Vietnam

Perchè non mi è piaciuta Ho Chi Minh City (Saigon)

🍡Lecornie e dolcetti🍢 #streetfood a #hochiminhcity

Una foto pubblicata da Small Shed (@small.shed) in data:

Visitare Ho Chi Minh City, o meglio, Saigon, come la chiama la gente del posto, è una cosa che purtroppo può capitare a tutti. Può succedere se decidi di visitare il Vietnam, se ci entri via terra dalla Cambogia sarà molto probabilmente la tua prima tappa.

A Ho Chi Minh ci sono stata 10 giorni, troppo pochi per poterla esplorare tutta, ma decisamente troppi per capire che non vorrei mai più tornarci. Ho passato giorni di inutili sbattimenti che mi hanno portato a percorrere la città in lungo e in largo, tra uffici postali, banche e corrieri internazionali. Mi sono spostata principalmente in bus e con le mie gambe. Ho macinato km su km, deviando pozzanghere di non so bene che cosa, motorini parcheggiati in mezzo al marciapiede, respirando brutti odori, ho detto no mille volte alle richieste di taxi e venditori ambulanti e mi sono asciugata mille volte la faccia sporca di sudore e smog sulla maglietta.

Le strade di questa città sono dominate dai #motorini. Sono tanti, tantissimi, sciamano come impazziti in ogni direzione e senso di marcia. Ancora più che in altre città asiatiche le regole sembrano davvero non esistere, nessun #rispetto, il pedone conta quanto una merdaccia per terra. Il rumore dei clacson riempie le orecchie ad ogni ora e alla lunga fiacca quasi più del caldo. La soglia di attenzione durante i numerosi attraversamenti stradali che la #città impone non può mai calare. Mai. Per nulla al mondo si fermano davanti a delle strisce pedonali, qualsiasi ostacolo viene evitato suonando furiosamente il clacson. Nella foto quello che noi chiameremmo #motoraduno è in realtà una normale attesa al semaforo.

Una foto pubblicata da Vale&Cla (@vale_e_cla) in data:

Questa città l’ho dovuta vivere, in poco tempo, obbligatoriamente. E l’ho odiata tantissimo. Mi bastava scendere i 7 piani di scale che mi portavano dalla stanza dell’albergo all’entrata della hall per respirare a pieni polmoni tutti i gas di scarico dei mille motorini impazziti che sfrecciavano evitando pedoni come se fossero birilli. Non importa se il semaforo è verde e non importa neanche se la strada è a senso unico. I motorini posso arrivare da ovunque. Ed è così che una pazza vietnamita col suo motorino ha deciso di incontrare la mia gamba.

Come in Cambogia, ma molto più violentemente, se un motorino viaggia sulla corsia di destra e deve girare a sinistra invaderà la corsia di sinistra prima di immettersi nella propria di destra. La regola è che se un pedone sta transitando nel suo raggio verrà prima avvertito con forti suonate di clacson e poi schivato all’ultimissimo secondo. Se la scena si potesse vedere al rallentatore si potrebbe quasi notare che i peli delle braccia spostati dal vento si sfiorino nel lieve impatto.

I pedoni sono considerati delle merde. No. Peggio delle merde. E’ una scala graduale. In alto ci sono i bus, giganti e maestosi che posso schiacciare chiunque e raramente si fermano. Una volta mi sono trovata in mezzo a due bus che probabilmente gareggiavano per arrivare primi al semaforo.

In questi casi c’è una sola cosa da fare. Stare fermi. Dovranno essere loro a schivarti, fa parte del gioco, perché credo che fermarsi non sia tra le regole. Non ci sono eccezioni per nessuno. Che tu sia un bambino, un cane o un vecchio invalido. E’ stressante, fisicamente e mentalmente.

La sensazione è quella di essere in una giungla, dove vince il più incivile. Non ho trovato rispetto, ma non solo per me, povero viaggiatore, turista, imbranato e fuori contesto. Non ho trovato rispetto neanche tra di loro, vietnamiti con lo stesso sangue e la stessa cultura.
E se poi dobbiamo dirla tutta, Ho Chi Minh City non ha veramente nulla di interessante da vedere. Uno dei luoghi di maggiore interesse è l’ufficio postale… che è tutto un dire. E poi solo perché l’ha costruito il Signor Eiffel, colui che creò il simbolo di Parigi. Pieno di turisti imbambolati che fanno le foto, a cosa non l ho capito. Fuori erge maestosa Notre Dam. Alè.

(questa la vista dal mio albergo)

Se si parla di cibo invece ne posso parlare bene e i miei posti preferiti dove mangiare li ho elencati QUI. Tra questi alcuni ristorantini locali, ma anche un giapponese e della pizza italiana.

La mia zona, quella dove era situato il mio hotel, era il District 1, quello dove va la maggior parte della gente, per capirci. Un miscuglio di turisti di ogni dove, locali con musica alquanto discutibile aperti fino a tarda notte, tutti seduti in fila a guardare la strada, mi ricordano un po le vecchiettine che ci sono nei nostri paeselli in campagna. Che se passa la figlia del fratello del parroco con il nipote del ciabattino, tutti sono pronti a spettegolarci su.

Un quartiere più carino lo si può trovare alla fine del canale Saigon. Questo canale spunta dal nulla in mezzo alla città, ma tutto intorno sembra più curato. Sul lungo canale ci sono alberelli e panchine, qualcuno pesca. La sera è molto più caratteristico perché i locali sono aperti e pieni di luci. Nessuna scritta in inglese, nessun turista per la mia esperienza. Un bell’angolo di città, i vicoletti stretti e silenziosi, le persone cordiali. Ma i motorini non ne hanno per nessuno neanche qua.

Volevo iscrivermi in palestra, per 10 giorni. Ho chiesto alla prima palestra che ho trovato, in piazza vicino al mercato centrale. 20$ al giorno, quando me l’ha detto ho chiesto se poteva scrivermelo perché non riuscivo a credere che fosse vero.

E come ciliegina sulla torta se si sale sui bus pubblici con gli zaini da viaggio si paga il biglietto doppio. E fu così che posizionammo i nostri zaini belli comodi sulle seggioline, girati, in modo che potessero anche guardar fuori dal finestrino. Peccato la mancanza delle cinture di sicurezza.
Un piccolo sfogo e una città a mio avviso completamente inutile.

Foto sopra: I guidatori di risciò che dormono in piena notte sui loro mezzi di lavoro

Foto sopra: Uno dei tanti trasporti “eccezionali” che si possono trovare in Vietnam e in tutta l’Asia

Foto sopra: Una bancarella del mercato locale

Valentina
Innamorata dell'Australia e della Thailandia. Allergica alla frutta secca e intollerante a tante altre cose come alle persone maleducate. Mi piace viaggiare per lunghi periodi, con il volontariato o qualche lavoro a breve termine. Scrivo per ricordarmi le cose che faccio perchè ho una memoria orribile.

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