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Una settimana a Portland con Workaway e impressioni personali sulla città

Ero a Seattle, seduta al tavolo da pranzo di quella casa multiculturale dove sono capitata, sempre con Workaway. Stavo guardando per continuare il mio viaggio verso la California, e Portland mi è sembrato un secondo stop perfetto. Così ho iniziato a guardare dove sarei potuta andare una volta giunta a Portland e cosa avrei potuto fare.

Non c’erano tanti annunci disponibili su Workaway, alcuni avevano il calendario rosso, altri cercavano persone che stessero un lungo periodo, uno sembrava un maniaco e tra l’altro non aveva recensioni. C’era un posto interessante, un allevamento di galline, mi sarebbe piaciuto imparare qualcosa in più sulle uova, però anche loro cercavano persone che stessero almeno 2 settimane. A volte ci provo lo stesso, non si sa mai che ti dicano di avere proprio un buchino per te.

Alla fine però ho trovato un annuncio di una famiglia che sembrava fare al caso mio, con un paio di recensioni eccellenti e che aveva bisogno di qualche lavoretto in giardino e in casa. Mi rispondono subito positivamente!

La casa non si trova vicinissimo a Portland, ma è in una zona molto benestante e piena di alberi, prati e scoiattoli. Con i mezzi pubblici dal centro ci metto un ora e mezza ad arrivare, non perché sia davvero così distante, ma perché i mezzi sono davvero di una lentezza allucinante. In macchina ci vuole solo una trentina di minuti.

L’arrivo

La casa è gigante, su due piani. La porta d’entrata è bianca e doppia, potrebbe essere tranquillamente grossa come la porta del mio garage. Mi avvicino al campanello e suono. Sento il cane abbaiare e la porta si apre dopo pochi minuti. Ci abbracciamo subito, la mia nuova famiglia è super accogliente, mi prendono lo zaino e li seguo su per le scale completamente ricoperte di moquette beige verso la mia nuova stanza. Un corridoio stretto da il via a una serie di porte infinite tutte uguali, sia a destra che sinistra. A metà corridoio c’è la mia porta, bianca, come tutte le altre. La mia stanzetta è un amore, di un rosa tenue e rilassante, il letto è pieno di cuscini e mi ci tuffo subito.

Mi mostrano la casa e i diversi lavori che ci sarebbero da fare, poi ci dirigiamo in cucina e mi chiedono se devo mangiare. Sono le 7 di sera, per me è ora di cena, ma imparerò presto a capire che qui nessuno ha dei veri orari. Si mangia a qualsiasi ora, seduti, in piedi, sul divano, dove capita. Non ci siamo mai seduti al tavolo a mangiare tutti insieme neanche una volta durante la settimana che sono stata con loro. Non che mi dia fastidio, a me non cambia niente, e poi quello che cerco è proprio entrare nel vivo della situazione, vivere come un locale e quindi quello che ho fatto è stato cercare subito di integrarmi.

Aprire il frigo, ogni volta che il mio stomaco brontolava, non mi è dispiaciuto per niente. Non guardare l’orario e vivere in base a quello di cui ha bisogno il proprio corpo è qualcosa che noi italiani non siamo abituati a fare. Se oltre a questo ci fosse un certo criterio da quello che si arraffa nel frigo, potrebbe anche non essere male.

Sono stata con questa famiglia 7 giorni, di cui ne ho passati 4 in casa con loro, ho sistemato il giardino, ho estirpato un po di erbaccia, sistemato un po il garage, rastrellato le foglie, cucinato e cucinato molto perché si, prendo le cose dal frigo, ma poi le cucino o le assemblo alla bel che meglio. Hanno apprezzato le mie lasagne, mettendoci una salsa a parte, il pollo con le patate e il salame al cioccolato.

Con il padrone di casa ho fatto il caramello ed ha ammesso che è l’unica cosa che sa fare in cucina, ma la sa fare proprio bene!!! Con la moglie siamo andati a fare una bella spesa, basandoci sui miei gusti e sulle cose che avrei voluto mangiare durante la settimana. Mi hanno viziata, devo ammetterlo, sono stati molto carini con me e mi hanno lasciata libera di fare qualsiasi cosa avessi voluto fare, in casa e fuori. Hanno anche comprato la birra, la mia preferita.

W i Timbers!

Una mattina, mentre eliminavo i rametti morti dal vaso di fiori vedo arrivare il capofamiglia che aveva dei biglietti gratis per la partita di calcio di quella sera. Ed eccomi catapultata nella curva dei Timbers, la squadra del Portland che cercava di infilare la palla nella rete dei Dallas. I tifosi stanno al loro posto, ma si fanno sentire e come nei film c’è il venditore di birra che passa tra i tifosi cercando di vendere più birra possibile e guadagnare qualche soldo. Dall’altra parte dello stadio la curva è inesistente. Al suo posto c’è un edificio che comprende anche una palestra, e infatti dalla curva potevo vedere le persone che si allenavano. Cose che solo chi ha 12mila dollari da spendere all’anno può fare. Veri VIP. La partita è finita 0-0, ma non è quello che importa. Bere un paio di birre prima della partita in compagnia, mangiare una pizza, fare due chiacchiere con gli altri tifosi, sentirsi parte integrante di Portland, fare finta di vivere qui. E’ proprio per questo che uso Workaway!

Sono tornata in zona stadio un paio di giorni dopo, a cercare qualche gadget dei Timbers da portare a casa, la zona senza tutta quella gente era molto diversa, quasi un po desertica, ho trovato quello che cercavo e mi sono spostata un po verso il centro. Sarò comunque una tifosa dei Timbers a vita. Indossano anche il mio colore preferito, verde. C’è addirittura un giocatore che si chiama quasi come me, Valentin.

Portland

Portland è davvero strana.
Confronto a Seattle mi sembra una città più a misura d’uomo, ben collegata con i mezzi, multiculturale, addirittura su alcuni tram ho sentito la voce che indica le fermate parlare prima in inglese e poi in spagnolo, le persone sembrano più socievoli, hanno voglia di fare quattro chiacchiere anche se non ti conoscono. Portland è piena di birrerie e di birra artigianale soprattutto, ci sono un sacco di localini carini, ed è piena di arte ed eventi. E’ una città anche piena di ponti, di biciclette e monopattini, ci sono anche molti food carts (furgoncini che vendono street food) amatissimi dagli abitanti di Portland dove si può gustare cibo da ogni parte del mondo.

Portland è piena anche di giovani tossici che si accampano sui marciapiedi del centro, alcuni dormono ai bordi delle strade, altri chiedono qualche soldo, tutto nella completa impassibilità di chi cammina. Alcuni hanno piazzato direttamente delle tende sul marciapiede e mi è parso come se ognuno potesse fare un po quel cazzo che vuole.

Non che a Seattle di tossici barboni non ce ne siano eh, ci sono eccome! Ma ecco, le tende magari le piazzano nei parchi appena fuori la città! A Portland sembra quasi che chiunque può fare quello che gli pare. Non mi sono mai comunque sentita in pericolo e nessuno di questi mi ha mai importunato o chiesto qualcosa.

E’ un po come se nella stessa città ci siano due diverse popolazioni che non comunicano tra di loro, ma una è più invisibile dell’altra. Ogni tanto vedi gruppi di poliziotti che ne arrestano qualcuno, ma tutto nella tranquillità più totale. Mi hanno detto che si vedono più tossici dormire di giorno che di notte perché la notte devono stare svegli per non farsi scavallare i loro beni personali da altri tossici. La maggior parte sono giovani, alcuni con figli al seguito. Pare che fino a due anni fa la situazione fosse sotto controllo, mentre adesso è completamente esplosa.

Portland però mi piace, escludendo i tossici. La gente si sente libera di essere quello che è, di vestirsi come vuole, anche con un pigiama rosso pieno di pinguini. Si perché forse quel giorno quella ragazza si sentiva così, indecisa tra il freddo polare e l’estate e ha fatto bene a indossare quello che voleva. Mi piacciono le città così.

Cosa vedere a Portland?

A Portland c’è la libreria indipendente più grande al mondo di libri nuovi e usati, così dicono. E’ la Powell’s Books e da fuori non sembra niente di che, invece all’interno è una miniera gigantesca di libri. Disposta su più piani e suddivisa in stanze, ogni stanza è chiamata con un colore diverso. La mia preferita è senza dubbio la stanza rossa piena zeppa di guide di viaggio e libri scritti da viaggiatori, c’è un intera lunga parete solo per loro. All’ultimo piano c’ la stanza dei libri rari, dove si possono trovare un sacco di curiosità. I libri si possono comprare oppure si può andare nella stanza marrone a prendere un caffe e leggere a più non posso.

Davanti alla libreria, dall’altra parte della strada, c’è un negozio di vestiti dell’usato fantastico. Forse non proprio economico, ma li si possono trovare tante cosine particolari in vero stile americano.

Il Washington park più che un parco è una vera foresta che include addirittura uno zoo, un roseto, un giardino cinese bellissimo, alcuni laghetti, un sacco di scoiattoli. Se avete la macchina potete addentrarvi nel parco perché c’è più di una strada che lo attraversa. Se volete arrivare al parco a piedi vi avviso che la strada è molto in salita, io da perfetta poco ginnica che sono credo che la prossima volta, se ci sarà, opterò per il bus. Merita davvero.

E poi beh, bisogna fare un giro a Chinatown, il vecchio quartiere, e poi la Pioneer Courthouse Square dove ogni mattoncino di pavimentazione riporta un nome diverso. Questo perché i mattoncini sono stati venduti per la costruzione della piazza e quei  nomi incisi sono i nomi dei donatori. Per chi arriva a Portland nel weekend non si deve dimenticare di visitare il mercato del sabato poco distante da Chinatown.

 

Valentina
Innamorata dell'Australia e della Thailandia. Allergica alla frutta secca. Mi piace viaggiare per lunghi periodi, con workaway o qualche lavoro a breve termine. Scrivo per ricordarmi le cose che faccio perchè ho una memoria orribile.

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