Australia

Da Broome a Darwin – Attraverso strade assolate

La sveglia è suonata alle 5.45 e dopo una doccia veloce, giusto per riprendere i sensi, lasciamo Broome in una calda mattinata, non senza essere passati prima dal supermercato a prendere i cheese bacon roll, che sono una specie di focaccina con formaggio e bacon che nei casi peggiori possono avere anche dell’Ananas in cima. A dir la verità, qui l’ananas ce la mettono un po ovunque, e la cosa non mi piace per niente.
La strada da Broome a Darwin è decisamente disastrata per la nostra macchina, ma va detto che in realtà è una strada abbastanza normale, a parte un continuo sali e scendi. Per noi però è troppo. Siamo praticamente senza sospensioni posteriori (motivo per il quale abbiamo pagato così poco la macchina, circa 800 dollari) e ad ogni buco, cambio d’asfalto, ponte, discesa o salita, la macchina sobbalza più volte rischiando di toccare con la marmitta a terra o di picchiare troppo forte sul semiasse facendo un bel casino. È come stare in barca con il mare un po mosso. A parte questo è una gran macchina, i sedili davanti sono più comodi del materasso gonfiabile che usiamo per dormire in tenda e sembrano quasi i sedili di lusso della prima classe di un aereo degli anni 90.

La nostra amata Ford Fairlane

Prima tappa: Derby

Non posso esimermi dal dire che Derby non è un granché, anzi, potrei anche dire che non ho mai visto un posto cosi di merda in tutta Australia. Sembra di essere stati precipitati nell’unico luogo dove il mondo sta per finire.
Ci dirigiamo verso il pontile, una delle grandi attrazioni di Derby. Percorrendolo non posso non notare la desolata tristezza che sprigiona quel posto. Vecchio e malconcio, gira su se stesso formando una U, sui bordi del ponte la gente butta in mare gabbie per granchi, e non riesco a credere che li possa esserci della vita. L’acqua, se cosi si puó chiamare, è marrone e mi ricorda un villaggio di palafitte Cambogiano. Non posso credere quanto la situazione sia differente a Broome, distante soltanto poche centinaia di Km, dove l’acqua era magnifica!! Al momento della nostra visita la marea era bassa e con un bel po di immaginazione si puó sperare che la situazione sia migliore in altre ore della giornata. All’orizzonte solo sassi neri, sabbia e mangrovie. Si, un abitat perfetto per i coccodrilli, dicono che Derby ne sia infestata, ma io non ne ho visto neanche l’ombra.

Il molo di Derby

Il viale alberato del centro cittadino è percorso da una fila di Baobab uno diverso dall’altro. Sono bellissimi e trasmettono tranquillità. Andiamo a visitare il più grande Baobab, per quanto ne so, di Derby. Si presume abbia all’incirca 1500 anni, ma la sua importanza turistica non tanto data dalla sua età, bensì dal fatto che era un punto dove si accampavano le guardie con i prigionieri aborigeni sulla lunga strada da Broome a Derby. Un pezzo della triste storia degli aborigeni dopo l’occupazione inglese.

Il Baobab prison tree

Da Derby in poi di baobab piccoli, grandi e grandissimi ne abbiamo visti a bizzeffe. Io non so perchè, ma mi ero immaginata foreste di soli baobab in una distesa rossa di nulla, un po come pensavamo che le città del nord fossero polverose in stile far west, invece sono centri abitati verdi, con gli stessi negozi che si trovano in qualsiasi altra città. L’unica diversità che abbiamo riscontrato è una massiccia presenza di aborigeni, e una quantità infinita di rapaci, principalmente nibbi bruni. Provate a immaginare se al posto del piccione che si appollaia sulla vostra ringhiera, ci fosse un rapace. Pappagalli al sud e rapaci al nord.

Un nibbio bruno appollaiato su di un palo della luce

Al nord molte strade sono percorribili solo con i 4X4, e vedere i posti più selvaggi per noi è un gran problema, purtroppo bisogna quindi rinunciare a qualcosa e noi abbiamo dovuto eliminare dalle nostre tappe Wolfe Creek. Se avete visto il film sapete di cosa parlo mentre chi non lo ha visto ed è debole di cuore è meglio che non lo guardi. Wolfe Creek è un enorme cratere formatosi successivamente alla caduta di un meteorite e per raggiungerlo è necessario percorrere 130 km di strada sterrata, piena zeppa di mini sobbalzi ravvicinati provocati dalle ruote dei 4X4. Abbiamo provato a percorrerne un pezzettino e 20 km all’ora era la velocità massima di crociera a cui saremmo potuti andare. Siamo tornati indietro perché continuare sarebbe stato un azzardo, 14 ore tra andata e ritorno, se mai ci fosse stato un ritorno e la marmitta non ci avesse abbandonato ad un certo punto. Troppo rischioso, il viaggio è ancora lungo, ma ci dispiace veramente tanto, era una di quelle tappe che volevamo fare ancor prima di partire per l’Australia. Un po lo sapevamo…ma comprare una jeep costa e mettere a posto le sospensioni non avrebbe cambiato il risultato. Afflitti ce ne andiamo e ad Halls Creek dove incontriamo un ragazzo francese che avevamo conosciuto a Manjimup. Il suo van l’ha lasciato a piedi e il meccanico del paese non ha tempo di ripararlo. Quindi è fermo li, con un volo che gli parte tra 3 giorni da Darwin per Bali.

Da Broome a Darwin questo è più o meno il paesaggio che scorre dal finestrino

Seconda tappa: Fitztoy Crossing

La scena più sconcertante in questo tragitto, l’abbiamo vissuta a Fitztoy Crossing, una delle cittadine piu vere dell’outback, per quel che ho visto, sperduta e abitata da tantissimi aborigeni. La Lonely Planet scriveva che qui si trovava il pub più suggestivo di tutto il Kimberly e che la visita ci avrebbe lasciato a bocca aperta. Noi non diciamo mai di no a una buona fresca birra! Sulla strada per il pub notiamo diversi aborigeni che passeggiano, altri seduti per terra chiacchierano. Arriviamo al pub e parcheggiamo. Subito sentiamo un vociare incredibile, in una cittadina cosi silenziosa e deserta sembra quasi incredibile pensare ci sia una festa. La prima cosa che si nota è che il pub è circondato da alte sbarre massicce ricoperte da un telo verde. Una ragazza aborigena ci nota e ci apre la porta della gabbia chiedendoci se vogliamo entrare mentre noi, un po titubanti, passiamo il varco. Siamo completamente circondati da aborigeni, non ne avevo mai visti cosi tanti tutti insieme, tutti bevono birra in lattina, la puzza di alcol è forte. Saranno stati una cinquantina, ma con il loro vociare potevano sembrare cinquecento alle orecchie di un cieco. Hanno come l’abitudine di urlarsi in faccia, come facciamo noi quando litighiamo, ma poi li vedi ridere e capisci che è tutto normale. Eravamo gli unici stranieri e capita raramente quando sei in viaggio su un percorso turistico. Loro sono persone accoglienti, alcuni cercavano di colloquiare ma purtroppo tra l’alcol e la lingua non ci si capisce molto. Dietro al bancone ci sono dei ragazzi australiani, forse della peggior specie, servono gli aborigeni come se fossero tutti animali. C’era qualcosa che non tornava con il pagamento di una birra presa da un vecchio aborigeno. Il barista incazzato nero e col dito indice sulla faccia del poverino lo intima a pagare quello che deve, lui alza le spalle non capendo e mette delle monete sul banco. Una lattina di birra costa 6,50$, troppo. La situazione non ci piace molto, non accettano la carta di credito e decidiamo di andarcene un po straniti. Troviamo una signora aborigena che ci spiega molto fiera che è stato il suo popolo stesso a infilarsi in quella gabbia e a mettere delle restrizioni sugli orari per bere. Purtroppo a causa dell’alcol si erano presentati diversi problemi nella comunità, violenze domestiche e omicidi. La popolazione non è in grado di reggere l’alcol perchè non ne ha mai fatto uso e il corpo non lo assimila. È come far bere una bottiglia di vodka a un bambino! Ce ne andiamo un po sconcertati con l’ulteriore conferma che questa popolazione è stata uccisa, maltrattata e usata per i lavori più sporchi e pericolosi e col tempo non si è più ripresa, ha dovuto cambiare completamente stile di vita anche se è nella sua natura vivere in stretto contatto con la terra, in un modo assolutamente incompatibile con la nostra società malata.

Aborigeni chiacchierano sotto un albero ai margini della città

Terza tappa: Lake Argyle

Arriviamo a Kununurra per il tramonto, che riusciamo a vedere dall’alto punto panoramico che domina la città. Kununurra è completamente immersa nel verde e circondata da montagne. Non vogliamo spendere soldi per dormire in qualche campeggio in città, cosi ci dirigiamo verso Lake Argyle e ci addormentiamo in macchina appena arrivati. Questo lago non esisterebbe se pochi anni fa, l’uomo, non avesse costruito una diga facendo cosi in modo che un immensa valle si riempisse di acqua. È paradossale come gli aborigeni siano riusciti fino a 200 anni fa a vivere a stretto contatto con la terra senza deturparla minimamente mentre l’uomo occidentale in pochi anni è riuscito a trasformarla completamente. Il lago è veramente immenso, l’unico focolare di civiltà sul suo perimetro é il campeggio dove abbiamo dovuto felicemente alloggiare. La piscina sembrava una piccola riproduzione di quella del Marina Bay Sand di Singapore con un paesaggio decisamente differente. Il lago su cui si affaccia, mi dispiace ammetterlo perché artificiale, ma è veramente bello. Pochi backpackers arrivano da queste parti, ma il paesaggio merita, soprattutto se lo si vede dall’alto, da molto in alto. E per fare ciò, serve un elicottero!
Occhi azzurri e divisa da vigile urbano ci illustrano tutte le procedure per la partenza. Cintura allacciata e cuffie da veri piloti in testa, l’elicottero si alza in volo. In un attimo siamo in cielo e sotto di noi c è una vista spettacolare! Che emozione!!

Lake Argyle visto dall’elicottero
Il vento soffia forte e il bellissimo e giovanissimo pilota ci informa che c’è un po di turbolenza, ma non c’è niente da preoccuparsi, ogni tanto l’elicottero sobbalza e sento un vuoto di stomaco, cerco conforto nella faccia del pilota che impeccabile continua nella sua spiegazione guidata sul paesaggio sottostante. Racconta che Lake Argyle è uno dei più grandi laghi artificiali del mondo e che fornisce energia e acqua a tutte le cittadine e farm circostanti. Dice anche che è completamente pieno di coccodrilli, ce ne sono circa 40 mila, ma che sono timidi, e vivono il più lontano possibile dalla civiltà.
Ma come? L’Australia del nord che dai racconti sembrava quasi infestata da questi coccodrilli, tanto da sembrare quasi pericoloso andare in giro a piedi, e invece scopriamo che i coccodrilli sono timidi… I coccodrilli sono timidi!!! E infatti neanche questi due giorni al lago hanno portato a strani incontri. In realtà i coccodrilli che popolano questo lago sono d’acqua dolce, decisamente meno pericolosi di quelli marini che vivono in acque salate, molto più grossi ed aggressivi.
Ci rimettiamo in marcia e dopo pochi km dal lago arriviamo alla frontiera con il Northern Territory!
Confine tra Western Australia e Northern Territory

24 ore e siamo a Darwin.

Superata Kununurra la strada diventa più brutta e dobbiamo diminuire ancora la velocità di crociera. Prima che faccia buio ci fermiamo a una piazzola di sosta e dopo una gustosissima pasta col tonno decido di leggere un po mentre Claudio si addormenta. A un certo punto la luce mi abbandona e in quel preciso momento mentre osservo la pila spenta, una stella cadente scende come una lacrima nel cielo. Non mi ero minimamente accorta dello scenario all’esterno dell’auto. Nessuna fonte di luce, un cerchio quasi perfetto di alberi intorno a noi e in alto il cielo stellato più bello che io abbia mai visto! Spiaccico la mia faccia contro il vetro e con la bocca aperta mi fermo immobile a guardare quello spettacolo. In questi giorni la luna sta calando e non vedo l’ora di essere in mezzo al deserto per ammirare il cielo in tutto il suo splendore.

Il nostro viaggio prosegue qui: Da Darwin a Alice Springs 

Tags : baobab
Valentina
Innamorata dell'Australia, della Thailandia e del Canada. Allergica alla frutta secca. Amo i viaggi zaino in spalla, quando viaggio sola mi sposto con Workaway o cerco qualche lavoro a breve termine. Sono Travel Coordinator con Weroad. Scrivo per ricordarmi le cose che faccio perchè ho una memoria orribile!

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