Viaggiare in bus alle Fiji – Tutto un altro mondo

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Fermata del Bus

Prendere un bus locale che porta sulla costa meridionale dell’isola da Nadi costa 10 dollari fijiani, ma saranno i 100 km circa di viaggio che si riveleranno l’esperienza più genuina avuta fino ad ora alle Fiji.

Sul Bus siamo gli unici non locali e appena partiti, dal finestrino passa l’interessantissimo film del paesaggio che muta. Il turismo lascia spazio alla vita reale, le case lasciano spazio alla natura, una natura tipicamente tropicale, verdissima e lussureggiante. Gli altoparlanti sparano il rilassatissimo reggae fijiano che sto iniziando ad apprezzare davvero e che fa da perfetto sottofondo al film muto del paesaggio che scorre, mentre la corpulenta signora che ho di fianco dorme e caracolla su di me ad ogni curva a destra.

Paesaggio Fijiano

Prati verdissimi, palme, un paio di fiumi dall’acqua torbida, galline, casette col tetto di paglia, panni stesi al sole, campi, bellissime montagne verdi a fare da sfondo e sopra tutto questo un cielo azzurro velato da nuvole bianchissime che sembrano zucchero filato. Ogni tanto le montagne si aprono lasciandoci intravedere il bel mare turchese. Maiali, cavalli e mucche scorrazzano sui bordi delle strade. Non ci sono animali pericolosi alle Fiji, niente serpenti o ragni strani come nella vicina Australia.

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Panni stesi ad asciugare al sole

Dopo un oretta di viaggio passiamo di fianco ad un paio di villaggi e scopriamo dove vivono davvero i locali. Sono case di lamiera, di legno, oppure di semplici mattoni di cemento a vista.

Rimaniamo colpiti da una baracca in particolare, che si erge solitaria su un pezzo di prato ben tenuto, circondato dalla solita vegetazione, a pochi metri dalla strada. Il bus vi si ferma davanti per caricare una ragazza diretta a Suva, la mamma, seduta a gambe incrociate nella verandina della piccola casetta di pannelli in legno la saluta mentre armeggia con delle verdure. Dentro la casa sembra non esserci molto di più di un piccolo rudimentale cucinino.

La semplicità trasmessami da questa scena stride forte con il business milionario che gira attorno a queste isole, le vagonate di turisti australiani e neozelandesi trasportati da costosissime barche sui resort extralusso fronte mare dove fijiani ben vestiti sorridono da dietro il bancone del bar o mentre servono il pranzo. Mi chiedo chi sia a guadagnarci e ho l’impressione che non siano i locali, che hanno si lavoro, ma forse stavano bene anche senza tutto questo.

Il popolo fijiano non ha bisogno di molte cose per vivere, le loro case sembrano cadere a pezzi, ma è perché usano le stanze solamente per dormirci, sono un popolo a cui piace la natura e vivere all’aria aperta. Come ci ha raccontato una famiglia italiana che da quasi 5 anni vive in questa isola, ogni villaggio ha un centro comune dove tutti si riuniscono per stare insieme, mangiare, lavorare e divertirsi.

Bambini Fijiani

Ogni persona, anche più in là con gli anni, parla inglese, quindi il problema di comunicazione non si pone. La signora seduta alla mia destra mi ha raccontato che stava tornando da casa di sua figlia, dove l’ha aiutata a far nascere la sua nipotina. Mi ha mostrato le foto sul telefono di questo scricciolo con ancora il cordone ombelicale attaccato.

La sua famiglia è molto numerosa, lei ha 4 sorelle e 6 fratelli. I suoi figli sono ormai grandi e si sono spostati a vivere nelle città, così che lei e suo marito ora si ritrovano a vivere nuovamente soli. Ci ha invitato a soggiornare da lei, ci ha lasciato il suo numero e ha cercato di nutrirmi con tutto quello che aveva nella borsa, come una brava nonna.

Questo piccolo viaggio col bus ci ha fatto intravedere le altre Fiji, quelle senza la maschera patinata disegnata sui depliant turistici e nei resort.
Sotto questa maschera sta la vera faccia delle Fiji e dei suoi abitanti, e ci sembra di notare un comune denominatore tra le due, un bel sorriso stampato, una gran cordialità e tanto amore verso questa terra.

Scorcio rubato dal finestrino

Giorni dopo, il viaggio è proseguito fino a Suva, capitale dello Stato, tutta un’altra cosa rispetto a Nadi. Il bus che stavamo aspettando è passato senza neanche fermarsi e a dire il vero il simpatico autista ci ha anche fatto ciao ciao con la manina. Probabilmente era pieno!

Aspettare il bus successivo voleva dire perdere due ore, così abbiamo provato a fare l’autostop e la seconda macchina si è fermata. Sono saliti con noi anche due ragazzi sudamericani, è stato un viaggio divertente, il ragazzo che ci ha dato il passaggio ci ha fatto anche un po’ da guida turistica e ci ha lasciato nel centro della città.

In viaggio in macchina verso Suva

Un giro sul lungomare e nei parchi dove alcuni fijiani dormivano beati sui muretti e le panchine, un po’ di shopping nei negozi, vecchie insegne e fiori colorati nei vasi, ragazze sorridenti nella loro divisa da scuola, omoni giganti che attraversano la strada con i loro sulu, quelle gonne-pareo tipiche del posto sobrie per gli uomini e colorate per le donne, e quella frutta strana che ci è stata gentilmente offerta al mercato, un banana gigante verde fuori e un po’ aranciata all’interno.

Camminando per le strade di Suva

L’unica pecca è stato il cibo, non siamo riusciti a trovare un ristorantino fijiano e siamo finiti a mangiare cinese.

Uno scorcio dalla città di Suva

Questo è il ricordo che avrò delle Fiji, perché l’hotel di lusso con spiaggia privata c’è ovunque nel mondo, tutto il resto no.

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