I MIEI PRIMI 30 ANNI

Mi chiamo Claudio e sono nato il 5 Maggio del 1987. Questo vuol dire che fra poco il mio orologio farà un altro giro ed io avrò 30 anni. Penso sia quindi tempo di fare un bilancio. Il mio primo bilancio.

INFANZIA

La mia infanzia è stata decisamente felice, ho avuto dei genitori fantastici che non mi hanno mai fatto mancare nulla, si sono sempre voluti bene e mi hanno fatto viaggiare parecchio. Prima con una Opel Kadett rossa e poi con un Volvo blu di quelli grandi e squadrati, di quelli che così solidi non se ne fanno più. Mi ricordo che abbiamo fatto dei bei giri, Francia, Spagna, Portogallo, Austria e tante volte in Sardegna. Ci piaceva la Sardegna. Poi mi ricordo le estati in montagna con loro e con i nonni, a Fobello in val sesia, dove si è presa una casa in affitto per anni e poi dopo di quella il lago D’Orta dove avevamo una roulotte piazzata fissa in un campeggio. Bei tempi e belle estati.

Io e miei genitori alla casa di Fobello

SCUOLA

Spesso sento dire che quello della scuola per molti è stato il periodo più bello della vita. Ora sicuramente io a scuola mi sono divertito, non lo posso negare, però è stato anche un periodo problematico.

Io non sono mai stato il classico figo, proprio no. Ero molto magro ma soprattutto avevo tanti complessi. Lo davo poco a vedere ma spesso mi sentivo inadeguato, ero molto chiuso e molto timido, soprattutto alle medie e durante i primi anni di superiori. La scuola non mi ha mai interessato molto, ma nonostante questo son sempre riuscito a farmi promuovere. Non ho mai brillato in nessuna materia, ma galleggiavo studiacchiando quanto bastava per tirare avanti.

Per la verità dopo la scuola spinto da mia madre mi ero anche iscritto all’università, economia e commercio per la precisione, ma quel tipo di formazione per me non aveva alcun senso. L’università è durata poco, giusto il primo trimestre, credo di essere entrato si e no tra i muri di quella facoltà 5 volte.

Io col mio cappellino storico probabilmente tra prima e seconda superiore

LAVORO

I miei primi due anni di lavoro sono stati veramente un bel periodo. Lavoravo nella ditta di mobili per ufficio della mamma di uno dei miei migliori amici. Montavo e smontavo mobili, facevo preventivi e fatture e curavo il magazzino. Il lavoro mi piaceva e quello stipendio che entrava tutti i mesi era una grande e bella novità senza contare che lavorando con un amico d’infanzia a volte non sembrava neanche di lavorare.

La seconda esperienza lavorativa è durata anche quella circa 2 anni ed è stata la peggiore. La cosa peggiore che abbia fatto nella vita, una forzatura, completamente fuori dal mio essere. Magazziniere e asportatore per una ditta che lavorava per il tribunale. In poche parole asportavo i beni pignorati. Io ero l’ultimo anello di quella infame catena, quello che entra in casa e ti porta via i mobili e il televisore per poi metterli in un magazzino e vederli marcire o vendere per quattro soldi. Per me quello è stato veramente un periodo di merda. In generale tutta quella situazione ed il sistema dei pignoramenti è una vera merda. Poi sono stato licenziato ed è stata una liberazione.

 

ANNI VUOTI

Dopo sono venuti 3 anni vuoti, aridi, tre anni che ho lasciato passare e che sono passati. Sono volati via, portati dal vento. In generale ho sempre sentito un buco dentro, una profonda insoddisfazione che in quegli anni è cresciuta sempre più. Ho preso 9 mesi di disoccupazione, ho fatto il postino e poi per quasi 2 anni ho fatto il letturista. Un lavoro inutile, sottopagato e che mi ha annullato. Lavoravo e uscivo con gli amici. Poche passioni. Tanti vizi. Mi sono buttato su cose che avevo l’illusione quel buco lo riempissero, ma che in realtà lo stavano allargando sempre più.

Fare il letturista di contatori è stato istruttivo. E’ stata la molla, la leva, lo starter. E’ un lavoro avvilente, utile a nessuno e che potrebbe fare chiunque. Si gira con questo palmare in mano per le città e per i paesi da soli, tutto il giorno per otto ore. Si cammina tanto e si pensa tanto e nel frattempo si leggono contatori. Si suonano una marea di campanelli e si incontra un sacco di gente, si saluta, si chiede dove è il contatore, si fa la lettura e poi si va verso la casa dopo. Ogni tanto si fan due chiacchiere. Fine. Dal lunedì al venerdì. 8 ore. 2 anni.

Poi un giorno d’estate sto guidando la macchina in una strada di campagna, sto lavorando. Ho appena finito di leggere i contatori di una cascina, guido piano, fa caldo e sul sedile del passeggero sta appoggiata una cassa piena di albicocche biologiche. Ascolto la radio, fumo una sigaretta e butto gli occhi sul palmare per vedere la prossima lettura. Poco dopo sono sdraiato sulla morbida tappezzeria che sta sulla parte interna del tetto della mia Ford Fiesta, sono coperto di albicocche e la radio non suona più. Mi sono distratto e sono uscito di strada. Io sto bene ma la macchina finisce qui i suoi giorni. Più o meno qui finiscono anche i miei giorni da letturista. Finiscono qui i miei giorni passati a fare qualcosa che non mi va in cambio di pochi soldi che spendo in cose che non mi servono. Prendo coraggio e cambio, cambio strada e cambio direzione.

Ho iniziato a suonare la batteria alle scuole medie. Da allora ho sempre suonato e sempre con lo stesso gruppo. Questa foto è stata scattata durante il nostro ultimo live.

CAMBIAMENTO

Poco prima avevo incontrato Vale, ci conoscevamo già per via di amici comuni, ma non ci cagavamo molto. Poi un giorno a casa di un nostro amico lei dice di voler andare via, di voler andare in Australia. Io ascolto, lei un po mi piace, ma mi mette in soggezione, è molto schietta e diretta mentre io sto più sulle mie. Non parlo molto, preferisco ascoltare. Però in questi anni di lavori poco stimolanti e di vita fatta scorrere via ho fantasticato molto anche io sul fatto di andarmene e l’Australia sembra proprio il posto giusto anche per via del Working Holiday Visa, una soluzione molto comoda. Così alzo la mano manco fossimo a scuola e dico “dai, ci vengo io con te!”

Il 10 Gennaio del 2013 atterriamo a Perth e tutto cambia per davvero. Non è tanto il viaggio quanto più il togliersi dalla situazione in cui si è sempre stati che ti cambia. Cambiano le prospettive ed i punti di vista. Cambia il modo di vedere le cose e cambia il modo di vedere se stessi. Da soli si cambia più in fretta. Gli affetti e le persone care sono molto importanti e sono punti di riferimento ma sono anche come ancore che ti tengono fissato ad un punto. Giri giri in tondo, ma non ti muovi. Ed allora ad un certo punto è giusto mollare le ancore, farsi un bel giro in mare aperto, confrontarsi con lui e parlarci, da soli. Tanto poi al porto si può sempre tornare, la rotta non la si dimentica.

Da qualche parte in Australia

AUSTRALIA

Quel 10 gennaio del 2013 avevo paura, una paura strana. Avevo un idea vaga del posto dove andavo e neanche bene chiaro in testa il perché io ci stessi andando. I due anni che passo in Australia sono anni intensi. Anni di cambiamento in cui sperimento un modo totalmente diverso di vivere fatto di poche certezze e di piccole cose.

Sulle mie spalle ho uno zaino che contiene tutti i miei averi e che sembra piccolissimo ma che col passare del tempo svuoto sempre più. Mi rendo conto che la maggior parte delle cose che mi hanno circondato negli ultimi anni non erano poi indispensabili come credevo e complice anche la lontananza inizio un processo naturale di scrematura dell’inutile. Spesso mi trovo senza soldi ed ogni volta proprio quando il conto si avvicina allo zero è come se la vita mi accompagnasse naturalmente a trovare la soluzione.

Io e Vale facciamo una marea di lavori e lavoretti per poi fermarci quasi per un anno a lavorare in una enorme farm di Avocado. Viviamo in una bellissima casa vicino al mare in un piccolo paesino nel sud del Western Australia. Il periodo vissuto in quella casa lavorando alla farm è stato davvero un periodo felice che ricordo sempre con grande gioia. Per la prima volta forse nella vita stavo davvero bene e sentivo di aver davanti a me infinite possibilità.

I due anni Australiani sono stati anche anni di grandi viaggi durante i quali abbiamo girato in lungo ed in largo il continente Australiano ed il Sud Est Asiatico, angolo di mondo del quale mi sono innamorato al primo sguardo. Durante questi anni ho stretto forti amicizie e incontrato tantissime persone diverse da quelle che incontravo nella mia città. Gente più o meno libera da schemi mentali o perlomeno con schemi mentali diversi che mi hanno ispirato e fatto vedere le cose da altre prospettive. Al fine di questi due anni rimane questo, il cambio di prospettiva. La cosa più importante di tutte è stata proprio il vedere le cose da un altra angolazione.

IL RIENTRO IN ITALIA

Lascio l’Australia profondamente cambiato e con una serenità diversa. Finiamo alle Fiji e poi in Nuova Zelanda dove però le cose non vanno secondo i piani. Arrivando in Nuova Zelanda in inverno il clima ci è ostile e si affaccia in noi la voglia di tornare a casa. Così nel giugno del 2015 torniamo in Italia. Era un po di tempo che la Vale mi parlava di questa bella casa costruita dal suo nonno sui monti tra lago maggiore e lago d’orta e della sua voglia di risistemarla e andarci a vivere e così facciamo. Passiamo l’estate in quella bella casa affittando una stanza e facendo qualche lavoretto ma allo stesso tempo mi annoio e tornano ad affacciarsi pensieri e paure che credevo sepolti nel passato. L’autunno si avvicina ed io e la Vale ci allontaniamo, litighiamo spesso ed abbiamo divergenze su molte cose. Poi una notte di fine estate mentre sto tornando a casa dopo una serata con gli amici cado con la moto e mi rompo un piede. Oltre al piede si rompe anche qualcosa tra di noi. Lei parte per la Thailandia ed io rimango a casa a curarmi. Ci eravamo già separati altre volte in passato ma questa sembra definitiva.

supermarket - ipercoop
Spesa con il piede rotto

LA RICERCA DI UNA STRADA

Passano i mesi e ne saranno necessari tre prima di rimettermi in piedi e camminare senza problemi anche se in realtà il piede non tornerà mai più come quello di una volta. In questi mesi faccio mille progetti e mi faccio mille domande ma alla fine per quanto io cerchi di non pensarci la Vale rimane un chiodo che piano piano si ficca nella mia testa fino a che non è più possibile ignorarlo. A metà gennaio parto, lascio senza troppe spiegazioni e non senza sensi di colpa un progetto che avevo messo in ballo con un amico e la raggiungo. Ci ritroviamo su una piccola isola della Thailandia dove passiamo giorni felici. E’ bello rivedersi. Passiamo mesi tra Thailandia, Cambogia e Vietnam. Mesi di viaggio molto felici nei quali riesco a recuperare fiducia e a ricaricarmi di positività. Torniamo a casa e passiamo un altra estate al poggio. L’inverno lo passiamo a Nitra, una città della Slovacchia dove ci viene data la possibilità di gestire un ostello. Passiamo 4 mesi in questo strano paese, abitato da gente timida e chiusa ma anche brava e semplice.

Da qualche parte in Cambogia

Questi ultimi anni di vita sono stati intensi e ne ricordo i dettagli vividamente. Quello che davvero ha fatto la differenza non è stato il viaggiare in se ma l’abbandonarsi alla vita lasciando aperte tutte le porte e facendosi trovare sempre pronti a prendere qualsiasi occasione al volo. Il problema mio era che vivevo attaccato ad alcune cose ritenendole indispensabili, sicurezze al quale credevo di non poter rinunciare e che mi generavano ansie e paure. Lo stipendio che entra sicuro a fine mese, la macchina, una casa dove poter tornare la sera, amici su cui poter contare. Tutte cose che però ti legano e ti tengono fermo. Più cose avevo più avevo paura di perderle. E poi ci sono le ansie e le grandi insicurezze che la società per come è impostata ci butta addosso fin da piccoli che si erano trasformate in un grande senso di inadeguatezza.

Lasciando tutto ed abbandonandomi al flusso della vita mi son reso conto che le cose arrivano. Piano piano le occasioni capitano perché con solo uno zaino sulle spalle ero libero di andare dove l’istinto mi portava, libero di partire da un giorno all’altro e libero di accettare un lavoro a 4000KM da me se capitava l’occasione. Quando mi sono trovato senza niente e nessuno che mi potesse aiutare, lontano da casa e veramente nella merda ho conosciuto un lato nuovo di me stesso. Come se scattasse una sorta di istinto di sopravvivenza le paure ed i timori si fanno da parte, il cervello ragiona più velocemente e la soluzione arriva in fretta perché tutte le forze sono incanalate nella sua ricerca.

Il distacco e la lontananza sono state il primo passo su una sorta di percorso all’indietro che porta verso il me stesso dal quale mi sono allontanato troppo.

E il bilancio? Beh, il bilancio di questi 30 anni è sicuramente positivo. Sono felice quando mi sveglio al mattino ed ho tutto quello che mi serve. Sono in salute e mi sento come all’inizio di un nuovo percorso. Sono davanti ad un foglio bianco e ora più che mai ho una penna piena di inchiostro con la quale posso scrivere la storia che voglio. Dipende solo da me.

Chiudo con questa immagine trovata in un vecchio album di foto. I miei genitori, la Opel Kadett, le bici sul tetto, una immagine che mi porta indietro nel tempo. Mi riporta all’infanzia felice e spensierata che ho vissuto grazie a loro. Grazie mamma e papà.

 

 

 

 

 

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