Paesi Bassi

Olanda del Nord – Kinderdijk e Texel, due posti da non perdere

I Paesi Bassi sono un piccolo grande stato fuori dal comune che con i suoi 17 milioni di abitati circa risulta essere uno dei più densamente popolati dell’Unione Europea. Le sue politiche interne (le più discusse quelle su droghe leggere e prostituzione) unite al fatto che il sistema sembri uno dei migliori e meglio funzionanti al mondo, hanno spesso portato l’Olanda ad essere un esempio da seguire per molti, così come, allo stesso modo, per alcuni tutto si riduce alla sola Amsterdam ed al fumarsi le cannette fingendo di essere interessati ai musei (sono stato anche io colpevole di questo in passato, lo ammetto). Durante il mio ultimo viaggio ho tagliato in macchina l’intero paese soffermandomi in due luoghi iconici olandesi, Kinderdijk, dove è possibile ammirare i classici e tradizionali mulini a vento, e Texel, col le sue spiagge infinite, il mare bellissimo e la natura che domina l’intera isola.

Kinderdijk

Siamo ormai abituati a dire Olanda per indicare tutti i Paesi Bassi, ma è un errore. Olanda meridionale e Settentrionale sono nella realtà 2 delle dodici provincie che compongono i Paesi Bassi, nome con il quale si dovrebbe definire l’intero stato. Perché Paesi Bassi? Beh, perché sono bassi.. I primi che vennero ad abitate la zona di Kinderdijk costruirono le loro case sulla cima di dune sabbiose per evitare di esser sommersi dalle frequenti inondazioni della zona.  Col passare del tempo, un numero sempre maggiore di persone venne a cercare fortuna in queste terre difficili, ma estremamente fertili, a due passi dalle città commerciali che crescevano rapidamente nella parte occidentale del paese. Si iniziarono così a costruire le dighe per mantenere l’acqua fuori da questi territori, ma una volta fatte rimaneva il problema dell’acqua piovana e delle acque sotterranee che dovevano essere in qualche modo scaricate al di là della diga. Per questa ragione col tempo si formò la complessa rete di canali e bacini di stoccaggio dove veniva pompata l’acqua in eccesso per mantenere l’area asciutta. Come? Con delle pompe azionate ovviamente dai famigerati e iconici mulini a vento.

Un mulino a vento particolarmente pittoresco con a fianco il canale e le papere che fanno il bagno. Il tutto coperto dal classico cielo grigio invernale.

Col tempo e con l’avanzare della tecnologia i mulini a vento sono poi stati sostituiti, dai motori a vapore prima, e dall’elettricità poi. L’intero sistema rimane però intatto ed è lì da vedere, 19 mulini e tutto il sistema di drenaggio, una parte fondamentale della storia di questo paese. Noi siamo passati di qui a Novembre inoltrato, e tutte le attività turistiche e le visite erano chiaramente chiuse, anche se il parco rimane aperto ed è possibile passeggiare tra canali e mulini (vento tragicamente gelato permettendo). In estate è però aperto il visitor center, dove è possibile visionare video-documentari sulla storia del luogo, vedere una sala macchine ed è possibile visitare l’interno di uno dei mulini. Oltretutto questa è anche un importante zona naturale e di nidificazione per numerose specie di volatili, un vero e proprio polmone verde del paese. Se venite in macchina come noi, tenete a mente che trovare un parcheggio non a pagamento nella zona dei mulini è un impresa quantomeno ardua.

I mulini a vento in fila appena fuori dal paese di kinderdijk

Texel

Corrono deserte e senza fine al fianco di un mare che durante le giornate di sole invernali sa essere di un azzurro da far invidia ai Caraibi. Dai paesi bassi passando per la Germania fino ad arrivare alla Danimarca, per poi salire all’estremo nord della Norvegia passando dalle Isole Lofoten, dove il mare è di un colore così bello da far fatica a resistergli, nonostante le temperature non propriamente invoglianti neanche d’estate. Sono le spiagge del nord dell’Europa, che esercitano un fascino particolare su di me, specialmente in inverno. Quelle che viaggiano lungo il fianco sinistro dell’isola di Texel ne sono un ottimo esempio, e ci sono pure le dune!

Barchetta abbandonata ai piedi delle piccole dune di Texel

Per andare a Texel si prende il modernissimo traghetto di proprietà degli isolani che in una ventina di minuti porta da Den Helder all’isola (sul traghetto è possibile salire anche con la macchina). Noi abbiamo pagato 25€ perché ci siamo andati durante la settimana, mentre dal venerdì alla domenica il prezzo sale a 37 euro. Si paga all’andata ed è compreso anche il ritorno. Se vi capita di andare e avete un languorino sul battello, vi consiglio il roll di pastasfoglia con il Frikandel (2€), leggermente speziato, davvero niente male.

La punta del battello e Texel sullo sfondo

L’isola è a misura di bici, piccola e poco trafficata (in inverno), in macchina volendo in meno di un ora si fa il giro. Durante la nostra permanenza il tempo è stato grigio, un grigio compatto ed uniforme che appiattiva tutti i colori e nel quale il mare quasi si fondeva con il cielo. Nonostante questo siamo rimasti colpiti dal fascino dell’isola, specialmente la parte sinistra occupata dalla riserva naturale di De Slufter, un ambiente unico, in quanto l’unico rimasto nei paesi bassi dove il mare è libero di affluire senza nessuna diga o barriera. Le mareggiate più grosse arrivano anche a coprire gran parte della riserva. Questa riserva naturale in estate è un paradiso ornitologico dove numerose specie di uccelli, specialmente marini, vengono a nidificare e riprodursi. Il simbolo indiscusso di Texel è il faro rosso che si staglia tra le dune della parte nord dell’Isola. Gli olandesi qui non sembrano davvero fare caso al vento gelato che tira da queste parti, e sulle vaste spiagge c’è un via vai continuo di gente che porta a spasso cani e qualche raro turista che scatta foto.

 

Il faro

Devo dire che mi piace parecchio visitare i posti in inverno, si spende tendenzialmente di meno e c’è pochissima gente in giro, ma a Texel ho una gran voglia di tornare anche d’estate. O forse, semplicemente, ho voglia di tornarci.

Le dune, la spiaggia e il mare che si fonde con il cielo
Passeggiate con cani e bambini nonostante il vento che “taglia la faccia”

 

Claudio
Fotografo, VideoMaker e batterista fallito. Vivo in costante movimento spostandomi da un posto all’altro senza avere ancora mai trovato il mio di posto. Ho vissuto e lavorato in Australia, Nuova Zelanda, Slovacchia, Italia e Islanda.  Amo viaggiare in moto nel sud-est asiatico, il caffè con la grappa e le lunghe passeggiate in montagna.

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