Allergie Alimentari

Viaggiare con l’allergia alla frutta secca – La mia storia

Viaggiare con l’allergia alla frutta secca non è facile. Non è facile viaggiare con nessun tipo di allergia!

Pensare di uscire dalla propria comfort zone ed andare in un paese straniero dove non parlano la nostra lingua e non capire quali ingredienti ci stanno servendo può essere un esperienza difficile. Come potrò farmi capire? Cosa potrò mangiare?

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Chi sono e come ho scoperto di avere l’allergia alla frutta secca

Ciao, mi chiamo Valentina e sono allergica alla frutta secca. L’ho scoperto a 15 anni, un sabato sera a tavola con la mia famiglia. Mia madre aveva fatto la pasta col pesto, un piatto che ho sempre mangiato e che mi piaceva tantissimo. Quella volta, invece di comprare al supermercato lo stesso pesto di sempre, ne ha provato un altro. Credo che quello sia stato il momento in cui nel mondo è cambiato qualcosa, quando hanno smesso di mettere nel pesto i pinoli perchè costavano troppo e li hanno sostituiti con noci varie. Questo mi ha fatto andare in shock anafilattico. In quel pesto c’erano le noci del brasile, gli anacardi, le mandorle… e io non sapevo di non poterli mangiare.

Quella sera ho perso conoscenza appena arrivata in ospedale, mi hanno portata in rianimazione e mi hanno letteralmente salvata. Poi ho passato tutta la notte attaccata a diverse flebo e il giorno dopo sono tornata a casa, consapevole che il pesto nel vasetto non lo avrei mai più potuto mangiare.

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Controllo eccessivo delle proprie sensazioni corporee

Da quanto sono finita in ospedale quella prima volta, ho avuto altre due reazioni allergiche. Ho notato che i sintomi iniziali sono sempre gli stessi, le mie labbra cominciano a pizzicare, la lingua tende a ingrossarsi e il respiro si fa piu affannoso. Non è una bella sensazione.

Tutte le volte che voglio mangiare o bere qualcosa di nuovo ne assaggio una quantità minuscola, mi bagno le labbra o lascio il pezzettino di cibo sotto la lingua per qualche minuto. Se il mio corpo non dà segnali strani ne assaggio un altro pezzettino, aspetto ancora qualche minuto e se va tutto bene me lo gusto con piacere.

I segnali del corpo sono importanti per un soggetto allergico, ma piu importante è saperli riconosce in fretta. A volte capita che lo stesso pizzicore alle labbra possa essere dato da una bevanda troppo zuccherata o troppo gasata e se il cibo è troppo piccante o pepato si rischia di confonderne i sintomi.

Avendo avuto tre reazioni allergiche con tre differenti prodotti alimentari (un pesto in vasetto, un energy drink e cibo da aperitivo) non posso mai davvero sapere cosa aspettarmi. Quindi preferisco essere piu accurata e controllare i cibi più volte piuttosto che avere una brutta sorpresa dopo.

Col tempo ho scoperto di essere allergica anche alle melanzane e alle fragole, in maniera minore, con manifestazioni cutanee che provocano prurito o con disturbi respiratori. Ma questa è tutta un’altra storia che magari vi racconterò in un secondo momento.

Cuoppo per le strade di Napoli
Un cuoppo di frittura preso alla friggitoria del Vomero

Una reazione allergica in viaggio

L’unica reazione allergica che ho avuto in viaggio è stata ad Amsterdam, quando appena scesa dall’areoporto ho comprato un energy drink ai frutti esotici e sono finita subito in ospedale con le labbra che mi si erano gonfiate e qualche problema nella respirazione.

A quei tempi non c’era ancora l’Unione Europea e quando si usciva dall’italia bisognava compilare il Modello E111. Quella volta erano “solo 3 giorni” e avevo pensato ingenuamente che non mi sarebbe potuto succedere niente, ma ora non partirei mai senza aver stipulato un’assicurazione sanitaria, anche solo per andare all’estero una settimana. E’ un rischio che non voglio più correre, anche perchè quella volta ho speso di tasca mia piu di 500 mila lire per il ricovero.

Viaggiare con l’allergia alla frutta secca

Non ho visitato ancora tutto il mondo, ma posso dire di averne già visto una buona parte. Ho visitato la maggior parte dei Paesi europei, ho vissuto in Australia 2 anni, sono stata in Nuova Zelanda, alle Fiji, in Canada, negli Stati Uniti e in Messico. Ho visitato il Sud-Est Asiatico per 5 anni di fila e mi sento abbastanza ferrata sull’argomento.

Sto molto attenta a quello che mangio quando sono in viaggio, in alcuni posti l’ospedale è davvero distante, magari anche ore, e se mi dovesse venire uno shock anafilattico, non credo che avrei più di 20 minuti. Così mi ritrovo a controllare piu volte il cibo che voglio mangiare. Fortunatamente il cibo cui sono allergica ha un odore e un gusto abbastanza forte e spesso si riconosce. Altre volte però può essere sotto forma di olio e in questo caso diventa difficile capire esattamente senza informarsi direttamente con la cucina del ristorante.

Con me porto sempre l’Epi-pen, la puntura di adrenalina, gli antistaminici e i cortisonici. Non esco a mangiare senza la mia borsetta delle medicine!

Spesso viaggiando con Claudio affido a lui il compito di assaggiare prima di me, e quindi lui cerca di capire se nel piatto è presente qualche retrogusto strano. In caso io abbia dei dubbi comunque non mangio, piuttosto di stare male.

Il Paese in cui mi sono trovata peggio è stato il Myanmar. Purtroppo loro usano tantissimo l’olio di noccioline (Peanut oil) e diventa davvero difficile capirlo e farsi capire. Negli altri paesi solitamente il Peanut Oil è piu costoso dell’olio di semi quindi è molto più difficile che venga usato.

Io in un ristorante sull’isola di Penang in Malesia a mangiare del pesce grigliato

In generale ho imparato a mie spese come viaggiare con un’allergia come la mia, scriverò presto altri articoli sull’argomento così da poter aiutare chi come me vuole affrontare un viaggio, ma ha qualche timore sul cibo. Quindi a prestissimo!

 

Valentina
Innamorata dell'Australia e della Thailandia. Allergica alla frutta secca. Mi piace viaggiare per lunghi periodi, con workaway o qualche lavoro a breve termine. Scrivo per ricordarmi le cose che faccio perchè ho una memoria orribile.

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