anche il mio ginocchio gonfio è diventato un pretesto per farci un po’ di soldi chiamando un amico taxista per portarmi in farmacia.

Questo modo di entrare in un paese è ovviamente poco interessante e per certi versi deprimente, fuorviante ed è facile in questi casi avere subito una brutta e non reale percezione del posto accompagnata da cattive sensazioni.

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Bus di linea che dall’ostello ci porta al centro di Nadi

Il Bus sgangherato e senza vetri alle finestre che la mattina seguente ci porta a Nadi ci mostra finalmente un panorama umano e paesaggistico più reale dal quale iniziamo a cogliere lo spirito di queste Fiji.

Piantagioni di banane e fiumi dalle acque marroni, case basse e semplici, capanne, carcasse di macchine e galline che scorrazzano qua e là. Il paesaggio con le sue verdissime colline è molto simile ai paesaggi del sud est asiatico e anche l’atmosfera di Nadi, caotica e afosa con il grosso mercato della frutta proprio davanti alla stazione dei Bus, mi ricorda quelle zone.

La presenza indiana qui è massiccia, sembra quasi pari a quella dei nativi.
Gli indiani sono stati portati qui dagli inglesi come manodopera quando hanno iniziato a sfruttare queste terre con vaste piantagioni di canna da zucchero.
Le due popolazioni sono molto diverse e l’impressione è che gli isolani non vedano troppo di buon occhio gli altri.

Gli indiani che ho visto io qui sono tutti commercianti, taxisti o negozianti e li trovi in mezzo al marciapiede, pronti a stingerti la mano per trasportarti con un giro di parole dentro il loro negozio.

La cosa non è sorprendente, questo “problema” è riscontrabile ed è tipico di qualsiasi paese turistico, ma nel caso delle Fiji è fuorviante! Gli isolani sono il popolo più genuino e divertente che abbia mai incontrato. Il loro saluto è contagioso, quel “Bula!” è così solare e simpatico… Ti fermano per strada, ti salutano, ma non vogliono venderti niente, ed è così rilassante!!

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Bambine appena uscite da scuola

L’idea che ci siamo fatti è che quello fijiano sia un popolo davvero felice, ancora in grado di salutarti e darti il benvenuto senza secondi fini, solo per il piacere e la gioia di farlo.

 

Nadi

La città di Nadi ha comunque davvero poco da offrire e il centro piccolo e caotico è un agglomerato di negozi (che vendono tutti un po’ gli stessi prodotti made in Cina). Più interessante è il mercato della frutta con i suoi banchetti, metà dei quali vendono esclusivamente la Kava, una radice da cui si ricava l’omonima bevanda che è senza dubbio uno dei simboli delle Fiji.

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Banchetti stracolmi di Kava al mercato di Nadi

Le signore, che vengono anche da fuori città per vendere la loro frutta stanno sedute a gambe incrociate, in gruppi, ridono e scherzano circondate da verdure e dai bei mandarini verdi esposti ben impilati uno sopra l’altro a formare piccole torri, ognuna venduta per un dollaro.

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Una donna vende frutta e verdura al mercato di Nadi

Quando è il momento di mangiare entriamo in uno di quei posti che se ci pensi troppo poi non entri più! Un ristorantino locale, caldo e umido con due grosse pale elettriche al soffitto. Buttiamo dentro un occhio, nessun turista? Allora è proprio il posto giusto! Ci ha attirato dentro il buon profumo di pane appena sfornato. Noi seguiamo sempre quello che dicono i nostri nasi!

Appena entrati incrociamo lo sguardo di Bill, simpatico barista del nostro ostello, che ci fa segno di accomodarci al suo tavolo. Mentre chiacchieriamo, guardandoci attorno notiamo che almeno la metà delle persone sedute sta gustando un unico piatto. Thé nero, milo o caffè che viene servito in delle ciotole metalliche con uno schizzo di latte e accompagnato da questi deliziosi panini che escono dalla cucina a getto continuo, amabilmente tagliati a metà e spalmati di burro. La versione Fijiana del thé con i biscotti! A me è sembrata una cosa tanto semplice quanto fantastica!

La semplicità, i sorrisi e il buonumore sembrano essere la loro più grande ricchezza.

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Il nostro ristorante preferito a Nadi
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Scorci rubati della tranquilla vita Fijiana
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Panni stesi ad asciugare al sole alla periferia di Nadi
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Una donna indiana alla bus station
Fiume limaccioso che si incontra appena fuori Nadi

 

Valentina
Innamorata dell'Australia e della Thailandia. Allergica alla frutta secca e intollerante a tante altre cose come alle persone maleducate. Mi piace viaggiare per lunghi periodi, con il volontariato o qualche lavoro a breve termine. Scrivo per ricordarmi le cose che faccio perchè ho una memoria orribile.

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