Nuovi Amici

Close to eternity: da 6 anni in viaggio per il mondo full-time

In questa rubrica dedicata ai viaggiatori con la V maiuscola cerchiamo di proporre esempi di persone che viaggiano per davvero con un biglietto di sola andata e pochi programmi, lanciandosi cullare dagli eventi. Cerchiamo chi viaggia per necessità. Cerchiamo chi viaggia perché non può fare altrimenti. 

Questa volta chiacchieriamo con Diana e Marco, gli ultimi sei anni passati in movimento e ora impegnati a percorrere il più lungo road trip al mondo: la Panamericana. Dall’Alaska all’Argentina sola andata. 

Vi ricordate l’emozione della prima partenza? Dove siete andati e che cosa vi ha spinto a partire? E’ stato un processo casuale o ben calcolato?

Me la ricordo eccome! La mia prima partenza full-time fu per girare in autostop con tenda e campeggio selvaggio i Balcani e la Turchia. Avevo tinto i capelli di blu il giorno prima, a simboleggiare che fosse un momento di cambiamento e rivalsa, il momento per fare tutto ciò che da sempre mi era stato impedito, vuoi per esigenze lavorative vuoi per convenzioni sociali.
La prima notte in tenda nel bosco, lo svegliarsi ad ogni rumore, le stelle, l’aria frizzante del Friuli Venezia Giulia… Era il 27 febbraio 2013, e c’era un freddo becco. Me lo ricordo ancora come se fosse ieri, quel gelo nelle ossa, nonostante il sacco a pelo tecnico.
Ma non era il freddo il problema: l’emozione era tale da non farmi prendere sonno.
Avevo atteso per 8 anni quel momento, risparmiando quanto potevo, facendo spesso due lavori (impiegata di giorno, cameriera la sera).
Dopo lunga attesa, avevo prenotato il mio biglietto di sola andata per la Russia, dove avrei iniziato il mio giro intorno al mondo.
Avevo da tre mesi quel biglietto segreto nel cassetto, non ne avevo parlato a nessuno, men che meno ai miei capi.
Attendevo il 18 agosto, data della partenza, come un bambino attende il Natale.
Poi, di colpo, l’imprevisto: la ditta per cui lavoravo andò in bancarotta.
Senza un preavviso, alle 3 del pomeriggio ci dissero di svuotare le scrivanie che alle 5 si chiudeva tutto.
Io impiegai due giorni a decidere: era ancora febbraio, il biglietto era per agosto. Non potevo continuare a pagare un affitto per mesi nell’attesa.
Preparai lo zaino, lasciai l’appartamento a un amico, e partii d’impulso; in meno di una settimana ero in Croazia, in giro in autostop e tenda. Fu così che imparai una grande regola del viaggio: è importante seguire il flusso degli eventi. Non opporti. Non è il cambiamento a essere doloroso, è la tua resistenza a esso a esserlo.

Il famoso primo passo è da molti definito come la parte più difficile di qualsiasi nuova esperienza. Abbiamo un sacco di persone che ci scrivono di essere “bloccate”. Persone che non riescono a fare ciò che sentono di volere davvero e di conseguenza non riescono ad essere in pace con loro stessi. Vi ritrovate in questa cosa? Quali erano le vostre paure e come le avete superate?  
 Certo, le nostre paure erano quelle di tutti. Con l’aggravante forse di essere soli: noi al tempo non ci conoscevamo.
L’inizio è stato dunque un percorso individuale per noi.
Come dicevo, è importante non opporsi al corso degli eventi: dobbiamo imparare ad ascoltarci di piu.
Credo che il punto in cui molti sbaglino sia il continuare ad assillarsi con la domanda “Cosa voglio fare?”.
La verità è che è una domanda dalla risposta impossibile, e per questo tutti si bloccano lì.
Tutti viviamo in costante dubbio e cambiamento, in quanto siamo umani e pertanto esseri in costante evoluzione: e come tali, non ci è dato sapere cosa vogliamo diventare, perché quello che vogliamo oggi magari non lo vorremo domani. E dunque restiamo lì, bloccati nel limbo atroce del sapere di voler cambiare ma non sapere cosa diventare.
La verità è che ci si pone la domanda errata: per sbloccarsi non bisogna chiedersi “cosa voglio fare?”, bensì “cosa non voglio PIU fare?”.
Perché sebbene non sappiamo ben definire la direzione della nostra vita, tutti noi sappiamo benissimo cosa abbiamo vissuto e non vogliamo piu che si ripeta. Imparare a dire “No” a tutto ciò che non ci fa stare bene ci porta poi inevitabilmente verso la strada giusta, e in un modo molto piu consequenziale di quanto si creda
Non tutti trovano la serenità nelle stesse cose o nello stesso modo. Voi è ormai 6 anni che siete in costante movimento e vivete una vita nomade. Che cosa vi rende felici in tutto questo?
La felicità non è fare tutto ciò che si vuole, bensì non dover piu fare ciò che non si vuole.
Il viaggio ci ha insegnato che una vita semplice dona la felicità piu pura, quella non legata all’ego e all’ambizione.
Già solo il fatto di vivere senza costrizioni è per me la gioia piu grande che esista; la vita nomade è stata piu che altro una conseguenza di ciò. Se si vuole vivere liberamente, a volte bisogna tenere un po’ il distacco dalla società.
Ora state viaggiando nelle Americhe, dall’Alaska all’Antartide, lungo la mitica Panamericana. Perchè tra tutti i road trip possibili avete scelto questo?
Negli ultimi 6 anni abbiamo visitato Europa, Asia, Oceania. Le Americhe erano la meta seguente piu logica, e la prossima sarà sicuramente l’Africa. Tentiamo di andare in ordine di difficoltà, direi. Piu accumuliamo esperienza, piu ci sentiamo pronti per la meta piu ardua seguente.
Proprio voi parlate del percorso lungo la Panamericana come di un viaggio che si può fare in automobile, camper, van o addirittura in moto. ll vostro mezzo è un van che avete comprato e attrezzato partendo da zero. Perché questa scelta?
Andiamo sempre per gradi. Come dicevo, son partita con una tenda e autostop nei Balcani e Turchia. Asia è stata viaggiata in stile backpack, ostelli e Couchsurfing. Australia con una Station Wagon, Nuova Zelanda con un minivan. Passare al van è stata una evoluzione naturale: un po’ perché invecchiamo e qualche comfort in piu non ci dispiace (tipo la doccia calda e il wc), un po’ perché i nostri viaggi ogni volta sono sempre piu lunghi.
Un viaggio di qualche mese si può vivere anche risparmiando all’osso e mangiando riso e fagioli o zuppe di noodles,  ma quando realizzi che il tuo non è piu solo un viaggio ma uno stile di vita, questo ha un impatto psicologico del tutto differente anche sul tuo modo di viaggiare. Realizzi che non puoi mangiare così per due anni di fila, sennò quello che non spendi al supermercato lo lasci poi al medico. E lo stesso dicasi per il dover sempre cercare un bagno, una doccia, etc.
Quando decidi di vivere viaggiando il van diventa quasi indispensabile, perché piu si è autonomi, meno ci si stanca, piu il viaggio si fa lento senza costi aggiuntivi, e meno si spende.
A seconda di come il van è attrezzato, si può anche restare campeggiati fuori dalla civiltà per settimane prima di necessitare di servizi.
Questo è un enorme pro a favore, specie per uscire dalla ruta turistica.
Ci sarà sicuramente qualcuno che almeno una volta vi ha detto “viaggerei anche io ma non ho i soldi per farlo”. Mi rendo conto che parlare di soldi non è mai bello, ma rimane sempre uno dei blocchi più grandi che ferma tante persone dal seguire i propri sogni. La domanda è: bisogna davvero essere ricchi per viaggiare e seguire il proprio istinto?
I miei genitori mi fecero fare il libretto del lavoro a 14 anni per lavorare come cameriera nell’agriturismo di una cugina nei fine settimana.
Al tempo era legale, ora non piu. Questo per dire com’è la mentalità in famiglia, e come di certo non sono di famiglia ricca.
Potete tranquillamente immaginarvi il seguito. Ho iniziato a lavorare full-time a 18 anni, ho comprato con i miei soldi il mio primo computer, la mia prima auto, ho pagato da sola affitto e bollette quando sono uscita di casa a 23 anni.
Quindi vi lascio anche dedurre quanto non mi aggradi sentire questo tipo di insinuazione rivolta alla mia persona, fatta naturalmente da chi non conosce noi e la nostra storia (e si, succede puntualmente).
I soldi non sono necessari in tutti i casi, ma sono sempre e comunque reperibili.
Quelli che invece sono SEMPRE necessari sono lo spirito di adattamento e la determinazione.
Ho lavorato come promoter per Cesare Ragazzi, come cassiera all’Unieuro, come cameriera allo Zushi, come impiegata in altre 4 ditte in Italia (dalla coordinatrice editoriale alla interprete, al commerciale, all’amministrativo), come bartender in Australia e Nuova Zelanda, e ancora in agricoltura a raccogliere mele e lamponi in Australia.
Parola d’ordine: VERSATILITA’.
Le possibilità ci sono, e se uno vuole le trova.
La verità è che molte di queste persone non farebbero questo tipo di lavori. O che non hanno l’intraprendenza per partire e provarci, perché come sempre il dubbio miete piu vittime del fallimento.
Se uno non sa fare un mestiere spendibile all’estero, ne può imparare uno.
Al giorno d’oggi ogni mestiere del mondo è spiegato su Youtube. Davvero, non c’è nulla che non si trovi.
Anche le lingue si imparano. L’unico limite è la vostra volontà.
Io ho conosciuto persone che viaggiavano in sedia a rotelle, altre con autostop e senza soldi, altre che – come noi – lavoravano per mesi a 75 ore a settimana per accumulare i soldi necessari a conquistarsi uno-due anni di viaggio, di LIBERTà.
Volere è potere, anche nel trovare i fondi. Anche se, personalmente, sconsiglierei di intestardirsi nel cercarli in Italia: all’estero è molto piu facile mettersi da parte il gruzzolo. Quindi mettersi via il minimo necessario e partire, il resto viene dopo.
Nel mio canale Youtube spiego esattamente come fare per questo passaggio.
Visto da fuori lo stile di vita di chi viaggia per lunghi periodi come voi potrebbe essere frainteso e confuso con una perenne vacanza. Ma viaggiare a lungo termine non è una vacanza e come tutte le cose ha le sue problematiche. Quali sono per voi le principali difficoltà di uno stile di vita nomade?
Tutto varia a seconda del continente prescelto e del mezzo con cui si viaggia, naturalmente.
Nel nostro caso, noi non abbiamo particolari problematiche perché manteniamo un approccio propositivo verso i problemi: se ci si rompe qualcosa nel van, Marco è abbastanza testardo da smontare l’intero motore per capire cosa non va. Youtube sul telefono in una mano, chiave per svitare nell’altra. 🙂
Però si, bisogna essere pronti un po’ a tutto.
In questo viaggio è la burocrazia a farci ammattire, che è molto piu complessa quando si attraversano paesi extra-Europei con veicolo al seguito. Ogni frontiera ha le sue regole, ogni paese le sue leggi, le sue truffe, la sua cultura.

Essere in completo relax sempre è molto difficile, tra:
– la burocrazia e la pianificazione del viaggio ( dove dormiamo stanotte in sicurezza ma gratuitamente? cosa vedere domani? quale strada prendere adatta ad un van del nostro peso, dimensioni, e 2wd?)
– la manutenzione del van (check dei fluidi ogni mattina, tagliandi, cambi freni, gomme, etc; dove trovo l’acqua? dove scarico le acque nere? dove mi costa meno la benzina o la spesa, in El Salvador o in Nicaragua?)
– lo studio della lingua locale; stiamo imparando lo Spagnolo ora, per me è la quarta lingua; la utilizzeremo anche per lavorare in Spagna nel 2020, quindi è fondamentale
– il tempo speso per le foto, che per arrotondare vendo su piattaforme online
– scrivere per il nostro blog e social; solo questo viaggio, ha visto finora 20.000 foto e 142 pagine scritte;
Alla fine a volte restiamo fermi per giorni senza viaggiare, solo informandoci, organizzando, scrivendo.
Siamo comunque in paesi del terzo mondo, dove un passo falso può costare caro.
Spesso si sottovaluta quanto tempo prenda tutto questo. Ogni giorno, sono mille le decisioni da prendere.
Sembra indispensabile nella nostra società avere delle “certezze”, anche se poi non è chiaro se siano “certezze” per davvero. Ora che potete guardarvi indietro, vi manca qualcosa?
La certezza mi ha sempre dato un’ansia terribile.
Sarà che ho sempre visto in famiglia che tutti seguivano la loro routine, ma non era una routine vissuta con gioia, piu con rassegnazione.
Quindi direi che no, non mi manca.
Nulla uccide un uomo piu di un futuro certo. 🙂
L’unica cosa che mi manca davvero – ma del suo amore la certezza non mi lascia mai – è una carezza di mia madre.
La parola “Viaggio” oggi sembra essere un po sulla bocca di tutti. Viaggi organizzati, viaggi di gruppo, viaggi di un week end, viaggi per single, insomma la sensazione è che la parola viaggio venga spesso usata un po a sproposito. Che cosa è per voi il viaggio? Che cosa vi ha insegnato? 
Aaah, l’eterno dilemma tra il viaggio e la vacanza.
Si diciamo che i due termini vengono spesso scambiati per sinonimi, cosa che in realtà non sono.
In tutti i tuoi esempi ci sarebbe stato meglio forse il termine “vacanza”.
In realtà non disdegno nessuno dei due.
Tutti nasciamo come vacanzieri, non come viaggiatori, dovremmo ricordarcene.
Il viaggiatore spesso fa il turista e il turista spesso fa il viaggiatore.
Spesso il turista non può trasformarsi in viaggiatore solo per assenza di tempo, e spesso il viaggiatore non si trasforma in turista solo per assenza di denaro.
Veramente, è solo un termine, non mi sono mai scervellata molto sul suo utilizzo perché il suddividere le persone in categorie è tutto ciò che rifuggo e dunque non mi interessa.
Il viaggio è una cosa talmente intrinseca nel nostro essere umani che è impossibile anche darne una definizione.
Per me, viaggiare è solo la bellezza di svegliarmi al mattino in un posto diverso, con la persona che amo, e non avere fretta di alzarmi perché non c’è nessuna sveglia. E’ il crescere insieme, liberi da costrizioni esterne.
Panama
Dove vi possiamo seguire in questo viaggio e nelle prossime avventure?

Abbiamo diversi canali, tutti con funzioni differenti.

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Small Shed
In un mondo dove tutto è oscurato, dove ci insegnano solo quello che ci vogliono insegnare, noi viaggiamo per essere liberi, liberi di aprire gli occhi, liberi di usare la nostra mente, liberi di conoscere tutto ciò che è vero, tutto ciò che esiste.

10 commenti

  1. Sai che ho avuto i brividi dalla prima all’ultima parola? Sarà che condivido pienamente le parole di Diana e marco, sarà che come loro credo bisogna seguire il flusso e che non sia il cambiamento a far male ma la nostra resistenza a realizzare quel cambiamento. Mi ha ricordato quando ho deciso di partire per il giro del mondo e ad oggi resta il più grande regalo che io abbia fatto alla mia vita.

  2. A volte le paure ci ancorano in situazioni che non ci rendono felici eppure loro due sono il segno che non deve essere per forza così. I cambiamenti a volte sono necessari nonostante le paure e le incertezze. E poi condivido pienamente quando dicono che alla domanda cosa vuoi fare non esiste una risposta vera. Impossibile per davvero e poi perché limitarsi no?

    1. Non è facile rendersi conto di non essere felici, come non è facile cambiare dall’oggi al domani. Ma si può. Questa è la cosa piu importante. 🙂

  3. La cosa che più mi affascina è la serenità con cui sono pronti ad affrontare tutti gli eventuali ostacoli e i cambiamenti continui che un viaggio così lungo di certo comporta. Bello anche il messaggio di forte impegno per ottenere lo stile di vita che si vuole. Bravi!

    1. Bisogna avere una certa apertura mentale per rendersi conto che tutti gli ostacoli sono superabili e che fare della propria vita quello che si vuole è l’unica via per vivere felici.

  4. Non conoscevo Diana e Marco e il loro blog “Close to Eternity”. Penso che il loro progetto sia bellissimo, ma ammiro ancora di più la loro predisposizione. Mi è piaciuta molto la parola “VERSATILITA’.” credo che sia necessaria se si vuole intraprendere un percorso di vita simile al loro.

    1. Lo credo anche io. Bisogna avere una certa attitudine e intelligenza per intraprendere un percorso del genere

  5. Bravi ragazzi! Dimostrare che è possibile, viaggiare full time è possibile, basta volerlo e basta saper rinunciare a ciò cui tutti gli altri non rinuncerebbero mai! è una scelta e come tutte le scelte non è facile.

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