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Wildlife photographer of the year 2016 al Forte di Bard

 

Il Wildlife Photographer of the year è il concorso fotografico più prestigioso al mondo per quanto riguarda la fotografia naturalistica, organizzato dal Natural History Museum di Londra.

Essere tra i vincitori di questa competizione significa essere tra i migliori fotografi di natura del mondo ed è il più grande riconoscimento che un fotografo possa ricevere. Ma vincere una competizione del genere non è per niente facile.

La giuria sceglie le foto vincitrici tra circa 50.000 immagini che arrivano da circa 100 paesi sparsi sul globo, arrivare quindi anche solo tra le 5 finaliste di ogni categoria è già un traguardo eccezionale. La qualità delle immagini scartate è altissima. Le foto esposte sono circa un centinaio, alcune lasciano davvero senza parole.

Quello che più mi ha colpito però è la storia che accompagna ogni foto, come è stata scattata, l’idea dietro la foto, la fatica per ottenere l’immagine, il grande impegno, l’ingegno, il sacrificio, l’enorme mole di tempo speso per ottenere un immagine perfetta, per realizzare in un click lo scatto che hai in testa magari da mesi, se non anni.

La stupenda foto vincitrice della categoria “Urban” (animali in città), scattata a Mumbai da Nayan Khanolkar, un fotografo indiano, ne è un esempio, frutto di una grande determinazione e di un’attesa durata 4 mesi.

Il fotografo voleva mostrare come fosse possibile una convivenza pacifica tra Uomo e Leopardo ed immortala questo grande felino che si muove silenzioso tra i vicoli della città. L’immagine è stupenda, suggestiva, ma non è uno scatto casuale, è frutto di un concetto, una lunga ricerca, un inquadratura perfetta e una lunga attesa. Così sono tutte le foto esposte, stupende ma mai frutto del caso.

Un altra foto che mi ha molto impressionato è quella scattata da Charlie Hamilton James, fotografo inglese che lascia la sua trappola fotografica per sei mesi ( 6 mesi) in un punto del Grand Teton National Park nel Wyoming che sa essere quello dove i ranger depositano delle carcasse di animale per tenere gli orsi lontano dalla strada.

Quando recupera la macchina dopo sei mesi si ritrova a dover visionare 200.000 scatti e tra questi trova quello spettacolare che lo porta tra i 5 finalisti della categoria “mammiferi”.

In ogni caso le immagini, come qualsiasi altra forma d’arte, sono soprattutto emozioni che ci colpiscono in maniera soggettiva e diversa.

Così tra le foto esposte quella che mi ha colpito all’istante, che mi ha ipnotizzato e mi ha fatto rimanere per un attimo confuso chiedendomi se stessi guardando una foto o un dipinto è l’immagine vincitrice della categoria “land” scattata dall’italiano Stefano Unterthiner. Un’immagine perfetta, che coglie lo spirito della montagna e lo trasmette a chi guarda la foto. Bellissima.

Le foto esposte in questa mostra ci ricordano quanto il nostro pianeta sia bello, incredibilmente ricco di forme di vita e quanto tutto sia nel bene e nel male interconnesso. ll modo di vivere dell’essere umano influenza più di ogni altra cosa gli equilibri sulla terra, inquiniamo e distruggiamo ed allo stesso tempo salviamo e preserviamo in questa specie di tiro alla fune senza fine.

La natura su questo nostro pianeta è stupenda ma ne siamo troppo lontani, viviamo davvero troppo lontani da lei e non ci ricordiamo più che senza di lei noi non possiamo proprio vivere perché in fondo ne siamo parte anche noi. Queste foto ce lo ricordano, ed è importante per non rischiare di dimenticarselo.

 

Info utili per la mostra:

 

Come arrivare:

Arrivati al Forte di Bard si può parcheggiare nei parcheggi gratuiti lungo la strada oppure nel parcheggio al coperto e su piu piani proprio sotto il forte, dove noi abbiamo parcheggiato per 4 euro tutto il giorno di domenica, tutte le info QUI

Poi si sale con 4 ascensori panoramici fin su in cima al forte, dove si compra il biglietto e si comincia la visita alla mostra.

 

Usciti dalla mostra, prendendo il primo ascensore per tornare giù, non si può non fare una piccola tappa all’Atelier di Stefano Unterthiner, per dare un occhiata alle foto esposte e comprare il suo ultimo libro!

E finita la mostra è ora di mangiare! Dove?

HOSTERIA “La posa de Bertolin”

Situato di fianco alla chiesa, all’altezza del secondo ascensore che porta alla mostra questo bar ristorante e hotel offre taglieri, piatti e merende con prodotti tipici locali e quasi tutto a Km0, non parliamo della solita polenta e selvaggina, ma piatti ben organizzati e buonissimi.

Abbiamo assaggiato come aperitivo la merenda del Bertolin composta da affettati e formaggi locali con miele e marmellata, lingua con salsa verde, peperoni, cotechino e patate. E un bel tagliere di lardo d’ Arnad, spettacolare. Abbiamo continuato con crespelle alla valdostana e gnocchi di polenta con fonduta.

Sopra le nostre teste fiocchi di neve si appoggiavano delicatamente su di un tetto di vetro e siamo stati serviti da un cameriere simpatico e molto preparato. Abbiamo mangiato molto bene, il personale è stato così gentile da darci anche la possibilità di salire all’ultimo piano per scattare qualche foto al Forte.

Noi torneremo sicuramernte!

 

Small Shed
In un mondo dove tutto è oscurato, dove ci insegnano solo quello che ci vogliono insegnare, noi viaggiamo per essere liberi, liberi di aprire gli occhi, liberi di usare la nostra mente, liberi di conoscere tutto ciò che è vero, tutto ciò che esiste.

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