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Il mio viaggio al tempo del coronavirus – Da Abisko a Milano

francoforte vista dall'alto

La storia del mio viaggio al tempo del coronavirus inizia da Abisko, Lapponia svedese, 68° nord. Quello che lassù è ancora ghiaccio si trasforma presto in acqua. Il bianco candido della neve lascia spazio ad altri colori, altri profumi. E’ una metamorfosi che osservo attraverso il finestrino del treno che mi sta portando a Stoccolma. 

Poi saranno due tappe aeree, Stoccolma-Francoforte e Francoforte-Milano. 30 ore totali circa di viaggio. Una picchiata dall’artico alle latitudini decisamente più meridionali di casa mia in Italia, quasi senza fermate e attraverso un’Europa parzialmente assopita sotto la coperta della quarantena.  

Viaggio al tempo del coronavirus: Partenza

La regione da cui parto, e nella quale ho passato i primi 50 giorni di questa crisi mondiale, è una delle aree più spopolate d’Europa, la Lapponia. Il Norbotten in particolare è una regione che occupa un quarto della superficie della Svezia, ma è anche quella meno densamente popolata. Per stare in media con il resto dell’Europa qui dovrebbero vivere circa 13.000.000 di persone, contro le 250.000 circa effettive. 

Almeno fino al momento della mia permanenza da queste parti l’emergenza Covid sembrava un qualcosa di abbastanza lontano. Se ne percepivano gli effetti per via della mancanza di turisti, quindi a livello economico, ma rimaneva qualcosa di tutto sommato distante. 

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veduta stazione di abisko partenza viaggio al tempo del covi
Stazione dei treni di Abisko

Viaggio ai tempo del coronavirus: Un viaggio strano

Senza troppi giri di parole, questo viaggio al tempo del coronavirus è il viaggio più strano che abbia mai fatto. Strani pensieri si sono susseguiti nella mia testa, mentre passavo tra diversi stati emotivi. Sul treno l’unica forma di prevenzione presa è una voce che a intervalli comunica ai pochi passeggeri di mantenere le distanze gli uni dagli altri. E’ strano. 

E’ la fine di Aprile e la Svezia non ha preso grandi precauzioni contro la diffusione di questo virus. Nessuno indossa una mascherina o dei guanti, neanche io. Anche se cerco di non pensarci mi scopro diffidente. E’ la prima volta che mi capita di vedere ogni singolo essere umano attorno a me come una possibile minaccia. Vedo le mie ansie riflesse negli sguardi dei miei compagni di viaggio. Non ci si parla, si mantengono le distanze, ci si isola. 

I rari colpi di tosse che si sentono ogni tanto nel vagone risuonano forti come un tuono. Alcuni alzano la testa, qualcuno fa finta di niente, qualcuno si copre il naso e bocca con una sciarpa. Leggo l’imbarazzo negli occhi di chi ha tossito. Nessuno parla. Ci si limita a respirare e a guardare dentro ai cellulari, nei computer o fuori dal finestrino. 

uomo guarda fuori dal finestrino del treno abisko stoccolma
Siamo soli, non comunichiamo, ognuno assorto nei suoi pensieri. Guardiamo la taiga innevata scorrere fuori dal finestrino

Aeroporto di Stoccolma, Arlanda  

Sono finito per sbaglio sul set cinematografico di un film post apocalittico, deve essere così. Difficile credere che sia reale, difficile associale il silenzio assordante rotto solo dal suono dei miei passi con l’aeroporto più grosso e caotico di Svezia. Sono stato all’aeroporto di Arlanda altre tre o quattro volte prima di questa. Lo ricordo vivo, frenetico, movimentato, come ogni aeroporto internazionale in fondo. Oggi sembro esserci solo io. 

I voli in partenza sono 19 in totale. Il banco del check-in è chiuso. Faccio l’auto check-in ad una delle macchinette, attacco gli adesivi al mio bagaglio da stiva che consegno successivamente all’unica addetta presente nell’area solitamente adibita ai bagagli speciali o fuori misura. Passo per il duty free. E’ aperto. Un paio di persone guardano tra gli scaffali pieni di profumi, souvenir vari, occhiali da sole di marca, superalcolici e sigarette. 

tabellone voli in partenza da arlanda viaggio al tempo del covid
I voli in partenza da Arlanda il 28 Aprile 2020. 19 in totale

Proseguo camminando per lunghi corridoi poco illuminati, le serrande dei negozi e dei ristoranti abbassate, le luci spente. Un rumore attira la mia attenzione, il cigolio di un carrello dal quale spuntano flaconi di prodotti chimici e un paio di scope, spinto da un addetto alle pulizie. Mi guarda, lo guardo, proseguo. 

Una voce metallica di donna mi ricorda di mantenere la distanza di sicurezza con le persone per evitare l’avanzata del contagio. L’ambiente asettico dell’aeroporto mi inquieta. I pochi presenti continuano a stare distanti, ignorarsi, scrutarsi timidamente. Nessuno parla. Non c’è interazione. Arrivo al mio gate e aspetto la partenza del volo.

Volo Stoccolma – Francoforte 

Saremo circa una ventina di persone su questa tratta. Volo con Lufthansa, abbiamo i posti assegnati e dovremmo essere posizionati in modo da mantenere le distanza. Non ci vengono consegnate mascherine e io salgo con un grosso foulard dell’esercito militare Svedese a coprirmi naso e bocca. Sono tra i primi a salire sull’aereo e prendo il mio posto finestrino.

Mi innervosisco nel vedere che le persone iniziano a sedersi una di fianco all’altra. Per qualche ragione i posti non sono stati assegnati mantenendo la seppur minima distanza che si può mantenere su un aereo di medie dimensioni. Un signore mi fa cenno con la testa, ci guardiamo, ha la mascherina e non gli vedo la bocca, non parla, ma con gli occhi ci capiamo. Deve sedersi al mio fianco. Non voglio discutere, non è colpa sua, a mio modo di vedere la compagnia sta sbagliando, quindi semplicemente senza parlare mi vado a sedere in fondo all’aereo. 

Allungo le gambe e prendo due posti, la hostess mi guarda, io la guardo, dice qualcosa, poi torna ad occuparsi degli altri passeggeri. Alla fine, dopo aver accertato che ci sono abbastanza posti liberi tutti vengono fatti sedere a debita distanza. Ritengo assurdo, irrispettoso e tutto sommato quasi criminoso data la pandemia in atto il modo in cui Lufthansa ha gestito le operazioni di imbarco di questo volo. 

Aeroporto di Francoforte 

La situazione all’aeroporto di Francoforte è più normale. I voli che partono in giornata sono circa un ottantina e pur essendo poco affollato, considerando l’importanza di questo grosso scalo internazionale, guardandosi in giro la sensazione è meno alienante. Il prossimo volo mi porta in Italia e le misure di sicurezza si intensificano di colpo. Siamo molti di più ad attendere l’aereo questa volta, e io sono l’unico a non indossare una mascherina. 

Non ho avuto modo di trovarne una ne prima di partire ne durante il viaggio, da nessuna parte, salgo quindi ancora protetto dal mio foulard militare. Veniamo fatti salire scaglionati e fatti sedere ognuno al posto finestrino. Prima di salire ci vengono date delle salviette antibatteriche. Sono pagliativi, ma sembra tutto più corretto. Quanto meno si fa il massimo possibile. 

La compagnia che gestisce il volo è Air Dolomiti.  Sul volo ci vengono consegnati due moduli differenti da compilare, uno per il vettore ed uno da consegnare alla polizia una volta atterrati. E’ un auto-dichiarazione. Va compilata con le motivazioni del rientro dall’estero, e dichiarando dove si passeranno i 14 giorni previsti di auto-isolamento per chi è stato all’estero per più di 48 ore.

tabellone voli in partenza da francoforte viaggio al tempo del covid
tabellone voli in partenza dall’aeroporto di Francoforte il giorno 28 Aprile 2020

Viaggio al tempo del coronavirus: Arrivo a Milano

Nonostante siamo pochi veniamo scaglionati su due bus che ci portano dalla pista all’entrata del terminal 2 di Malpensa, unico aeroporto di Milano rimasto aperto. Ad attenderci la polizia. Ci mettiamo in fila. Qualcuno controlla che vengano mantenute le distanze. Arriva il mio turno, consegno passaporto e modulo, controllano, mi fanno passare. 

Mi fermo ad un’altra postazione dove una specie di telecamera mi registra la temperatura corporea. A questo punto prendo la mia valigia, esco dall’aeroporto e salgo sulla macchina che mi sta aspettando. Dopo circa un’ora sono in quarantena in un appartamento vuoto. 

Questo in breve il mio viaggio ai tempi del corona virus.  

Qui sotto un cortometraggio pensato, girato e montato durante questo viaggio sul treno, tratta Abisko – Stoccolma.

VIRUS

Claudio
Fotografo, VideoMaker e batterista fallito. Vivo in costante movimento spostandomi da un posto all’altro senza avere ancora mai trovato il mio di posto. Ho vissuto e lavorato in Australia, Nuova Zelanda, Slovacchia, Italia e Islanda.  Amo viaggiare in moto nel sud-est asiatico, il caffè con la grappa e le lunghe passeggiate in montagna.

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