Islanda

Il Thorrablot e il cibo tipico Islandese

Durante la nostra lunga permanenza a Seydisfjordur, tra le altre cose siamo stati al Thorrablot, o meglio scritto Þorrablót. Per chi non lo sapesse il Thorrablot qui in Islanda è LA festa. In paese di questa festa ne abbiamo sentito parlare fin dal primo momento che siamo arrivati (metà Novembre), e più passava il tempo e più era sulla bocca di tutti, così, incuriositi, abbiamo deciso di andarci. Non ci è chiaro se il Thorrablot si svolga lo stesso giorno in tutta l’Islanda, in ogni caso qui a Seydisfjordur si è svolto sabato 20 Gennaio. Durante la serata abbiamo chiesto a diversi nostri “nuovi amici” islandesi che cosa si festeggiasse di preciso, ma le risposte son state differenti, facendo un mix possiamo dire che si festeggia: la fine dell’inverno, l’allungarsi delle giornate, il sole, i bei tempi andati, le tradizioni e per molti è solo un occasione di stare assieme e consumare esagerate dosi di alcool.

Il menù

Il motivo per il quale questa festa incuriosisce noi “stranieri” e per la quale è conosciuta, è il menù. Va detto che non è il massimo ed è per stomaci decisamente forti, di base sul tavolo viene piazzato un bel vassoione con all’interno nell’ordine:

•merluzzo essicato

•una specie di salame gelatinoso fatto con la testa del maiale bollita

•un altro salame gelatinoso fatto con la testa della pecora bollita

•carne di agnello affumicata

•la testa intera della pecora bollita con tanto di occhi

•grasso di balena

•testicoli di pecora bolliti

•una specie di polpettone di fegato di pecora

•una specie di sanguinaccio sempre di pecora

•lombi di pecora

 

La testa della pecora bollita, uno dei piatti forti islandesi

 

Lo squalo marcio ed il cibo tipico islandese

E il famoso squalo marcio?

Beh quello era presente in grandi quantità diviso in piccole ciotoline sul tavolo tondo piazzato di fianco all’ingresso della grande sala dove si è svolta la festa. Diciamo una sorta di cocktail di benvenuto in quanto sul tavolo erano piazzate anche numerose bottiglie piene zeppe di Brennavìn, l’immancabile grappa di patate aromatizzata al cumino che accompagna ogni boccone di squalo. In ogni caso sinceramente questo squalo me lo aspettavo molto peggio ed invece non mi è sembrato così terribile, non so…forse perché ne ho sentito così tanto parlar male che mi aspettavo chissà che cosa o forse perché niente sarà mai peggio del grasso di balena. Dopo di quello anche lo squalo passa in secondo piano.

Si lo so… anche se non mi piace fare troppe distinzioni fra esseri viventi devo dire che la balena è un animale che credo dovrebbe essere lasciato in pace però in alcuni paesi purtroppo la sua pesca è ancora consentita anche se, per fortuna, molto regolamentata. E’ giusto però spiegare che questi islandesi non sono dei matti e non mangiano robe francamente orribili come queste tutti i giorni, anzi, la maggior parte di loro sono disgustati tanto quanto noi dal menù e finiscono a mangiar solo il purè di patate e l’agnello affumicato.

Il senso di tutto questo è che durante questa serata si mangiano le cose che hanno permesso alla gente di vivere su questa terra ghiacciata e inospitale nei duri anni passati. Si perché se ancora adesso qui la vita non è tra le più semplici per via del clima figuratevi nel 1800 o anche solo nei primi del 900.  Durante la cena un anziano signore mi ha parlato un po’ della sua gioventù e di quella di suo padre, si parla quindi degli anni a cavallo tra fine dell’800 e i primi anni del 900. Ecco, quelli erano anni duri qui in Islanda, pochissima gente abitava questa terra e l’inverno allora sembrava ancora più lungo, freddo ed interminabile di adesso. Quelli che vivevano sul mare, mi racconta, erano più fortunati perché potevano avere il pesce fresco, ma per chi, come lui, viveva all’interno dell’isola le cose erano davvero difficili. L’agricoltura era pressoché inesistente durante l’inverno per via del clima e anche gli animali non erano facili da allevare, così il cibo non era visto come lo vediamo noi adesso. Mi dice di ricordare che spesso non c’era piacere nel mangiare, ma era più che altro una questione di nutrirsi e assumere le necessarie calorie per affrontare le dure giornate di lavoro. Al freddo le calorie si consumano molto in fredda ecco che allora se in un grammo di proteine normali si trovano circa 3 calorie, in un grammo di grasso ce ne stanno 9, quindi tre volte tanto!

Poi c’è il discorso della fermentazione. La maggior parte dei cibi erano conservati tramite questo procedimento che è particolarmente invasivo a livello di gusto e lascia un forte gusto amaro e davvero spiacevole appiattendo tutti i sapori. Durante la cena tutta la roba fermentata lui non la voleva neanche vedere e quando gli ho chiesto il perché mi ha detto “di quella roba amara ne ho mangiata così tanta che piuttosto che mangiarne un solo altro pezzo muoio di fame”.

Lo squalo invece merita un piccolo discorso a parte. Intanto, insieme allo squalo bianco parliamo di uno degli squali più grossi, se non il più grosso esistente, alcuni esemplari  possono misurare oltre i 6 metri.  Il problema è che la massiccia presenza di ammoniaca rende la carne di questi grossi animali tossica per l’uomo, ma gli islandesi si sono incaponiti ed hanno deciso di fare di tutto pur di mangiarsi questa prelibatezza!

Perciò l’unico modo di rendere questa carne commestibile era mettere lo squalo sotto terra in dei grossi buchi in un terreno sabbioso e ghiaioso che venivano poi coperti e chiusi con della sabbia sopra la quale venivano piazzate delle pesanti pietre. Schiacciato dal peso delle pietre lo squalo, durante le 6/12 settimane della fermentazione, perdeva la maggior parte dei liquidi nocivi che lo rendevano tossico.

A questo punto lo squalo viene tirato fuori dal buco, tagliato e appeso ad asciugare per diversi mesi. Il risultato finale sono questi cubetti dal fortissimo odore di ammoniaca. Annusandoli mi è tornata in mente mia nonna che quando ero piccolo puliva i pavimenti di casa con improponibili quantità di ammoniaca ed io ogni volta ero costretto a scappare per via dell’aria irrespirabile. Ecco, l’odore è proprio quello. Diciamo che rispetto all’odore il sapore è meglio… però ci voleva poco! Immaginatevi di mangiare solo le parti blu del gorgonzola e moltiplicate per mille ed in più aggiungeteci il retrogusto di ammoniaca che vi colpirà qualche secondo dopo averlo ingerito. Come se non bastasse la consistenza è gommosa. Però ripeto l’odore rimane la cosa peggiore rispetto al gusto.

Tavolata imbandita con al centro il “vassoione” pieno di prelibatezze islandesi

 

Il Thorrablot

Al contrario di quello che pensavamo questa festa, almeno qui a Seydisfjordur, è molto più di una gogliardata dove si mangia cibo assurdo che poi a conti fatti non piace a nessuno. Questa festa è in realtà immensa e super organizzata.

Più che altro il Thorrablot è una grande occasione per incontrarsi in un luogo dove di occasioni del genere ce ne sono poche (a dir la verità questa è l’unica). Molta gente torna da Reykjavik per il week end semplicemente per prendervi parte.

Per darvi un’idea a Seydisfjordur vivono circa 700 persone e alla festa saremo stati in 500!

Innanzitutto va detto che tutti, ma proprio tutti, si presentano elegantissimi, tirati che di più non si può e l’unico con il pile della decathlon ero io (la Vale per lo meno aveva un maglione Islandese).

Un’altra cosa che salta all’occhio è che non ci sono bambini o minorenni. Questa è un occasione dove la gente vuole lasciarsi andare senza troppe preoccupazioni, quindi funziona che i bambini sono a casa curati dalle ragazzine del paese che vengono reclutate come babysitter. Comunque questa festa è molto attesa anche dai ragazzini. Un amico di qui mi racconta infatti che quando era più giovane per lui ed i suoi amici questa era una delle serate più attese dell’anno. Prima di tutto perché tutti rimanevano a casa soli, il che è sempre bello ad una certa età, liberi di bere e divertirsi. In secondo luogo era una serata dove essendo anche tutte le ragazze sole si poteva cercare di combinare un qualcosa diciamo… Lui personalmente ricorda di aver dato il suo primo bacio proprio durante il THORRABLOT e molto più vagamente ricorda anche di aver preso la sua prima clamorosa sbronza sempre durante il THORRABLOT. Insomma questa è una bella festa un po per tutti!

La festa si svolge all’interno della palestra che viene addobbata per l’occasione, ogni anno utilizzando un tema differente. Quest’anno era tutto arredato come se si fosse all’interno di una grande barca, moquette per terra, salvagenti ovunque, organizzatori e volontari vestiti da marinai, tutto organizzato davvero alla perfezione.

Lo staff al completo sul palco

Gli organizzatori sono un gruppo scelto all’interno della comunità del paese, ed ogni anno per prima cosa viene annunciato il gruppo che organizzerà il Thorrablot dell’anno prossimo. E’ molto bello come sistema perché i nuovi membri della comunità vengono solitamente reclutati nell’organizzazione in modo che possano farsi conoscere ed inserirsi.

All’interno della palestra oltre alle enormi tavolate c’è un palco sul quale va in atto un vero e proprio spettacolo con canzoni e schetck tutti incentrati sulla comunità e sulla gente che la abita. Sembra un po di stare ad un immenso matrimonio dove tutti più o meno si conoscono o hanno perlomeno un qualchecosa in comune.

Poi dopo la mezzanotte il tasso alcolico si alza parecchio, la gente inizia a ballare ed è proprio da dopo la mezzanotte che i nostri ricordi si fanno mano a mano più confusi fino a fondersi l’uno nell’altro.

Il giorno dopo la sensazione era che l’intero paese fosse in Hangower.

In conclusione il Thorrablot è sanza dubbio una delle feste più strane, ma anche più fighe a cui siamo mai stati.

Ultima foto di me e Vale prima che le cose ci “sfuggissero” di mano..
Claudio
Fotografo, VideoMaker e batterista fallito. Vivo in costante movimento spostandomi da un posto all’altro senza avere ancora mai trovato il mio di posto. Ho vissuto e lavorato in Australia, Nuova Zelanda, Slovacchia, Italia e Islanda.  Amo viaggiare in moto nel sud-est asiatico, il caffè con la grappa e le lunghe passeggiate in montagna.

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