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Norvegia del Nord – Guida alla penisola del Varanger

Nell’estremo nord, ad una manciata di chilometri dal confine russo, esiste un angolo di Norvegia dimenticato dal turismo di massa. Un angolo selvaggio, duro, arido, freddo, ventoso e climaticamente imprevedibile. Un angolo di una bellezza diversa del resto di quel paese altamente spettacolare che è la Norvegia. Un angolo dominato da una natura commovente, di una bellezza quasi primordiale. La penisola del Varanger.

Il Varanger è stato lo stage finale della mia lunga permanenza al Nord europa, di cui vi parlo in questi articoli (articolo 1articolo 2). Questa volta non ho viaggiato da solo ma in compagnia di mio padre.

Il Varanger è un posto del quale ci siamo innamorati al primo sguardo e che ci si è incollato addosso.

Prima di iniziare, è doveroso dire che tutta la penisola del Varanger è un’area di nidificazione estremamente importante per tutta una serie di uccelli marini. Questo è anche il principale motivo per il quale io e mio padre siamo venuti a passare quasi tre settimane a fotografare da queste parti. Dedicherò un intero articolo alla fotografia naturalistica in quest’area. In questo articolo però mi soffermerò sulle cose da vedere.

Come arrivare

Noi ci siamo arrivati con una macchina a noleggio dalla Svezia, più precisamente da Luleå, ma se arrivate dall’Italia o comunque da lontano è sicuramente più comodo e veloce prendere un aereo per Kirkenes, la città più vicina. I voli per Kirkenes partono quasi tutti da Oslo, perciò è quasi sicuramente li che farete scalo. A Kirkenes vi sarà possibile noleggiare una macchina ed essere a Tana Bru, vero e proprio punto di accesso alla penisola, in meno di 2 ore percorrendo la E6. Tana Bru è una anonima cittadina priva di grandi attrattive, ma la sua posizione strategica alla base della penisola fa di lei il naturale punto di partenza alla visita del Varanger. Da Tana Bru, che in lingua norvegese significa ponte di Tana, si prende per l’appunto il ponte che permette di passare oltre il fiume Tana raggiungendo così il bivio tra le due strade che si inoltrano nella penisola del Varanger. A sinistra la 890, a destra la E75.

La strada 890

Si guida tra le piccole betulle che crescono a bordo della strada per una trentina di chilometri costeggiando il fiume, prima di incontrare, sulla sinistra, la piccola strada sterrata che porta nella riserva naturale di Tanamunningen. Questa piccola lingua di terra costeggiata dal mare offre i primi scorci spettacolari del viaggio, con opportunità interessanti per scatti pittoreschi.

Bisogna considerare che si viaggia a latitudini estreme, tra i 69 e i 71 gradi Nord. A queste latitudini il paesaggio può cambiare molto ma molto in fretta, anche da una curva all’altra. La strada inizia a salire, l’altitudine aumenta e le betulle a bordo strada si fanno sempre più piccoline, contorte e prive di foglie. Proseguendo lungo la strada si ha la sensazione di viaggiare nel mezzo di una zona boschiva devastata da un recente incendio, ma non è così, siamo al limite della vegetazione . L’altitudine, il vento micidiale e le poche precipitazioni rendono la vita molto difficile da queste parti. La strada continua a salire, costeggiamo un impressionante parete rocciosa grigia coperta dalla neve, poi dopo una lunga curva a destra in salita tutto cambia, e rimaniamo senza fiato.

L’altopiano

E’ come se fossimo stati catapultati da un tunnel spazio temporale su un altro pianeta, molto più freddo e con regole differenti dal nostro. I colori sono cambiati completamente, il verde quasi completamente scomparso, le piccole betulle scomparse, il paesaggio è punteggiato dalla neve, brullo, la terra arida, solo qualche arbusto riesce ad alzarsi di poco dal terreno. Salendo di altitudine siamo entrati in una differente fascia climatica, guidiamo ancora qualche centinaio di metri e fermiamo la macchina. Scendiamo senza dire troppe parole, il vento gelato sulla faccia e sopra di noi un cielo drammatico, carico di nuvole. Davanti a noi la strada taglia un paesaggio sconfinato fatto di colline tondeggianti innevate che si susseguono e laghi ghiacciati. La tundra artica. Siamo ad un’altezza che supera di poco i 300 mt con la sensazione di essere al di sopra dei 3000 mt, perché quello che i nostri occhi vedono è un paesaggio tipico dell’alta montagna. La latitudine estrema cambia le regole del gioco comprimendo le fasce climatiche. Ancora oggi quando io e mio padre parliamo di questo posto ci emozioniamo.

Uno scorcio dell’altipiano dall’alto. Sulla destra un lago in fase di disgelo (foto scattata intorno al 10 di Giugno)

Batsfjord

Poco dopo aver tagliato in due il grosso lago Geatnjajávri la strada si divide, a sinistra la 890 prosegue verso la costa, a destra inizia la 891 che si inoltra salendo nell’altopiano direzione Batsfjord, noi andiamo a destra. La strada sale correndo per una quindicina di chilometri ad un altezza di 350 metri. Lungo questa strada si incontrano un paio di terrazze panoramiche dal quale si gode di una vista spettacolare sull’altipiano, ma tutta la strada è altamente spettacolare e la percorriamo molto lentamente, affascinati dal panorama, prima di scendere decisi verso il mare e la città di Batsfjord, uno dei porti di pesca più importanti a livello europeo. La cittadina in se non offre particolari attrattive, ma come un po tutti i centri abitati da queste parti ha un gran fascino e si ha sempre un po quella sensazione di stare alla fine del mondo.

Foto scattata da uno dei tanti spettacolari punti panoramici lungo la strada per Batsfjord

Qui troverete un benzinaio (il primo dopo avere lasciato tana blu, distante circa 110 km), un supermercato, hotel e case su Air B&B per il pernottamento. Da Batsfjord si diramano trekking di varia lunghezza e tra uno scroscio di pioggia ghiacciata e l’altro siamo saliti a piedi sulla stradina sterrata che porta al faro, godendo della vista della città dall’alto e di qualche scorcio interessante sul fiordo e sul mare di Barents.

Batsfjord vista dall’alto

Syltefjorden

Poco dopo aver lasciato Batsfjord sulla sinistra parte la piccola strada che scende lungo una valle fluviale, costeggiando il Syltefjorden, fiordo lungo circa 16 Km. Su questa strada si incontrano tre paesini di pescatori abbandonati nel secolo scorso; Nordfjord, Hamna, and Ytre Syltefjord. Oggi questi pittoreschi paesini sono stati recuperati dai norvegesi più che altro come attrazione turistica e come luoghi dove avere le loro seconde case estive.

Il paese abbandonato di Syltefjord. Tutti questi paese abbandonati nel 900 sono ora in fase di recupero, quasi tutte le case restaurate e molte nuove case sono state costruite lungo la strada. Principalmente seconde case estive.
Una vecchia casa diroccata appena fuori Syltefjord

In questa spettacolare valle fluviale rincontriamo le piccole betulle che qui riescono a crescere grazie all’abbondante presenza di acqua ed alla maggiore protezione dal vento. Rimaniamo stupiti dai bellissimi fiori che crescono numerosi al bordo della strada ed ai piedi delle betulle. Può sembrare strano, ma dopo aver percorso per qualche giorno il brullo altipiano, vedere questi piccoli fiori, con i loro colori vivaci, ci emoziona. Questa piccola valle è sotto l’aspetto paesaggistico davvero molto interessante.

La valle fluviale bagnata dal fiume Rávdol

La strada costiera per Berlevåg

Guidiamo sotto una pioggia ghiacciata lungo una strada tutta curve che corre ai bordi di una costa fredda e desolata sferzata da un vento gelido. Ancora una volta siamo senza parole, affascinati da un panorama eccezionale. Sopra le nostre teste si stagliano formazioni rocciose primordiali e maestose, sotto di noi spiagge di sabbia bagnate dal gelido mare di Barents, dune, isolotti punteggiati da uccelli marini e renne che vengono a pascolare fin sul mare.

Scorcio della spettacolare strada per Berlevåg

Per arrivare qui siamo tornati al bivio, abbiamo abbandonato la strada 891 e ripreso la 890, proseguendo sull’altipiano per circa 20 Km prima di raggiungere Kongsfjord, dal quale la strada abbandona l’interno iniziando a viaggiare sulla costa.

Il piccolo paesino di Kongsfjord

Da Kongsfjord la strada segue il mare per altri 30 spettacolari chilometri prima di arrivare a Berlevag, altro importante porto di pesca. Clima brutale, freddo, vento che ti spara la pioggia ghiacciata sulla faccia, così veniamo accolti da Berlevag, che ci appare come una città fantasma. Per le sue strade pochissima gente, interi edifici colonizzati dai gabbiani tridattili che nidificano indisturbati, un piccolo pittoresco cimitero, una chiesetta e poco più. E’ il 9 di giugno, tutto è chiuso, il freddo è tale da far battere i denti, ci guardiamo chiedendoci come debba essere la vita qui in inverno.

Un edificio colonizzato dai gabbiani tridattili nel centro di Berlevåg

E75 – La strada costiera del Varagenfjord

Tornati a Tana Bru prendiamo la E75, la strada che costeggia il Varagenfjord (fiordo più orientale della Norvegia) per 140 Km. Pur essendo entrambe strade che percorrono la medesima penisola, la 890 e la E75 sono strade diametralmente opposte. La prima taglia per il centro, la seconda, fatta eccezione per la prima decina di chilometri, segue la costa senza mai lasciarla, passando attraverso numerosi paesi (grandi e piccoli) e zone di interesse naturalistico, paesaggistico e storico.

Nesseby

Uno dei primi centri abitati che si incontrano è Nesseby, la cui chiesetta è uno dei simboli del Varanger. Questa chiesa è una delle poche cose rimaste intatte dopo la ritirata dell’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale, che lasciò in fiamme gran parte della contea del Finmark.

La chiesetta di Nesseby

Vestre Jakobselv

Non c’è molto da dire su questo posto se non che qui si trova un buon campeggio con delle belle casette di legno a buon mercato che possono essere un’alternativa a Tana Bru per passare la notte.

Vadsø

Vadsø è il capoluogo della contea del Finmark, qui ci sono supermercati e qualche ristorante che però non mi sento di consigliarvi. Di fronte alla cittadina, collegata alla stessa da un ponte, si trova la piccola isola di Vadsøya, sulla quale originariamente era stata fondata la città di Vadsø, spostatasi successivamente sulla terraferma. A Vadsøya si trova ora una riserva naturale di notevole importanza per alcune specie di uccelli al cui interno è ancora presente il pilone al quale furono ancorati e dal quale partirono i dirigibili Norge e il dirigibile Italia, protagonisti delle famose spedizioni verso il polo nord del generale Nobile, finite rispettivamente in un grande successo ed in tragedia.

Il pilone dal quale sono partite entrambe le spedizioni verso il polo nord del generale Nobile, all’interno della riserva naturale di Vadsøya

Ekkerøy

Ekkerøy è un piccolo paesino di pescatori affacciato su di un mare stupendo e freddissimo, nonché uno dei paesini di pescatori più antichi della zona. Arroccata sulle pareti rocciose e a picco sul mare della scogliera alle sue spalle, si trova una colonia composta da circa 20.000 esemplari di gabbiani tridattili. Non è la più grossa presente da queste parti ma è fuori da ogni dubbio la più accessibile e consiglio di visitarla anche se non siete particolarmente appassionati di uccelli o natura. Avere la possibilità di vedere così da vicino una colonia di uccelli marini è comunque un esperienza unica che non capita tutti i giorni, anche perchè solitamente visitarle comporta lunghi e turbolenti viaggi in barca.

Uno spicchio della colonia di gabbiani tridattili alle spalle di Ekkerøy

Oltre a questo la camminata che passa sulla cima della scogliera è piacevole e offre scorci molto interessanti. Anche se ho già usato forse troppe volte il termine pittoresco, non ne trovo uno più appropriato per questo paesino, probabilmente il mio preferito.

Il pittoresco paesino di Ekkerøy

Vardø

Vardø è la città più orientale della Norvegia, caratterizzata da un clima artico con temperature che si aggirano intorno ai 10 gradi di media anche a luglio. E’ situata su di un isola collegata alla terra ferma attraverso un tunnel sottomarino lungo 3 chilometri, che a pensarci è un opera abbastanza imponente per un paesino di circa 2000 persone che per centinaia di anni hanno usato barche prima e traghetti poi. Ma in Norvegia non si bada a spese e i tunnel sottomarini da qualche anno ormai sono spuntati un po come i funghi. Parlando di record Vardø ne detiene alcuni. La sua fortezza è la più settentrionale del mondo mentre l’isola di Hornoya, situata ad una decina di minuti di barca è il punto più orientale della Norvegia (per farsi un idea è sulla stessa latitudine di Istanbul). Oltre a questo Hornoya ospita una enorme colonia di circa 200.000 uccelli marini, tra i quali i famosi pulcinella di mare che sembrano essere l’uccello del momento e che tanti vogliono vedere. Vi parlerò di Hornoya nell’articolo dedicato all’avifauna.

Vardø fotografata da lontano in una tipica giornata di pioggia
Il porto di Vardø

Hamningberg

Hamningberg è forse il paesino di pescatori abbandonato più famoso del Varanger. Sopravvissuto miracolosamente alla devastazione dovuta ala ritirata delle truppe tedesche, è stato poi abbandonato negli anni ’60, anche se oggi le sue case sono quasi tutte restaurate ed in ottime condizioni, alcune messe in affitto ai turisti e altre usate come seconde case. Insomma, per essere un paese abbandonato è in condizioni decisamente migliori di altri paesi ufficialmente abitati! Pur essendo tecnicamente nell’area del comune di Bastfjord è accessibile soltanto dalla strada che parte da Vardø, perciò a meno che si voglia raggiungerla a piedi, Bastfjord da qui dista circa 280 Km e ci siamo chiesti se non sia stato abbandonato anche per questo motivo. Decisamente scomodo recarsi in comune per un eventuale problema insomma…

I 40 Km di strada che dividono VArdø da Hamningberg sono forse i più spettacolari dell’intera penisola. Attraversano un paesaggio ancora più spoglio e arido di quello percorso in precedenza, la roccia è nuda, completamente scoperta, tanto che un esperto di geologia potrebbe leggere queste rocce come un libro aperto. La strada passa letteralmente nel mezzo di queste formazioni rocciose a picco sul mare, che si alzano dal terreno come spinte da enormi forze sotterranee. Sopra la testa un cielo quasi perennemente carico di nubi minacciose dal quale ogni tanto riescono a filtrare lame di luce che illuminano le rocce sulla sinistra, accendendole di colori, a destra le rocce che finiscono nel mare azzurrissimo, possente, e freddo. La strada costiera finisce la sua spettacolare corsa qui, a Hamningberg.

Scorcio dal paesino abbandonato di Hamningberg

INFORMAZIONI UTILI

Come arrivare

Come dicevo il modo più veloce per raggiungere la penisola del Varanger è sicuramente prendere un aereo fino a Kirkenes e noleggiare una macchina sul posto, ma nel caso vogliate raggiungere il nord con un mezzo vostro, allora le strade sono le stesse canoniche che portano a capo nord. Queste le due alternative principali.

  1. La strada costiera Norvegese è indubbiamente la via più spettacolare. La strada corre quasi interamente sulla costa, è molto turistica e ci sono infinite possibilità di pernottamento. Le cose da vedere sono tantissime (le famosissime Lofoten ad esempio sono di strada) e i panorami bellissimi. La strada costiera norvegese non per nulla è considerata tra le strade più belle al mondo. Il lato negativo di questa strada è la sua lentezza. E’ una strada molto battuta e trafficata, si attraversano una miriade di paesi e i limiti di velocità abbassano drasticamente la velocità media di viaggio. Ci si ritrova a percorrere lunghi tratti a 50 Km orari e le telecamere sono presento in grande quantità lungo la strada. In ogni caso se si decide per questa allora bisognerà percorrerla fino alla città di Alta e poi proseguire sulla E6 fino a Tana Bru
  2. La strada costiera Svedese (E4) è l’alternativa principale a quella costiera Norvegese. Non ci sono paragoni a livello scenico ma è decisamente più veloce. La si percorre fino a Luleå, poi direzione Haparanda dove si entra in Finlandia. In Finlandia si prende la E75 che passa per Rovaniemi e si prosegue dritti fino al lago Inari, si entra in Norvegia dal piccolo confine di Utsjoki. Dopo il confine si prende la E6 direzione Tana Bru.

Clima

Inutile dirvi che al nord fa freddo e che la temperatura media annuale è molto bassa. Io e mio padre siamo stati nell’area del Varangver (e dintorni) per una ventina di giorni (dal 9 di giugno a 27 dello stesso mese). Durante tutto il periodo abbiamo avuto 2 giornate di sole pieno con temperature che si aggiravano anche intorno ai 17 gradi in pieno giorno, ma per il resto del nostro soggiorno il tempo è stato sempre estremamente variabile e spesso ventoso con temperature vicine allo 0 di notte e intorno ai 10 gradi di giorno. Abbiamo notato un grosso cambio climatico dal 15 di giugno in poi, perciò il periodo incide molto sulla situazione generale. Prendiamo ad esempio la zona dell’altipiano; se appena arrivati abbiamo trovato una situazione particolarmente fredda, con laghi ancora ghiacciati, zone coperte dalla neve e qualche nevicata sporadica, dopo solo una settimana la situazione era decisamente cambiata, con i laghi completamente sghiacciati, la neve quasi interamente scomparsa e temperature un po più alte. Da considerare però che a luglio, (mese climaticamente migliore sulla carta) arrivano le zanzare. Noi abbiamo avuto modo di avere a che fare con loro gli ultimi giorni e io personalmente le ho sperimentate durante la mia permanenza di qualche mese in Svezia e vi assicuro che sono molto aggressive e numerose. Se pianificate di venire qui a luglio attrezzatevi di conseguenza e comprate i potenti spray anti-zanzare locali (decisamente più potenti dei nostri)

Valuta

In Norvegia (così come in Svezia) non troverete l’Euro ma la Corona Norvegese. Il cambio al momento della nostra permanenza (2018) era più o meno di 10 corone per un Euro.

Cibo

Il cibo è un tasto dolente. I ristoranti sono quasi del tutto inesistenti in zona e quelli che ci sono sarebbe meglio evitarli, sia per i prezzi che per la qualità del cibo. Gli scandinavi in generale sono maniaci degli hot dog, ne troverete ovunque e ogni benzinaio ha la sua selezione di hot dog (quasi sempre uguale per la verità) e se proprio state morendo di fame vi consiglio di optare per uno di questi. Il “top della gamma” è indubbiamente il “GrillBaconpølse”, ovvero un würstel avvolto nel bacon e spesso ripieno di formaggio. Lo trovate nei benzinai per circa 4 euro. I benzinai spesso servono anche hamburger o altre cose simili e arrivati a Tana Bru vi renderete subito contro che il benzinaio qui è il centro del mondo. In ogni caso spesso in questi paesini nordici la vita sembra girare un po attorno alla tavola calda del benzinaio, era così anche nel piccolo paesino islandese dove ho vissuto e in altri posti sperduti dove ho passato del tempo, non necessariamente solo al nord.

 

Claudio
Fotografo, VideoMaker e batterista fallito. Vivo in costante movimento spostandomi da un posto all’altro senza avere ancora mai trovato il mio di posto. Ho vissuto e lavorato in Australia, Nuova Zelanda, Slovacchia, Italia e Islanda.  Amo viaggiare in moto nel sud-est asiatico, il caffè con la grappa e le lunghe passeggiate in montagna.

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