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Iniziare a viaggiare: Problemi, dubbi, esperienze, difficoltà

Ci sono arrivati dei bellissimi messaggi ultimamente, messaggi in cui ci rivediamo, messaggi dove vi aprite parlandoci delle vostre insoddisfazioni, dove ci parlate dei vostri dubbi e delle vostre paure, dubbi e paure che abbiamo avuto e che abbiamo ancora anche noi.
Quando questi messaggi mi arrivano da persone un po’ più giovani di me mi sento in dovere di rispondere, perché io per anni sono stato bloccato dalla paura, dai dubbi, dalle insicurezze, e se avessi avuto un qualcuno a levarmene un po’, forse avrei perso meno tempo.
Discorsi che lasciano il tempo che trovano comunque, tutto in un modo o nell’altro accade per una qualche ragione, e anche se il tempo fosse stato davvero perso, recuperarlo non è mai possibile. Inutile pensarci.
Il concetto della perdita del tempo è un concetto strano e sotto un certo aspetto sbagliato. Il solo fatto di focalizzarsi sul tempo perso è di per se una perdita di tempo che ci ricorda che stiamo vivendo nel passato, o che stiamo guardando al nostro passato in maniera negativa, non accettandolo, e questo è poco costruttivo in generale.
Dall’altro lato anche pianificare troppo il futuro è una perdita di tempo, perché comporta un sacrificio del presente, che in oriente ci insegnano essere l’unica cosa reale, l’adesso.
Forse l’unica possibilità è trovare un giusto compromesso fra tutte queste cose, io perlomeno sto lavorando in quella direzione.

Qualche tempo fa ci è arrivato un bel messaggio privato da Veronica, una ragazza che ci segue. Beh, Veronica io ti ringrazio perché le tue domande mi hanno fatto pensare e ho deciso di risponderti pubblicamente, così magari qualcun altro con i tuoi dubbi potrà leggere questo stesso post.

Dove sono non mi sento realizzata ne tantomeno a casa

Penso che un’insoddisfazione generale per la realtà in cui viviamo sia la base indispensabile per un cambiamento, una presa di coscienza, una voce che si alza diventando sempre più forte, fino a che è troppo forte per poterla sopportare ancora.
A quel punto ci si inizia a guardare attorno e a cercare una possibile via di fuga, perché inizialmente, almeno per me, il mio partire è stata una fuga, nient’altro che una banale evasione. Una fuga da un angolo in cui mi ero ficcato da solo.
Il concetto di casa nel senso stretto del termine ad un certo punto lo si perde, non esiste nessuna casa, esiste solo un posto dove ci sono delle persone che ti conoscono per quello che eri, nelle quali vedi cosa sei diventato quando torni, non per forza da un viaggio, ma da una qualsiasi esperienza abbastanza forte da cambiarti. Non è detto che quel qualcosa ti piaccia, non per forza si cambia sempre in meglio. Casa per me più che un luogo è una memoria, uno specchio che mantiene cristallizzata la mia figura fino al mio ritorno, aiutandomi a vedere i cambiamenti e le evoluzioni del mio essere. Tornare a casa dopo un po di tempo diventa un viaggio introspettivo quasi più del viaggiare.

Io e la Vale nel nostro Van. Da qualche parte in Australia- 2013

Quali sono stati i problemi iniziali?

I problemi iniziali sono stati andare oltre quelle paure che mi immobilizzavano. Andare oltre quella voce che mi diceva “ ma dove cazzo vai?”
Il problema iniziale è stato fare quel banalissimo primo passo che tutti dicono essere la cosa più difficile e che in effetti facile non è.
In quel primo passo ci stanno un sacco di cose che più o meno gravitano intorno al concetto di credere in se stessi.
Il problema iniziale è stato smettere di darmi quelle scuse che mi aiutavano ad andare avanti su un percorso che detestavo.
Il problema iniziale è che non tutti capiranno le tue scelte, e che andandotene potresti fare del male senza volerlo a persone a cui vuoi bene, i tuoi genitori, gli amici, i nonni, il cane, il gatto, il pesce rosso. Noi Italiani stringiamo legami forti e per alcune persone potrebbe volerci del tempo a metabolizzare la lontananza.

Io durante uno dei primi viaggi in motorino nel Sud est asiatico – foto scattata dalla Vale da qualche parte in Malesia, probabilmente isola di Penang- 2014

Quali erano i vostri dubbi iniziali?

Molti dei dubbi che si sono presentati all’inizio sono legati al nostro bisogno di avere certezze ed alla paura generalizzata dello sconosciuto. Il nostro stesso sistema educativo ci mette in testa un sacco di paure, veniamo educati ad avere obblighi, abituati a non avere tempo per noi, è un percorso impostato dove ci si muove su binari.
Uscire da questi binari crea dubbi e paure.
Si studia qualcosa al fine di essere introdotti al mondo del lavoro, abbiamo tempi prestabiliti da seguire, compiti da svolgere, passaggi obbligati e poco spazio per l’improvvisazione.
Quello che non conosciamo tende a spaventarci.
Veniamo educati ad avere obblighi, abituati a non avere tempo.

Tanti dubbi iniziali erano anche legati ai soldi, che il più delle volte non ci sono o sembrano troppo pochi. E’ innegabile che non si possa fare a meno dei soldi nella società odierna ma molto spesso diamo troppa importanza al fattore monetario. Non servono un sacco di soldi per viaggiare così come non servono strumenti da migliaia di euro per fare della buona musica o una telecamera fighissima per fare un video. Paradossalmente più si viaggia a lungo termine e meno ne servono. La maggior parte della gente spende in due settimane di vacanza quello che io spendo in qualche mese di viaggio. Ci sono tanti modi di viaggiare senza avere grandi finanze a disposizione, ma chiaramente all’inizio questo è un grosso dubbio che diventa un grosso freno.

Io con la mia adorata e mai dimenticata Ford Fairline che ci ha portato in giro percorrendo circa 30.000 km per l’Australia senza mai rompersi. L’avevamo pagata 800 dollari – Busselton, 2015

Come avete vissuto le vostre esperienze fino ad oggi?

Noi siamo partiti nel 2013, e quella partenza ha scombussolato e cambiato un po’ tutti gli equilibri che si erano creati fino ad allora nella nostra vita.
Circoscrivendo quindi la risposta agli ultimi anni di viaggio (più di 5 ormai), il modo di vivere le nostre esperienze si è evoluto, mutando in continuazione.
Il primo anno lontano da casa è stato un turbinio di sensazioni ed emozioni nuove, una potentissima e forse irripetibile iniezione di vita, è stato un enorme cambio di prospettiva, mi si sono aperti nuovi ed infiniti orizzonti, e penso rimarrà uno degli anni più belli e importanti della mia vita.
Tutti questi ultimi 5 anni sono stati intensi, e quello che mi stupisce è la vividezza con cui li ricordo, ricordo alcuni momenti ed alcune emozioni con estrema lucidità, è come se potessi aprire un file nel mio cervello e rivederli, nitidi e chiari. Gli anni passati a casa dopo la scuola a lavorare invece sono un po’ tutti impastati uno nell’altro, e non mi è altrettanto facile ricordare lucidamente quel periodo.
Se ci penso mi rendo conto che il modo di vivere le cose inizialmente era più impacciato e sicuramente più superficiale, più frenato. Posso dire che l’evoluzione del mio zaino è un po’ anche l’evoluzione del mio modo di viaggiare e di vivere.
Inizialmente lo zaino sembra sempre troppo piccolo per contenere tutto quello che pensiamo ci possa servire. Poi col tempo lo zaino si svuota del superficiale, il peso diminuisce sempre più assieme alle sue dimensioni, lasciandoci più leggeri, agili e liberi di muoverci. Lo stesso discorso vale per la testa. Piano piano ho perso per strada alcune paure ed insicurezze, e questo ha fatto sì che potessi lasciare più spazio alle sensazioni, all’istinto, lasciandomi libero di seguirlo, di seguire quel flusso ininterrotto di cose che è la vita. Questa è la fondamentale continua evoluzione del modo di vivere l’esperienza di viaggio e di vita. Meno cose mi porto nello zaino e nella testa e più sono leggero e libero nei movimenti.

Cambogia, Siem Reap – 2016

Quali difficoltà avete incontrato lungo il percorso?

Le difficoltà in una vita nomade come la nostra sono tante, proprio come sono tante le difficoltà di chi fa una vita sedentaria o qualsiasi altro tipo di vita.
Al di là delle difficoltà dovute al superamento di paure o insicurezze di cui ho parlato sopra, ci sono poi le difficoltà pratiche che si presentano quando si cerca di fare nella vita della propria passione un lavoro, o uno stile di vita.
Il primo problema di carattere pratico è che ogni giorno sono io che devo dirmi che cosa fare e che devo trovare delle soluzioni per provvedere al mio stesso mantenimento. Io per carattere tendo a rinviare le cose, e quindi questo è un problema che devo tenere a bada.

Le difficoltà dei periodi passati in viaggio sono svariate, ed una di queste è lo zaino, che diventa un po’ come un silenzioso amico che contiene tutto il tuo mondo, un mondo che è facile da essere portato via, perché purtroppo alcuni, per svariate ragioni, rubano le cose ad altri.
Portarsi costantemente dietro uno zaino più o meno pesante è una cosa a cui ci si fa l’abitudine, ma è anche un grosso handicap che chi viaggia non può evitare.
Ci è capitato una volta di perdere il nostro zaino più importante, con dentro computer e memorie digitali, foto, video, documenti, tutto. E’ una cosa orribile.

Un’altra difficoltà è la lingua. Sembra banale ma la lingua è un grosso problema, e anche se è vero che si può più o meno parlare l’inglese un po’ dappertutto, non parlando la lingua del posto non si può mai comunicare davvero in maniera completa.
E anche avendo una ottima conoscenza dell’inglese è impossibile esprimersi con la libertà lessicale e la padronanza di linguaggio ed espressiva che si ha nella propria lingua madre.

Altra difficoltà, come già detto, sono i soldi, e quindi il lavoro.
All’estero ci sono paesi dove è più o meno facile trovare lavoro, ma in ogni caso, ovunque nel mondo, ci sono tutta una serie di passaggi burocratici da superare, assicurazione, un numero di lavoro, residenze, conti in banca, visti, fondi pensionistici e altre cose.
Più volte, soprattutto durante i primi periodi, ci siamo trovati con poco più di un centinaio di dollari in due sul conto in banca. Sono stati indubbiamente momenti di difficoltà, ma anche momenti in cui il cervello viaggia molto più velocemente del normale, arrivando a trovare più in fretta una soluzione.

La scomodità è un’altra grande difficoltà. Spostarsi con frequenza comporta l’impossibilità di crearsi una sistemazione stabile con tutte le comodità del caso, dove muoversi sicuri. Noi i primi 8 mesi in Australia abbiamo vissuto in un van. Un van ha lati positivi, ti sposti in base alle tue necessità, è bello, romantico, ti fermi a dormire dove vuoi e così via, ma ha anche tante scomodità. Ad esempio è piccolo, non ha un bagno o ha un bagno scomodo, e quando litighi non c’è via di fuga, non c’è nessun altra stanza dove andare.
Se ci penso non è chiaro come io e la Vale abbiamo potuto non ammazzarci in quel van.
Se non è un van allora sarà una camera d’ostello, o un divano, o la stanza dove siamo ospiti per un pò, o una casa in affitto che potresti dover lasciare da un momento all’altro per mille ragioni, o una tenda. Lo spirito di adattamento è una dote essenziale in questo tipo di vita, così come lo è il non attaccarsi troppo alle cose.

Un altro problema è quello del lasciare, lasciare cose, amici, persone, animali, lavori, stanze, amori temporanei, posti. Andare via è una costante di chi viaggia, io sono molto sentimentale, mi affeziono alle cose e ho dovuto abituarmi a non dare troppa importanza al lato materiale di tutto questo. Quando vai via lo devi fare senza guardarti indietro, consapevole del fatto che puoi sempre tornare ma che probabilmente non lo farai. Io mi sono ripromesso di tornare più o meno in ogni posto in cui sono stato, ma al momento non sono ancora mai tornato in quasi nessuno di questi.

I problemi sono stati tanti, vari, impossibili da elencare tutti in questo post, abbiamo perso un sacco di cose, sono stato rapinato, siamo stati sfrattati più volte, abbiamo perso il lavoro, ce ne siamo dovuti andare da situazioni che non ci piacevano, abbiamo dormito per terra, in spiaggia, su prati e persino sul rullo trasporta valigie di un aeroporto, abbiamo litigato e fatto pace un milione di volte, siamo finiti in ospedale, sono stato ammanettato, attaccato da cani randagi, abbiamo preso strane malattie, mi hanno rubato le scarpe e sono successe tante altre cose.
Per ogni sfiga ci sono state però un sacco di soddisfazioni e momenti di grande gioia.
Quasi ogni giorno durante questi 5 anni mi sono alzato felice, senza l’ansia e lo stress di dover fare un qualcosa che non mi andava, e questo per me, alla fine, è quello che davvero conta.

Che dire quindi Veronica?
Se non sei felice nella situazione in cui ti trovi o semplicemente senti la spinta di cambiare, fallo.
Provaci anche se fa paura e non sai come fare.
Nessuno sa come fare a vivere.
Nessuno ci insegna come essere felici, solo tu lo puoi sapere come devi fare.
Non ascoltare nessuno.
L’avventura ed il viaggio, intesi come il lanciarsi in una qualsiasi nuova esperienza di cui conosci poco e niente, sono il nutrimento del nostro spirito.
Tutti ne abbiamo bisogno.
Segui istinto e passione.
Buttati.

Chiaro esempio di un carico esagerato. Attaccato allo zaino ho svariati cappelli, canne da pesca, un aquilone, una spada di plastica, barney e porto addirittura bottiglie d’acqua – Fiji, 2015 – Ci stavamo trasferendo dall’Australia alla Nuova Zelanda
Claudio
Fotografo, VideoMaker e batterista fallito. Vivo in costante movimento spostandomi da un posto all’altro senza avere ancora mai trovato il mio di posto. Ho vissuto e lavorato in Australia, Nuova Zelanda, Slovacchia, Italia e Islanda.  Amo viaggiare in moto nel sud-est asiatico, il caffè con la grappa e le lunghe passeggiate in montagna.

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