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La gallina dalle uova d’oro

L’altro giorno stavo guardando la home della mia pagina facebook e scorrendo ho notato un video di un blog che seguo: Scusate io vado. Paola stava raccontando dov’era e cosa faceva in Africa.

Mentre parlava due ragazzi di una tribù le si sono avvicinati, abbracciandola e mettendosi subito in posa. Pensavano di fare una foto, e per fare la foto volevano essere pagati. Continuavano a dire cinque.

Da una parte il video era divertente, Paola raccontava che non voleva abbracciarli perché una delle loro caratteristiche era ricoprirsi il corpo di merda. Si, mi ha fatto ridere! Poi però ho spento il pc e sono uscita. A fine giornata mi sono resa conto che era tutto il giorno che pensavo solo a quel video.
Mi trovo in Asia da 7 mesi e mi rendo conto che c’è qualcosa che non va. Non è la mia prima volta, questo è il quinto anno, e ogni anno ci rimango sempre più a lungo. Quest’anno però qualcosa dentro di me è cambiato.
Quel video mi ha fatto riflettere. Quel popolo coperto di sterco e con i medaglioni alle labbra che chiedeva a Paola cinque soldi mi ha fatto capire tutto ciò che in questo periodo non funziona, i fastidi, i malumori e le voglie di rimanere chiusa in camera quando fuori c’è il sole.
Il viaggio io me lo sudo ogni secondo. Scelgo i mezzi meno costosi e quindi meno comodi per spostarmi, controllo i soldi e ogni spesa la riporto in un quadernino, non dormo in posti troppo belli, e non vado in ristoranti per turisti, a parte qualche sana pizza italiana ogni tanto. So che più soldi spendo e meno durerà il mio viaggio.

Vivermela il più possibile come la popolazione locale, prendere un biglietto del treno in terza classe non è la stessa cosa di viaggiare un su vip bus turistico. Ho fatto viaggi seduta in minibus sovraccaricati di persone, con bambini che mi si addormentavano addosso e anziane che mi vomitavano davanti. Ho fatto anche viaggi molto meno traumatici per fortuna! Ho sempre viaggiato per cercare di capire come si sta davvero in quel lembo di terra, come la gente vive, in cosa crede, e che cosa pensa.

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Seduta al tavolino di un bar osservo le persone che passano, molti sono turisti che vengono fermati ogni pochi passi da qualcuno che cerca di vendergli qualcosa, da una ragazzina che li invita a fare un massaggio, da una grassa signora che da dentro un negozio con aria burbera gli grida “compra qualcosa!” come se fosse d’obbligo. I motorini sfrecciano dappertutto, alcuni non riescono ad attraversare la strada e qualcuno li guarda e ride. Io non mi sento come tutti quei turisti, però è l’etichetta che mi porto addosso. E tutto ciò col passare del tempo mi innervosisce più che mai!
Il venditore che dall’altra parte della strada mi urla Oooooh! e poi magari batte anche le mani per attirare la mia attenzione come se fossi un cane, il ragazzo che vuole assolutamente farmi entrare nel suo ristorante e mi si piazza davanti con il menu aperto mentre cammino costringendomi a fermarmi per non andargli in braccio, la ragazza che mentre passo mi mette il cappello vietnamita tipico in testa per poi dirmi “1 dollaro la foto”, i guidatori di tuc tuc che si fermano davanti a te per farsi notare mentre tu dovresti solo attraversare la strada e non se ne vanno… potrei continuare all’infinito.
Che senso ha? Viaggiare per cercare di entrare in contatto con una cultura che con te non si aprirà davvero mai e dove tu sarai sempre visto come “la gallina dalle uova d’oro” e tutto quello che faranno sarà solo per spillarti qualche centesimo.

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I finti sorrisi di cui si armano mentre ti vengono incontro cercando di farti entrare nel loro locale, venderti il dolcetto che hanno nella sacca o chiederti dove stai andando per poi proporsi come guida migliore del mondo. E io per 7 mesi ho detto di no alla maggior parte delle richieste, chi è stato in Asia lo sa. In media una quarantina di NO al giorno si dicono.

Queste popolazioni sono spesso molto chiuse e instaurare dei veri rapporti non è poi così facile. E non bastano due chiacchiere con couchsurfing per fare amicizia. Andare a visitare per qualche giorno un paese straniero, povero e con culture completamente differenti non fa di noi conoscitori di quel paese.

Viaggiare per conoscere una cultura e poi rendersi conto che la cultura che cerchi è lentamente spazzata via da questo meccanismo dei viaggi di massa di cui tu stesso sei un ingranaggio. Nel sud est asiatico purtroppo sempre più ci imitano, cercano di essere come noi prendendo solo la nostra parte più brutta e abbandonando quegli usi e costumi che fanno di loro una vera e pura ricchezza, una via di sviluppo alternativa alla nostra.
Non vedo quasi più nulla di sacro, vedo solo una grande popolazione attaccata ai soldi e nulla più.
Mi può anche stare bene, chi non è attaccato ai soldi al giorno d’oggi?? Ma io? Se viaggiare nei posti turistici vuol dire farsi trattare come degli stupidi idioti allora non ci sto più. Tanto vale viaggiare come un turista, essere in vacanza, tanto vale prendere i taxi, fare tour guidati. Loro, i turisti, più li osservo e più mi rendo conto che forse se la vivono meglio di me.

Quando sento qualcuno dire “Vado 10 giorni in Vietnam” un po lo invidio, perchè non riuscirà ad assaporare appieno tutto questo gran casino che c’è dietro.

In Cambogia riconoscono che sei un turista anche a 500 metri di distanza. Li vedi in lontananza iniziare a sbracciarsi a più non posso, quasi che in alcuni momenti sembra che ti vogliano indicare che c’è qualche pericolo. Poi iniziano a urlare “tuc tuc” e tutta la magia scompare. Si è accorto di te… e in un attimo se ne sono accorti anche gli altri 7 lungo la strada. Ognuno dirà tuc tuc e ognuno ti inviterà a salire sul proprio carrettino. Così, ad ogni incrocio.

E tu invece vuoi camminare. Dici di no e prosegui lungo la strada, perché il marciapiede è invaso da motorini, banchetti ambulanti, spazzatura e cianfrusaglie. Attraversi la strada e vedi due turisti con i loro abitini a fiorellini che ti passano a fianco con il loro tuc tuc che oltre a farti il pelo ti suona anche il clacson. Ed è li che ti senti scemo. Chi se la sta vivendo meglio?
Non ha senso cercare qualcosa che non c’è.
Con questo non voglio assolutamente dire che smetterò di viaggiare ma forse i miei obbiettivi stanno cambiando.
La natura, o quel poco che davvero ne rimane, quel silenzio e quei rumori allo stesso tempo, gli scenari pazzeschi, un lago ghiacciato, un bosco di karri, le zone remote, i villaggi impolverati dove nessun tour turistico si è ancora degnato di passare.
Ma non è facile.
Non si può dire “basta non andare nei percorsi turistici e il gioco è fatto.”
E’ come dire vado in Italia, ma non vado a Roma! …No dai, come non ci vai?
Ci sono posti che sarebbe pazzesco non visitare, Bangkok…io la adoro! Ma senza tutto questo contorno fasullo che ho raccontato, non quei finti sorrisi, non quei modi di fare appiccicosi. I thailandesi sono un popolo timido e generoso che la grande giostra del turismo sta cambiando profondamente.
Non tutto si può vedere alla stessa maniera, ogni luogo è a sé e ogni viaggio è diverso per ognuno di noi perché ognuno di noi ha un modo diverso di viaggiare. Certo è che per me il viaggio è ricerca ed entrare in contatto con la vera anima dei posti che andiamo a visitare è un qualcosa che richiede tempo e sta diventando sempre più difficile.

Valentina
Innamorata dell'Australia e della Thailandia. Allergica alla frutta secca. Mi piace viaggiare per lunghi periodi, con workaway o qualche lavoro a breve termine. Scrivo per ricordarmi le cose che faccio perchè ho una memoria orribile.

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