DanimarcaLavorare in Viaggio

La nostra esperienza in Danimarca con Workaway

In Danimarca ci siamo rimasti un mese, è stata la tappa più lunga del viaggio che ci ha portati via terra dall’Islanda all’Italia e, come per la nostra permanenza alle isole Faroe, anche qui ci siamo appoggiati a Workaway per cercare di vivere questa esperienza in maniera meno convenzionale e più a contatto con la gente del posto.

La ricerca di un esperienza

In questo caso ci siamo mossi un po tardi (in realtà il più delle volte ci ritroviamo a fare le cose all’ultimo) ed abbiamo iniziato la nostra ricerca di qualcuno che ci ospitasse solo qualche giorno prima del nostro arrivo effettivo nel paese.

In linea teorica sarebbe meglio muoversi con anticipo, soprattutto nel caso si vogliano fare esperienze particolari, come lavorare in farm con animali. Per fare un’esempio, alcune esperienze nei ranch canadesi con i cavalli, o quelle nel nord europa con i cani da slitta possono avere liste d’attesa di mesi, se non anche di anni. Noi però non riusciamo a prenotare cose con troppo anticipo perché i nostri piani cambiano troppo spesso, e preferiamo farci guidare dalle cose lasciandoci un ampia libertà di movimento.

Anche in questo caso però è possibile trovare qualcosa che soddisfi noi e chi ci ospita, a patto però di non avere pretese ed essere flessibili e disposti ad andare ovunque. La cosa migliore da fare in questi casi è, per prima cosa, controllare se sono presenti annunci last minute nel paese in cui si intende viaggiare. Questi sono infatti annunci di persone che hanno urgenza di avere un qualcuno che gli dia una mano e quindi, a meno che proprio non gli andiate a genio, saranno disposti ad ospitarvi. Se invece non sono presenti annunci di questo tipo passate agli annunci nuovi o a quelli aggiornati da poco spuntandoli dalla lista di ricerca, perché solitamente, specialmente i nuovi arrivati, sono anche loro molto disponibili, gentili, e vogliosi di ospitare i loro primi “workawayers”.

L’ultima arma è quella di mandare un “messaggione” standard a più persone ed aspettare che qualcuno vi risponda. Questa di per se è una cosa che non andrebbe fatta, non ci piace, ed è contro lo spirito della comunità di workaway, ma purtroppo a volte capita anche di dovere fare così. Il problema è che noi utilizziamo questa piattaforma e altre simili perché crediamo fermamente che il denaro non sia l’unica forma di scambio possibile, e proprio per questo motivo perdiamo molto tempo a leggere gli annunci uno per uno e scriviamo poi a quello che più ci piace. Scriviamo solitamente una lettera in cui ci presentiamo, parliamo un po di noi e del perché ci piacerebbe andare proprio in quel posto. I fattori che ci fanno scegliere sono diversi, magari il progetto che qualcuno sta portando avanti ci piace e vorremmo contribuire alla causa, oppure la persona in questione ha proprio bisogno di un aiuto in un campo specifico che noi ci sentiamo in grado di dare (fotografia, videomaking, grafica o agricoltura ad esempio), oppure abbiamo semplicemente delle buone sensazioni.

Per tutti questi motivi è frustrante quando alla fine non riceviamo una risposta, ed ahimè, questo non è raro che capiti. Dopo due o tre lettere a vuoto può capitare che scatti il “messaggione”. Workaway è un ottima piattaforma ed una bella comunità e crediamo che questa sia l’unica vera pecca nel “sistema”, ma questa è un altra storia.

In Danimarca è successo proprio questo ed abbiamo quindi mandato un messaggio ad un po di persone, in due ci hanno risposto subito e abbiamo così deciso di andare da entrambi, finendo in due situazioni molto differenti.

Døstrup – Esperienza in una tipica farm danese

Dopo aver tagliato praticamente tutto il paese, da nord a sud, siamo arrivati in una bellissima fattoria in mezzo alle campagne danesi. Poco prima che arrivassimo, abbiamo ricevuto una chiamata dai padroni di casa, che ci comunicavano di essere in vacanza e che sarebbe stato un loro caro amico ad accoglierci. Ora questa cosa può sembrare strana, che qualcuno apra le porte di casa propria a dei totali sconosciuti (avendoci parlato solo attraverso un paio di mail) e che per giunta lo faccia lasciandogli piena libertà in casa propria, fidandosi al 100%. Spesso però chi è abituato ad ospitare tanta gente in questo modo ha un attitudine particolare, un concetto di proprietà privata molto blando e una grande apertura mentale.

Ed è così che siamo stati accolti da Will, un sudafricano con una storia un po’ complicata alle spalle, che è arrivato in questa farm anni fa con workaway e non se n’è più andato. E così, la nostra prima sera a Døstrup, dopo cena, ci siamo ritrovati a parlare per ore con lui del suo paese d’origine, il sudafrica, ed in generale di tutta la parte sud di questo continente affascinante in cui noi non siamo mai stati, ma che lui ha viaggiato in lungo e in largo.

Døstrup si trova nel sud della Danimarca, quasi al confine con la Germania. In questo posto così piatto, dove la “montagna” più alta non supera i 150 metri di altezza, senza troppa gioia ci siamo sentiti un po’ a casa, tra le nostre campagne novaresi, anche se per lo meno da noi quando alzi lo sguardo durante le limpide giornate invernali vedi tutto l’arco alpino. Il posto è davvero tranquillo, così tranquillo che ci siamo fatti delle dormite stratosferiche. È la prima volta che lavoriamo in una farm di animali, ci sono alcuni cavalli e un pony islandese, delle oche e nella stalla anche qualche pecora e qualche agnellino.

La Vale nella stalla cerca di fare amicizia con le pecore

In questa farm abbiamo dato una mano con alcuni lavori agricoli di preparazione generale in vista della stagione estiva, abbiamo raccolto i rami tagliati durante la potatura autunnale e potato gli alberi che si trovano ai bordi di quasi tutti i campi danesi e che servono come barriera per il forte e freddo vento che spesso soffia qui.

Dopo qualche giorno sono arrivati anche Kristian e Bodil, che è stato un vero piacere conoscere, ci hanno raccontato qualche storia interessante sulla cultura danese, ci hanno introdotto al vicinato e fatto assaggiare qualche prodotto tipico della zona, come le aringhe marinate, piatto forte e non per tutti, ma ottimo!

Kristian e Bodil sono persone particolari, e dopo poco ci siamo resi conto che non avevano neppure dato un occhio al nostro profilo di workaway per sapere chi fossimo e quale fosse la nostra storia, loro semplicemente rispondono di si a tutti, senza neppure pensarci! Abbiamo passato così una piacevole serata a raccontarci le nostre vite davanti a qualche bicchiere di whisky, scoprendoci a vicenda. Il bello di viaggiare in questo modo è proprio questo.

Gli ultimi giorni li abbiamo passati scattando un piccolo servizio fotografico alla farm, agli animali, e ai due appartamenti che affittano (dei quali non avevano foto professionali, ma solo qualche scatto col cellulare).

L’ultima sera siamo andati con Bodil ad ascoltare un famoso gruppo gospel danese nella chiesa del paese vicino e il giorno dopo abbiamo preso il treno direzione Lolland.

Piccoli alberi di mele nella farm di Døstrup

Lolland happylife – Un posto davvero speciale

A Lolland abbiamo passato una decina di giorni a casa di Aagot e Torbjørn, due norvegesi trapiantati in Danimarca.

Per loro noi siamo stati la prima esperienza con workaway, e dopo esserci venuti a prendere in macchina alla stazione, ci hanno fatto trovare in camera un bellissimo e grossissimo biglietto di benvenuto!

La casa si trova nel centro dell’isola di Lolland, nel sud della Danimarca, ed è molto più di una casa, c’è una galleria d’arte, un laboratorio per il legno ed un sacco di altri spazi da sistemare. Il piano di Aagot e Torbjørn è quello di rendersi il più possibile autosufficienti e di creare uno spazio condivisibile dove poter vivere e ospitare. Una casa dove ognuno contribuisce e dove le risorse vengono divise equamente.

Loro sono quelli che molti chiamerebbero sognatori, gente che crede davvero che sia possibile vivere in maniera più sostenibile e equa, dividendo risorse e energie in parti uguali al solo fine di migliorare la vita di tutti. Gente che tra gli schemi di questa nostra società odierna, basata quasi solo ed esclusivamente su interessi economici, non riesce proprio a starci, e cerca nuove vie. Da loro ci siamo sentiti subito a casa, la sensazione è stata quella di stare da due vecchi amici che non vedevamo da un po’, ed è bellissimo quando succede così.

Durante la nostra permanenza li abbiamo aiutati un po’ riordinando il laboratorio del legno e la stanza della musica, che erano diventati un deposito di tutte quelle cose che non sapevano dove mettere. A noi piace sistemare e organizzare gli spazi, è un lavoro che dà soddisfazione, perché è uno di quei lavori dove vedi subito i risultati. Per il resto la Vale, che è un’abile dreadlock maker, ha sistemato i dreadlocks sulla testa di Torbjørn (che non ricevevano attenzione da qualche anno) e ne ha fatti spuntare di nuovi sulla testa di Aagot.

La Vale al lavoro sulla testa di Torbjørn

Io ho scattato delle foto da mettere online alla galleria d’arte e alle opere, e ho aiutato un po’ Torbjørn con la legna.

Per il resto, mentre fuori un vento gelato ha spazzato le pianure danesi per quasi tutto il tempo della nostra permanenza, abbiamo passato le ore conversando e coccolando gli animali di casa, Fresco (un piccolo cocker spaniel), Putin (un gatto norvegese) e Frank (altro gatto).

Lolland happylife, come loro hanno battezzato la casa, è un posto dove le porte sono aperte a tutti e spesso c’erano amici che passavano e che si aggiungevano al tavolo della sala dove abbiamo passato la maggior parte del tempo. Abbiamo bevuto così tante tazze di the e caffè fumante da perderne il conto, fatto qualche giro in macchina a zonzo per le campagne, e l’unico giorno in cui il tempo è stato accettabile ci siamo fatti un giro nella vicina Maribo, città carina, ma che francamente non regala grandi emozioni.

Poi, dopo questi dieci giorni che ci sono sembrarti francamente troppo pochi, c’e ne siamo andati, felici di aver conosciuto queste due belle anime, felici di aver condiviso questa piccola parte di vita e di aver trovato 2 nuovi amici norvegesi in Danimarca.

 

Claudio
Fotografo, VideoMaker e batterista fallito. Vivo in costante movimento spostandomi da un posto all’altro senza avere ancora mai trovato il mio di posto. Ho vissuto e lavorato in Australia, Nuova Zelanda, Slovacchia, Italia e Islanda.  Amo viaggiare in moto nel sud-est asiatico, il caffè con la grappa e le lunghe passeggiate in montagna.

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